Io vicino a voi non ci voglio stare. E il consigliere stacca il suo banco (di F. Ducato)

Accade nel Consiglio Comunale di Anagni. Il cittadino portavoce del Movimento 5 Stelle stacca il suo tavolo da quello con il resto della minoranza. Come a dire: "Io con quelli non voglio avere nulla a che fare"

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

Signora maestra, io vicino a quello lì non mi ci voglio mettere!”. Capita spesso di sentirlo a scuola. Non vuoi stare accanto ad un bambino perché puzza. A quell’altro no perché ti frega le merende. Quella ragazza invece è pettegola, meglio non averci nulla a che fare. Gelosie normali, antipatie fisiologiche in un’età di crescita. Poi si diventa grandi e si impara a valutare meglio. Si capisce che una cosa sono le valutazioni personali e le antipatie caratteriali; un’altra gli impegni e i doveri.

 

Dopo

 

Ad Anagni invece, almeno finora, non sembra che sia successo questo. Almeno nelle fila della minoranza. Dove pare che il fine ultimo di tutti i consiglieri sia non quello di darsi da fare per mettere in difficoltà la maggioranza di Natalia. Ma quello di usare lo scranno da consigliere come piattaforma per ampliare il proprio consenso personale e di Partito (il proprio). Ora, è chiaro che la minoranza, in quanto tale, non ha, almeno per ora, i numeri per dare fastidio al governo cittadino. Ma è anche vero che un maggiore coordinamento potrebbe aiutare.

 

Ed invece no

 

Ad Anagni, tra le fila dell’opposizione, il gioco è “mi faccio notare di più se…

 

Tra i primi a distinguersi in quest’arte è stato Fernando Fioramonti, il rappresentante dei grillini. Che, al secondo Consiglio Comunale, ha letteralmente staccato il proprio banchetto da quello degli altri consiglieri di minoranza. Messaggio implicito (ma nemmeno tanto): io con quelli non voglio avere nulla a che fare.

Come si diceva prima, si persegue il culto della diversità a tutti i costi. L’isolamento da tutto e da tutti. Che, come conseguenza ovvia, porta all’irrilevanza politica.

 

Non che gli altri vadano meglio. Sembra infatti che al presidente del consiglio Giuseppe De Luca siano arrivate negli ultimi giorni, in vista del prossimo consiglio comunale, delle richieste piuttosto particolari: “mettimi dove vuoi, ma non vicino alla Tagliaboschi”.

Perché? Perché, come si era già detto tempo fa, l’esponente del Pd tenderebbe ad accentrare su di sé i riflettori. A voler passare come la voce di tutta l’opposizione. Una tendenza che a più di qualcuno non è piaciuta. Tanto da spingere gli altri consiglieri a chiedere al presidente di starle alla larga.

 

Richieste che dopo essere state così pressanti che De Luca avrebbe ribadito un dato ovvio: la disposizione dei posti dipende dai voti avuti, non dalle simpatie (o antipatie) caratteriali.

 

E si che, volendo, l’opposizione potrebbe fare di più. Per esempio, chiedersi (e chiedere) perché è stato prorogato per un altro mese (si dice) l’incarico al professionista a cui è stato affidato l’ufficio tecnico. Una nomina fatta a suo tempo dal commissario Di Donato.

Tutti, dopo la proclamazione della giunta, si aspettavano una nomina “politica” che sancisse l’inizio di un’azione decisa nel settore (quello dell’Urbanistica e dei Lavori Pubblici) più delicato e vitale per un’amministrazione cittadina.

E invece niente. Si programmano riunioni (alla fine delle vacanze) per stabilire il da farsi. E, nel frattempo, si va di proroga. Come una giunta Bassetta qualsiasi.

 

Ma non doveva essere il governo del cambiamento, questo?

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