“Sfidiamo il clima che cambia, Covid non ci ferma”

Massimo Gargano disegna la strategia dell'Anbi nello scenario peggiore. E fissa i punti, dal caso Lazio al Recovery Fund, passando per i progetti con cui la Bonifica sta mettendo una nuova cura dei territori. Senza fronzoli da carrozzone.

Piero Cima-Sognai
Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Un front office con cui tenere il territorio. E con una mission che non ha affatto intenzione di abdicare allo spettro di un nuovo lockdown. Perché quella dell’Anbi e dei Consorzi di Bonifica è mission che da tempo ha superato la logica binaria del ‘rubinetto aperto-chiuso’. E guarda a nuovi modelli di green economy. Con essi ad un concetto attivo di salvaguardia che coinvolga istituzioni, Europa ed utenza. Proprio nel nome di questa nuova collegialità Massimo Gargano, che dell’Anbi è il direttore nazionale, traccia una rotta precisa. Con lo squilibrio del clima da combattere, l’irrigazione da garantire, la sostenibilità da raggiungere, i conti da salvaguardare. Con l’aggravante del Covid e del rischio d’un nuovo blocco.

Massimo Gargano © Imagoeconomica, Sergio Oliverio

La sfida passa attraverso progetti chirurgici e senza boria faraonica. Capaci di irrobustire il sistema di regimentazione. Sono 858 e genereranno migliaia di posti di lavoro. Perché le opportunità per farlo ci sono con il Recovery Fund. E perché Covid mette tutti in trincea, ma solo per fargli meglio la guerra. magari chiedendo al governo l’attenzione che si riserva alle sfide importanti.

Allarme Clima

I dati dimostrano che si accentua il disequilibrio idrico fra aree del
Paese: una parte d’Italia ha sete ed una sta sott’acqua. Voi chiedete da circa un anno di fare presto.

«Una delle conseguenze dei cambiamenti climatici che sta interessando in maniera importante il nostro Paese è certamente la desertificazione. In modo particolare le aree del Centro Sud. Tali zone, caratterizzate tra l’altro, dallo scontro tra l’alta e la bassa pressione, più di tutte soffrono. Soffrono l’alternanza tra lunghissimi periodi senza pioggia a precipitazioni equatoriali. Questo con gravi problemi per il terreno. Che ne rendono difficile la raccolta e l’allontanamento delle acque in eccesso. Inoltre con conseguenti disagi per la sicurezza dei cittadini. 

Gli impatti e gli effetti provocati dai cambiamenti climatici sono anche legati alle attività umane. Attività (esagerato consumo del suolo, deforestazione) che stanno contribuendo all’accelerazione di tali eventi». (Leggi qui Gargano, la mia battaglia contro il deserto per evitare che raggiunga il Lazio).

Nel Lazio gli effetti sul clima cosa raccontano?
Lavori di bonifica

«Quello del Lazio è un caso scuola. E’ una delle regioni più popolose d’Italia. Ed è stata particolarmente interessata dal fenomeno dello spopolamento delle aree rurali verso la metropoli. Il tutto con conseguente indebolimento di tali zone. Un indebolimento causato dalla mancata manutenzione da parte delle imprese agricole. Imprese che, al contrario grazie alla loro attività, contribuiscono decisivamente alla sicurezza ambientale e alimentare dei cittadini e del territorio». 

Servono i soldi per rimettere in sicurezza il Paese: il Recovery Fund è opportunità o problema? 

«Le risorse del Recovery Fund sono una importantissima opportunità. Lo sono per riformare taluni comportamenti del nostro Paese. E per aiutarlo ad infrastrutturarsi. Inoltre per traghettarlo verso quella transizione ecologica con atti concreti e solidi. Il vincolo che impone di impegnare le risorse in tempi molto precisi (31 dicembre 2023) e di collaudare i lavori (31 dicembre 2026) indica una cosa. Cioè la necessità di investire in progetti concreti e realizzabili, in tempi certi e non prorogabili»

«Ciò coniuga nella realizzazione di infrastrutture pubbliche un desiderio di modernità e di avvicinamento dell’Italia. Avvicinamento a modelli più virtuosi quali quelle del Nord Europa. Contestualmente vi è possibilità concreta di accorciare le distanze tra il Nord Italia e il Mezzogiorno. Cioè trasformando una grave minaccia in una grande opportunità. E per avere un Paese migliore da consegnare a chi verrà dopo di noi». 

Un anno fa aveva chiesto alla sua organizzazione di tenersi pronta con i progetti cantierabili: li hanno tirati fuori?
Irrigazione dei campi

«ANBI e Consorzi di bonifica, per le responsabilità loro affidate, si sono molto impegnati. Lo hanno fatto traducendo la loro cultura del fare in una importante progettualità esecutiva. Progettualità estesa dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, su tutto il territorio nazionale. 

Non si tratta di opere faraoniche, bensì di opere di medie dimensioni realizzabili nei tempi dettati dal Recovery Fund. Sono 858 progetti esecutivi in grado di generare oltre 21 mila di posti di lavoro. Questo investendo 4,5 miliardi di euro».

Agire invece che proclamare

«Faranno evitare allo Stato e ai suoi rappresentanti obsolete e liturgiche dichiarazioni di stato di calamità. Questo per l’eccesso o la scarsità d’acqua. Poi la conta dei danni, anche in termini umani, provocati dall’alta variabilità climatica. Danni che colpiscono la vita delle popolazioni più vulnerabili. Progetti esecutivi che sono anche in grado di assicurare la sicurezza idrogeologica dei territori. noltre la possibilità di programmare le attività delle imprese e di quelle agricole in particolare. Insomma, una progettualità moderna che pensa e agisce in chiave europea». 

L’Anbi punta sulla progettualità mirata
Si sta andando verso un progressivo lockdown, più light rispetto alla volta scorsa. Allora la pandemia non vi ha bloccato. Ma questa volta non usciamo dall’inverno, bensì ci stiamo entrando. Questa cosa la preoccupa?

«L’ANBI e Consorzi qualora fosse dichiarato un nuovo lockdown non possono né devono fermarsi. Questo come peraltro in parte realizzato in queste ultime ore. Non possono farlo dato che svolgono servizi pubblici essenziali. Invece continuano ad operare per garantire la sicurezza ambientale e alimentare. Esattamente così come stabilito da leggi nazionali e regionali».

Non ci fermiamo

«Noi siamo estremamente orgogliosi del nostro lavoro e dei compiti di cui siamo investiti. Cioè la gestione dell’acqua, bene collettivo e comune. Perciò chiediamo al Governo, ed in particolare al Ministro delle Infrastrutture, dell’Ambiente e dell’Agricoltura un’attenzione particolare. Continuiamo ad essere il front office del territorio e delle sue esigenze. Siamo intimamente legati alla realtà del Paese, coscienti delle difficoltà. E responsabili della missione affidata. E’ per questo che ritengo lecito chiedere collaborazione costante alle Istituzioni citate».