Alla radici della paralisi del centrodestra provinciale

Nicola Ottaviani (Lega), Massimo Ruspandini (Fratelli d’Italia) e Claudio Fazzone (Forza Italia) devono tenere conto di troppi equilibri e preoccuparsi di evitare strappi che arriverebbero sui tavoli romani. In queste condizioni è complicato raggiungere accordi nei Comuni e negli enti. Mario Abbruzzese (Cambiamo) è più libero ma il partito non ha i numeri per rivendicare posizioni. Non ancora perlomeno.

Al tavolo provinciale del centrodestra dovrebbero sedere, per il ruolo ricoperto, quattro persone: Nicola Ottaviani (coordinatore provinciale della Lega), Massimo Ruspandini (commissario provinciale di Fratelli d’Italia), Claudio Fazzone (commissario provinciale di Forza Italia), Mario Abbruzzese (referente di Cambiamo). Non altri. Solo loro. Riuscirebbero a trovare delle sintesi per quanto riguarda le candidature a sindaco, al consiglio provinciale e negli enti intermedi? In altri termini: la loro posizione sarebbe rappresentativa di tutto il partito? No. Assolutamente no. Ed è questo il problema di un centrodestra provinciale che fatica a ritrovarsi pur essendo largamente maggioritario.

In tanti sul Carroccio

Nicola Ottaviani (Foto: Stefano Strani)

Partiamo dalla Lega. Nicola Ottaviani, sindaco di Frosinone, deve costantemente preoccuparsi di assumere posizioni in linea con gli input del sottosegretario e coordinatore regionale Claudio Durigon. Senza però scontentare Francesco Zicchieri che – al di là delle dichiarazioni di facciata – spesso non è in sintonia con Durigon.

Inoltre, deve stare attento a non urtare la suscettibilità di Pasquale Ciacciarelli (area Durigon), Francesca Gerardi (area Zicchieri), e Gianfranco Rufa (area mista). Non è semplice.

Ma c’è un ulteriore elemento di difficoltà. I fatti dicono che ci sia un orientamento diverso tra il Coordinatore Ottaviani e quello che dovrebbe essere il suo braccio operativo sui territori Pasquale Ciacciarelli che è il Responsabile Organizzazione provinciale. Una differenza di vedute che è stata evidente nel momento di scegliere il candidato sindaco a Sora: Nicola Ottaviani (e la vice coordinatrice Paola Carnevale) sono per una scelta unitaria del centrodestra, Pasquale Ciacciarelli sta portando avanti una strategia che invece valorizzi al massimo il peso politico dei voti leghisti anche a costo di mettere in discussione il quadro unitario.

Una famiglia con molti Fratelli

Pulciani e Ruspandini

Massimo Ruspandini ha meno problemi. Nel senso che il Partito lo controlla, però non può ignorare le istanze e le aspettative di Antonello Iannarilli, Gabriele Picano, Alessandro Foglietta, Alessia Savo. Non può farlo perché altrimenti le tensioni locali arrivano a Francesco Lollobrigida e Fabio Rampelli. E Giorgia Meloni non ha voglia di spegnere incendi. Non in questa fase nella quale è proiettata al sorpasso nei confronti della Lega e alla possibile candidatura a Palazzo Chigi.

È innegabile però che le diverse sensibilità ci siano. Talmente forti che nei mesi scorsi hanno portato all’avvicendamento del coordinatore provinciale Paolo Pulciani proprio con Massimo Ruspandini. Che riesce a gestirle forte di una convinzione: non è un principio ideologico a dividere le varie sensibilità ma l’aspirazione di ciascuno ad ottenere una candidatura; meglio se in Regione Lazio.

Fino ad oggi Ruspandini ha tenuto tutti allineati e coperti garantendo che sarebbe stato rispettato il principio della rappresentatività. Ma ora le fila si sono ingrossate oltre ogni aspettativa. E si sgomita anche all’interno delle singole componenti.

Sempre meno voci in Forza Italia

Claudio Fazzone si fida ciecamente dei suoi tre sub commissari. Ma c’è una parte di Forza Italia da mesi sulle barricate. Gianluca Quadrini sta pensando di passare con la Lega. Gioacchino Ferdinandi riflette. A loro due guardano molti amministratori locali del Partito. Uno strappo non sarebbe indolore e neppure semplice da gestire.

Mario Abbruzzese fa invece quello che vuole. Vero che Cambiamo è un movimento piccolo non in grado (non ancora perlomeno) di poter avanzare pretese al tavolo delle trattative. Ma comunque dice la sua. Può crescere e ha spazi di autonomia non consentiti ad altri.

Resta l’ostacolo iniziale: quanto i leader dei partiti del centrodestra possono davvero rappresentare la linea dei rispettivi Partiti? Fino ad un certo punto.

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