Il sindaco avvia le consultazioni. E qualcuno lo scambia per leninista

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

 

di Franco DUCATO
Conte del Piglio (ma non) in Purezza

 

 

Che fare?” è, come tutti sanno, il testo più importante della bibliografia di Vladimir Il’ič Ul’janov, per gli amici Lenin. Scritto tra il 1901 ed il 1902, delinea le basi della via rivoluzionaria al potere in Russia, teorizzando apertamente quello che accadrà 15 anni dopo.

Che fare?” però è anche l’espressione che, probabilmente, ha utilizzato più volte in questi giorni ad Anagni il sindaco Fausto Bassetta nel portare avanti le consultazioni politiche che hanno caratterizzato la vita amministrativa anagnina.

Una scena che, a sentirla raccontata, sembra ripresa pari pari dalla Prima Repubblica, con quel tanto di rituale democratico cristiano intinto nell’incenso delle sagrestie.

Dunque: dopo l’uscita dalla coalizione di Simone Ambrosetti ( leggi qui il precedente) il sindaco, per qualche giorno, ha ricevuto le delegazioni dei vari gruppi politici che compongono la maggioranza. Iniziando, come è uso in questi casi, dalle forze più esigue, per arrivare alle sigle più rappresentative.

Identica, a quanto se ne è saputo, la scena. Il colonnello ha fatto vedere ai suoi consiglieri un documento, 4 fogli formato A4. In quelle pagine, la lista delle cose fatte e da fare, ricavate dal programma con cui ha deciso nel 2014 di correre alle comunali. Alla fine, la stessa domanda per tutti: «Cosa ne pensate? Come ritenete si debba proseguire?». Appunto, una variante del “Che fare?” di leniniana memoria.
Ora. Qui non si pensa minimamente (ci mancherebbe!) di dare del comunista rivoluzionario ad un colonnello della prima forza armata del Paese, en passant sindaco della città di Anagni. Anche perché, citazione a parte, il rito ha qualcosa di (ridagli) democristiano.

Però:
1- C’è una discreta dicotomia tra un sindaco che, vedi la questione del tecnico Salvatori (leggi qui Il sindaco congeda il tecnico: per non finire nella palude delle correnti) , ribadisce (in modo del tutto legittimo) che l’onere decisionale spetta a lui, ed un primo cittadino che cerca la condivisione sulle prospettive politiche di una maggioranza.

2- Se ne ricava una sensazione di leggera confusione. Quasi che non si sapesse bene dove andare a parare. Mentre chi conosce il modus operandi del colonnello assicura che si tratti in realtà del suo modo per condividere e coinvolgere, tratto dal manuale interno per la gestione del Personale dell’Arma. Però la politica ha liturgie e linguaggi differenti.

3- La sensazione di confusione, stando ai rumors, sta penetrando anche all’interno delle forze della coalizione.

Il sindaco può scegliere di decidere da solo (come nel caso di Salvatori) o di condividere (come nel rito delle consultazioni). Farlo a giorni alterni, però, è un segnale che crea ancora più confusione.

P.S. Usare la chat interna alla maggioranza per invitare tutti alla conferenza di un prete anagnino tornato da una missione in Africa è cosa nobile. A qualcuno dei destinatari però la cosa ha dato fastidio: ha detto che lo scopo del mezzo era un altro. Ma non lo confesserà mai…

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