L’allarme rosso di Smeriglio: “Rischiamo il flop”

L’eurodeputato mette il dito nella piaga dalle pagine de Il Manifesto. E suona una brusca sveglia al Pd. Dice: “Rischiamo di restare schiacciati tra Raggi e la destra che ha trovato i suoi candidati, il ticket Michetti-Matone che salda la destra storica con due figure civiche”.

«Vorrei lanciare un allarme e anche un appello a tutti i candidati alle primarie di Roma e a tutto il centrosinistra: prima del 20 giugno abbiamo dieci giorni di tempo, dobbiamo fare uno sforzo corale di mobilitazione per informare i romani, coinvolgerli, altrimenti rischiamo che siano un flop». A lanciare l’allarme, dalle pagine de Il Manifesto, è ancora una volta lui: Massimiliano Smeriglio.

Eurodeputato eletto col Pd, coordinatore di Liberare Roma, è preoccupato per la scarsa visibilità delle primarie per il candidato sindaco. A Roma, ma non soltanto. E allora ha fatto quello che sa fare meglio: guardare in faccia la realtà. L’architetto culturale di Piazza Grande non nasconde i timori e sa che il momento politico è delicato. (Leggi qui)

Troppo disincanto

Massimiliano Smeriglio (Foto: Stefano Carofei / Imagoeconomica)

Ha detto: “Stiamo faticando a imporre l’agenda, in città prevale il disincanto, non c’è stata quella connessione con il popolo del centrosinistra che esiste, ma non è coinvolto da questo appuntamento. Rischiamo di restare schiacciati tra Raggi, che è in campo e governa, e la destra che ha trovato i suoi candidati, il ticket Michetti-Matone che salda la destra storica con due figure civiche”.

E ancora: “Ci sono 7 candidati in campo, hanno idee per la città, le primarie devono uscire dal circuito degli addetti ai lavori, devono essere un’occasione per accendere i motori della campagna elettorale vera. Non basta che i singoli candidati vadano in visita al circolo o all’associazione, servono più confronti tra candidati, che ognuno si sforzi per informare la città che si vota, che è un appuntamento cruciale”.

Poi la sottolineatura: “Forse non a tutti è chiaro che l’esito di questo primo tempo non sarà un passaggio neutrale: se le cose vanno male, poi si mette male anche alle elezioni vere. Nel 2016 andò male, votarono in 40mila. Ecco, stavolta non possiamo scendere sotto 50mila. Altrimenti sono dolori”.

L’attacco frontale di Smeriglio

È un attacco frontale al Pd e all’intero centrosinistra, che sta dando effettivamente la sensazione forte di trascurare le primarie. Di darle o per scontate oppure per sacrificabili.

Smeriglio spiega: “Io non critico Gualtieri o altri candidati, mi rivolgo a tutti, anche ai semplici elettori, a quella sinistra distratta che resta in disparte. Colpa degli elettori se non si appassionano? Dico solo che il nostro popolo deve farsi sentire, fare un’invasione di campo, straripare. Da soli non ce la facciamo a riconquistare Roma”.

Foto: Imagoeconomica, Stefano Carofei

Aggiunge: “Ma la colpa non è dei candidati. In questi anni si poteva fare una opposizione più netta, arrivare più preparati a questo appuntamento. Nel 2016 abbiamo subito un voto di punizione che ha premiato Raggi, gli errori della stagione Marino non sono mai stati elaborati del tutto. Ora il messaggio è che abbiamo capito, che siamo cambiati e stiamo ancora cambiando, e soprattutto che abbiamo una classe dirigente in grado di governare la città, a differenza del M5S e della destra”.

In realtà l’analisi di Massimiliano Smeriglio ha una valenza nazionale e mette il dito nella piaga. Ad oggi non si capisce l’identità politica di un Partito, il Pd, che proprio a Roma dovrebbe dare una spinta enorme. Che proprio a Roma doveva fare di tutto per candidare Nicola Zingaretti una volta che quest’ultimo si era dimesso da segretario nazionale del Partito.

Ora per recuperare servono coraggio, idee chiare, strategia e voglia di soffrire. La trincea della sfida è questa. Esattamente come la volta scorsa, per il Pd la sconfitta di Roma può rappresentare il prologo della Caporetto nazionale.

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