Dalla padella del Pom alla brace del flop: nessuno in piazza per l’ospedale(di F. Ducato)

Appena un pugno di persone per la manifestazione pro ospedale. L’ansia di rilegittimarsi. Di far vedere che non si ha l’anello al naso. Dopo il colpo messo a segno dal Dg Asl Luigi Macchitella. Ma il bis non riesce.

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

In democrazia contano le idee. Ma anche e soprattutto i numeri.

Perché servono a regolare i rapporti di forza che dirigono le trattative. Perché se la politica è, in modo certamente nobile, compromesso, allora ai compromessi si giunge anche e soprattutto partendo da una base di forza. Altrimenti non c’è una trattativa. Ma solo una resa.

 

Tutto questo per dire che la manifestazione sulla Sanità organizzata giovedì pomeriggio ad Anagni dal comitato Adesso basta, al di là di ogni considerazione, è stata un flop. Che rischia di mettere un’ipoteca pesante sul futuro della battaglia per il rilancio della sanità locale.

Perché mettere assieme 150 persone (ad essere generosi) quando per lo stesso motivo ne hai riunite cinquemila solo 2 mesi prima, significa volersi far male da soli.

Perché la prima cosa che si dirà è proprio quella che, con la forza del dialetto, ha fatto presente un’anziana signora venuta a sentire che aria tirava: “me pensevo che ce steva più gente”. Inutile tradurre.

 

La domanda a questo punto è: ma perché? Perché organizzare questa cosa alle 16 di un giovedì lavorativo, sapendo per certo che l’adunata oceanica non ci sarebbe stata?

Poiché al comitato non sono certo autolesionisti, è lecito supporre che ci sia stato un calcolo. Perdere in termini di numeri assoluti di presenti, ma riaffermare il concetto che si sta sul pezzo.

Ed a questo punto non si può non pensare alle tragicomiche vicende che hanno portato il comitato, in poche ore, prima ad esultare (o quasi) sulla concessione del Pom da parte d Macchitella. E poi a capire (tardi, e con l’aiutino) che quella di Macchitella era una polpetta avvelenata. (leggi qui Il Pom con il Pat non è un Ppi: non giochiamo sulla pelle della gente)

 

È li che, forse , è nata la manifestazione. Dall’ansia di rilegittimarsi. Di far vedere che non si ha l’anello al naso. Un’ansia che ha però provocato qualche danno di troppo. Al di là dell’organizzazione un po’ improvvisata (anche se con il colpo di teatro finale della Casilina occupata), l’ora e mezza scarsa di manifestazione ha visto tutti, a partire dal sindaco Natalia (che ha ribadito la totale concordanza tra lui ed il comitato senza che nessuno gliel’avesse chiesto, un classico esempio di excusatio non petita), quasi costretti ad alzare molto i toni, sia dal punto di vista del volume che degli argomenti utilizzati.

Legittimo, ma rischioso. Perché minacciare di invadere la Cristoforo Colombo, di assaltare i palazzi del potere a Roma, alla ricerca di Zingaretti, per pressarlo sulla sanità locale, può essere una buona mossa, ma ha il difetto di non lasciare alternative.

A quel punto o lo fai davvero, oppure la delusione che provochi è ancora più grande. E può diventare un boomerang.

C’è dell’altro. La manifestazione del 2 agosto, anche per l’evidente componente emotiva, aveva avuto il pregio di intercettare tanta gente a cui della politica non fregava e non frega nulla. Generando un consenso trasversale. Quella di ieri, con tutti i distinguo del caso, è sembrata molto più di parte.

E se passa quest’idea, sarà molto più complicato sedersi al tavolo con chi conta e dire che si sta lì a rappresentare il popolo.

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