L’eterna corsa al Posto Riservato (di F. Ducato)

Passa il tempo, cambiano le amministrazioni, si riesce a centrare il successo: ma non tramonta mai l'abitudine al 'Posto Riservato'. Che per alcuni è una necessità. Ma in molti invece ci vedono il privilegio. E finiscono per pretenderlo. Senza averne motivo

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

È da sempre il simbolo del potere politico. Lo si cerca nelle partite di calcio più importanti, per dimostrare il proprio peso. Lo si vuole nei ristoranti, per far capire chi è che conta. Non se ne può fare a meno nelle discoteche e nei locali notturni (perché mai unirsi alla folla di plebei in attesa?) proprio per risplendere nella luce della propria indispensabilità.

È il parametro del proprio valore nella società dell’apparenza; la cartina tornasole del proprio status sociale; il riconoscimento implicito del livello a cui si è giunti.

E pazienza se questo significa ambire a qualcosa che, solo fino a poco tempo prima, quando magari si stava dall’altra parte, si bollava come privilegio, iniquità, disparità di trattamento, sperequazione, ingiustizia.

Insomma, cari lettori. Qui si parla della vera metafora dei nostri tempi. Del simbolo di una società spettacolo (Debord dove sei?) in cui conta (molto) più apparire che essere.

Qui si parla del Posto Riservato.

E se ne parla ad Anagni. Dove è iniziata qualche giorno fa la 25° edizione del Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale.

Un’edizione, giusto dirlo, baciata dal successo e dall’affluenza. Tanta affluenza. Si narra, a proposito dello splendido spettacolo di Giancarlo Giannini andato in scena sabato sera, di persone che, con l’inizio fissato alle 21, si sarebbero presentate alle 17 a prendere i posti in Piazza Innocenzo III.

Si narra di spettatori che hanno dovuto intuire cosa stava accadendo dalla sedia di plastica in 35° fila, facendosi raccontare tutto dal vicino più alto. Persone che di Giannini hanno sentito solo la voce, scambiandolo per Al Pacino, visto che di solito lo doppia proprio Giannini.

Sfortunati e derelitti, questi ultimi. Perché non sono riusciti ad entrare nella ristretta (insomma..) cerchia dei fortunati che hanno avuto il Posto Riservato nelle prime file.

 

Ora, intendiamoci. L’abitudine al Posto Riservato in spettacoli del genere c’è da sempre. Una prima fila viene riservata al sindaco e signora. Alla giunta; magari ai consiglieri comunali. Magari il Prefetto. Le forze dell’ordine. Spingiamoci pure a dare qualche posto ai giornalisti che poi dovranno scrivere dello spettacolo. Poi però basta.

E invece no. Sembra proprio che l’altra sera, in piazza Innocenzo III, si sia sfiorato lo psicodramma. Visto che alla direzione del Festival sarebbero arrivate 120 (centoventi) richieste di un Posto Riservato per godere dello spettacolo. Generando il panico in chi ha dovuto poi gestire quelle richieste. Anche se poi pare che alla fine chi di dovere quel numero sia riuscito a ridurlo.

Tutta gente che avrà voluto godere in pace dello spettacolo senza dover andare con il panino alle 17? Persone che non potevano proprio arrivare un po’ prima? Forse. Ma vuoi mettere la sensazione di arrivare alle 21 meno qualche secondo, e trovare il proprio Posto Riservato davanti ad altri che sono lì da ore? E fare passerella davanti a quelli che il Posto Riservato non ce l’hanno?

 

Un’abitudine, quella della richiesta del Posto Riservato, che credevamo oramai retaggio degli anni passati. Ci avevano assicurato che le cose sarebbero cambiate. E invece no.

Si vede che aveva ragione l’anonimo:
Tutti a favore dell’abolizione dei privilegi, finché non vogliono abolire il tuo”.

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