Allarme-peste suina, nel Lazio a rischio 50 mila maiali e decine di aziende

Il pericolo-peste suina torna prepotentemente dopo il contagio avvenuto nella riserva dell'Insugherata a Roma. La massiccia presenza dei cinghiali acuisce il problema. La Coldiretti chiede l'intervento immediato delle Istituzioni

Negli anni scorsi è costata la vita a migliaia di capi. Ed a decine di aziende agricole tra le province di Frosinone e Latina. Alcune non si sono più risollevate, altre hanno impiegato un decennio per rialzare la testa. Ora la peste suina minaccia di compiere una nuova strage negli allevamenti.

Per capire quanto sia micidiale: anni fa la Guardia di Finanza controllava tutte le macchine agli imbarchi di Civitavecchia per la Sardegna; apriva le buste frigo, controllava panini e toast dei viaggiatori: nemmeno una fetta di prosciutto laziale poteva attraversare il mare ed arrivare sull’isola.

Il caso scoperto a Roma accende la spia rossa

Una manifestazione della Coldiretti (Foto: Marco Cremonesi © Imagoeconomica)

Ora sono quasi cinquantamila i maiali allevati nel Lazio a rischio per la peste suina africana (Psa) che è spesso letale per questi animali. Ma non è, invece, trasmissibile agli esseri umani e nessun problema riguarda la carne.

E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti dopo il caso di peste suina individuato nella riserva naturale dell’Insugherata nel comune di Roma. È il primo fuori dalle regioni Liguria e in Piemonte. Lì nella zona infetta sono stati fino ad ora individuati 113 casi dal primo contagio del 27 dicembre 2021.

La Coldiretti: i cinghiali il pericolo principale

“Una emergenza nazionale con l’adozione nelle zone interessate – sottolinea la Coldiretti – di misure di biosicurezza; con abbattimenti cautelativi di maiali, contenimento e monitoraggio dei cinghiali presenti; con vincoli al trasporto di animali, limitazione alle attività nei boschi e vincoli alle esportazioni”.

Un branco di cinghiali a spasso per Roma

Misure che da gennaio 2022 hanno portato alla perdita di circa 20 milioni di euro al mese di export di salumi. A preoccupare è il fatto – sottolinea la Coldiretti – che solo a Roma e provincia si stima la presenza di 20mila cinghiali che rappresentano un veicolo pericoloso di trasmissione della malattia ed è pertanto importante l’avvenuta attivazione del monitoraggio nella zona interessata.

Una proliferazione che riguarda in realtà tutta la Penisola dove sono presenti secondo la Coldiretti 2,3 milioni di esemplari che rappresentano un pericolo per la sicurezza dei cittadini e per le attività agricole. I cinghiali raggiungono i 180 centimetri di lunghezza, possono sfiorare i due quintali di peso e hanno zanne che in alcuni casi arrivano fino a 30 centimetri risultando assimilate a vere e proprie armi dalle conseguenze mortali per uomini e animali oltre a diventare strumenti di devastazione su campi coltivati e raccolti.

Senza dimenticare che negli ultimi dieci anni il numero di incidenti stradali gravi con morti e feriti causati da animali è praticamente raddoppiato (+81%) sulle strade provinciali secondo la stima Coldiretti su dati Aci Istat.

Il presidente Prandini sferza le Istituzioni

Ettore Prandini (Foto: Sara Minelli © Imagoeconomica)

“Serve responsabilità delle Istituzioni per un intervento immediato di contenimento della popolazione dei cinghiali”, chiede il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare “la necessità della loro riduzione numerica attraverso le attività venatorie, le azioni di controllo della legge 157/92 con l’articolo 19 e le azioni programmabili nella rete delle aree protette”.

Siamo infatti costretti ad affrontare una grave emergenza sanitaria perché – precisa Prandini è mancata l’azione di prevenzione come abbiamo ripetutamente denunciato in piazza e nelle sedi istituzionali. Con il caso di Roma dopo quelli individuati in Piemonte ed in Liguria c’ è il rischio concreto che l’emergenza si allarghi ad altre regioni, dall’Umbria alla Lombardia, dall’Emilia al Veneto”.

Sono regioni dove si concentrano i prodotti di pregio della norcineria nazionale che è un settore di punta dell’agroalimentare made in Italy grazie al lavoro di circa centomila persone tra allevamento, trasformazione, trasporto e distribuzione con un fatturato che vale 20 miliardi, buona parte del quale realizzato proprio sui mercati esteri“,

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