Il doppio Consiglio sulla Sanità: quello in aula e quello nella saletta (di F. Ducato)

Il doppio consiglio comunale di Anagni: quello andato in scena sotto gli occhi di tutti in Aula. E quello più riservato, nella saletta delle riunioni dei Capigruppo. Con qualche imbarazzo finale

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

L’altra sera ad Anagni, sul tema sanità, è andato in scena un doppio consiglio comunale.

Uno è quello ufficiale, con i consiglieri nella Sala della Ragione a dibattere sul testo della diffida da presentare per far riaprire il Punto di Primo Intervento (anche se l’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato ha anticipato tutti annunciando la sospensione della chiusura programmata); l’altro è quello che i cittadini presenti non hanno visto, perché si è tenuto nella saletta riservata alle riunioni dei capigruppo.

 

Il doppio Consiglio

Cosa è successo?

Durante la discussione ufficiale, la minoranza ha presentato alcuni emendamenti per migliorare il testo della delibera da mandare poi in Regione. Di qui l’esigenza di mettere assieme il testo base con gli emendamenti.

Un lavoro che ha richiesto la sospensione dei lavori ufficiali, con il presidente De Luca che ha annunciato uno stop di 10 minuti. Solo che non sono stati 10. Per circa mezz’ora nessuno è uscito dalla saletta.

Perché?

Perché durante la riunione, a quanto pare, sono volate parole grosse. Con (quasi) tutto il consiglio, maggioranza ed opposizione, compatto contro le proposte presentate dalla consigliera del Pd Sandra Tagliaboschi. Che aveva proposto di inserire nel testo ufficiale un riferimento alla necessità di investire della questione Sanità il governo centrale, scavalcando la Regione.

Una cosa che a tutti è sembrata funzionale ad un solo scopo; allontanare dal Pd regionale, scaricandole sul governo centrale, le critiche per lo stato in cui si è venuto a trovare l’ex ospedale cittadino.

Di qui la polemica. Che ha causato l’allungamento dei tempi, con la Tagliaboschi che continuava a chiedere di poter inserire i suoi emendamenti, ed il consiglio compatto nel rifiutarli. Tanto che ad un certo punto uno dei colleghi di minoranza della consigliera Pd, le avrebbe chiesto senza mezzi termini di ritirare gli emendamenti per non fare brutte figure.

Nulla da fare: la Tagliaboschi è rimasta sul punto. Con il solo risultato di farsi bocciare gli emendamenti direttamente in consiglio, alla ripresa della seduta.

 

L’orgoglio di Sandra

Cosa accadrà ora sul tema Sanità è difficile a dirsi. Quello che è certo è che, sul piano politico, l’accaduto segna una nuova tappa nello stallo della minoranza.

Con Sandra Tagliaboschi che si avvia sempre più a diventare un corpo separato rispetto al resto della minoranza. Facilitando di fatto il compito della maggioranza di governo.

Che comunque continua ad avere i sui problemi. Ieri sera, per dire, in tanti hanno notato l’arrivo in ritardo di Simone Pace. Tirato poi in mezzo ad un’altra polemica quando la maggioranza ha reso noto che una precedente delibera del 2016 a difesa della Sanità votata dal consiglio di Fausto Bassetta non era mai stata portata in Regione.

Sconcerto ed immediata contestazione della Tagliaboschi. Che ha chiesto lumi proprio all’attuale assessore ai lavori pubblici. Ricordandogli i suoi trascorsi nella maggioranza del (fu) centro sinistra.

Una scena che ha casato qualche imbarazzo. E che ha ricordato a molti la situazione in cu si trova, dopo la visita della Guardia di Finanza, l’assessore. Nei confronti del quale, in attesa di novità che non dovrebbero arrivare a breve, diventa sempre più forte l’aria di fronda interna.

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