Quei governanti sbagliati che portano fuori strada il popolo (di P. Alviti)

Un sindaco, un insegnante, un genitore... hanno responsabilità enormi verso chi gli viene affidato. Ma spesso mettiamo da parte i nostri doveri e facciamo scelte pessime, guidate dal dispetto o dagli interessi. La politica è la più alta forma di Carità, insegnava Paolo VI.

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Le guide di questo popolo lo hanno fuorviato e i guidati si sono perduti.

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Terribile è la responsabilità di chi è chiamato, per le ragioni più diverse, a guidare qualcuno che gli viene affidato: possono essere i genitori, gli insegnanti, i responsabili delle istituzioni pubbliche, i sindaci, il governo del Paese.

Responsabilità gravissima perché dalle loro decisioni dipende la felicità attuale e la vita futura di chi è a loro affidato.

E invece spesso vediamo questi incarichi ricoperti con sufficienza, a volte senza ammettere la propria incompetenza, terribilmente dimentichi delle conseguenze delle azioni e delle parole.

 

Quanto male può fare un genitore o un insegnante con le parole che scoraggiano un ragazzo, che gli tarpano le ali rispetto a quello che potrebbe fare, se messo in condizioni migliori.

E quanto male un sindaco può fare ai propri cittadini se non amministra bene la propria città e si lascia fuorviare da ripicche personali e da dispetti reciproci.

Quanto male può fare un governo al proprio Paese, ma anche un imprenditore alle famiglie dei propri dipendenti.

 

Spesso ci dimentichiamo dei nostri obblighi, dei nostri doveri, subito pronti a spostare l’attenzione su altri problemi pur di non affrontare la questione centrale: e così quelli che ci sono affidati in cura diventano piuttosto persone in nostra balìa, nei confronti delle quali possiamo fare scelte pessime.

La politica soprattutto è la forma più alta della carità, come diceva Paolo VI: un sindaco, un ministro, un presidente che facciano davvero il loro dovere possono fare tanto bene.

 

Se non lo fanno, i guidati sono perduti.

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