“Ricorda che devi morire”: il ‘Memento’ di Amata alla sua Lega. E pure a Salvini

Foto: copyright A.S. Photo Andrea Sellari

L'articolo scritto questa mattina da Andrea Amata su Il Tempo. Suona come il 'Memento Mori' che veniva pronunciato ai potenti nell'antica Roma. I tanti errori commessi nei territori da poco conquistati dalla Lega.

Il Tempo, pagina 6 del quotidiano romano diretto da Franco Bechis. Lì c’è una colonna: una trentina di righe. Il testo al suo interno questa mattina lo ha scritto Andrea Amata già consigliere Provinciale PdL di Frosinone, candidato leghista alle Regionali del Lazio, oggi presidente del circolo di Frosinone di Nazione Futura. Se l’hanno consegnato con la Rassegna Stampa a Matteo Salvini gli ha mandato di traverso la colazione.

Emarginato dalla Lega, in attesa che nasca un nuovo soggetto di destra identitaria nella quale riconoscersi, Andrea Amata in quel colonnino al veleno elenca «qualche riflessione ai leader dei Partiti che rischiano di replicare gli errori che hanno condotto i loro predecessori a dilapidare un consenso ritenuto, a torto, immarcescibile».

Suona come il «Respice post te. Hominem te memento» descritto da Tertulliano nel suo Apologeticum. È la frase che veniva pronunciata dall’uomo che stava alle spalle del trionfatore mentre gli venivano tributati gli onori solenni: Guarda dietro a te. Ricordati che sei un uomo. Più efficace però è stata la frase usata da Amata: ha ricordato l’esempio di Matteo Renzi che in un anno e mezzo si è mangiato quel 40% di consenso che gli aveva fatto credere di essere irragiungibile.

Attacca i c cerchi magici, Andrea Amata. Spiegando che nella Lega si sono formati anche e soprattutto a livello locale, nei nuovi territori conquistati dal Carroccio. «La contestazione dei cerchi magici, che scavano una trincea attorno al leader per separarlo dal contatto con altre intelligenze, diventa penosa se si autorizzano i vassalli di turno a schermare l’accesso alla partecipazione a chi viene ritenuto un “pericolo” per la qualità che potenzialmente può esprimere». L’esempio potrebbe essere Fabio Forte, messo da parte dopo avere costruito il successo della Lega in provincia di Frosinone, oppure Alessia Savo isolata dopo essere stata la più votata nel Lazio alle Regionali. O lui stesso al quale oggi nessuno presta ascolto nel Partito.

Amata punta il dito contro “l’esercizio adulatorio” che “si tramuta in un collare ortopedico che immobilizza la rotazione di visione politica”. Contesta “le fedeltà di tipologia cinofila che guaiscono per ottenere l’osso e latrano quando il padrone glielo sottrae o non è più in grado di garantirglielo“. Chissà a chi si riferisce sul territorio.

Un indizio arriva dalla frase successiva. Quando ricorda che “La stabilizzazione del consenso non può prescindere dall’organizzazione delle strutture di partito nei territori affinché i processi politici non siano governati dall’improvvisazione e da spurie gerarchie“.

No, le orecchie questa mattina non sono fischiate solo a Matteo Salvini.


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