Altro che prescrizione, qui c’è la partita delle 400 nomine che il Governo deve fare

Bisogna sistemare le “caselle” riguardanti i vertici delle grandi aziende pubbliche. Partito Democratico, Cinque Stelle e Italia Viva affilano le armi e preparano la mediazione con il coltello fra i denti. Contemporaneamente aprono la caccia alle “pattuglie di responsabili”.

Sotto i riflettori si litiga sulla prescrizione, ma dietro le quinte è la partita delle nomine ai vertice delle grandi aziende pubbliche (e non solo) a imperversare nella maggioranza giallorossa. Le ultime nomine vennero fatte tre anni fa dal governo Gentiloni, mentre nel 2014 era stato Matteo Renzi a effettuare questo delicatissimo passaggio. Era lui infatti il presidente del Consiglio dei Ministri.

Ora siamo tornati a scadenza: le 400 nomine dovranno essere effettuate entro la fine di marzo, ma i nomi vanno avanzati venticinque giorni prima. Cioè ci siamo.

Il Transatlantico di Montecitorio

Il Corriere della Sera ha individuato bene il terreno di gioco. Scrivendo: “Le partite più importanti riguardano le grandi aziende quota in Borsa: Eni, Enel, Leonardo (l’ex Finmeccanica), Poste, Terna. La lista dei candidati deve essere pubblicata almeno 25 giorni prima dell’assemblea. Per questo le prime scelte dovrebbero riguardare il Monte dei paschi di Siena, che nel 2017 è di fatto diventata un’azienda partecipata visto che lo Stato ha acquisito la maggioranza del capitale. L’assemblea di Mps è stata già convocata per il 6 aprile, quindi i candidati andranno comunicati entro il 12 marzo. Poi a ruota arriveranno tutte le altre. Con una maggioranza composta da quattro partiti, sarà una primavera calda”.

In realtà è già bollente. Un sito altamente specializzato come affariitaliani.it ha spiegato come gli azionisti del Governo vorrebbero procedere. Così: “I renziani vorrebbero, a quanto pare, una spartizione delle nomine a tre e in parti uguali (più qualche briciola per Liberi e Uguali) considerando l’importanza politica e non numerica delle forze politiche che compongono la maggioranza. Peccato che il Pd opponga invece un sistema che tenga conto degli ultimi risultati elettorali (Europee e le varie Regionali) mentre i 5 Stelle, divisi in varie anime da accontentare, intendono far valere i rapporti di forza in Parlamento dove attualmente valgono più del 50% dell’intero esecutivo. Posizioni, come si vede, inconciliabili”.

Matteo Renzi © Imagoeconomica / Paolo Cerroni

E’ questa la vera partita sulla quale si giocherà la tenuta del Governo. Ed è questo il motivo per il quale tutti i protagonisti (Nicola Zingaretti, Luigi Di Maio e Matteo Renzi) sono a caccia di “pattuglie di responsabili” che possano comunque garantire i numeri in Parlamento. Perché a casa non ci vuole andare nessuno, né in maggioranza né all’opposizione. Con 345 posti in meno, la prossima volta ci sarà una “strage di peones”.

Ecco perché tutti corteggiano politicamente le varie aree “ribelli” di Cinque Stelle, la parte di Forza Italia che fa riferimento a Mara Carfagna e molti altri. Matteo Renzi, per esempio, non disdegna di mantenere rapporti con Silvio Berlusconi. Le nomine nelle grandi aziende pubbliche e i “responsabili”: scommettiamo che i due punti prima o poi si incontreranno?

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