Le tristi verità e le bugie rivelate dalla morte di Annamaria (di F. Ducato)

C'è una relazione dei carabinieri che parla chiaro. Ma c'è anche un dato di fatto che parla altrettanto chiaro: in caso di pericolo, la gente 'sente' che è l'ex ospedale il luogo dove andare a chiedere aiuto. C'è anche la Asl a parlare chiaro: finalmente.

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

… si esclude, pertanto, un nesso tra il decesso ed i soccorsi prestati alla vittima…

 

Onestà intellettuale vuole che si cominci da qui. Dal primo rapporto dei carabinieri destinato ai comandi superiori interni. Dall’ammettere che la signora Annamaria, punta da un calabrone, sarebbe forse morta in ogni caso.

Sarebbe morta anche se nell’ex ospedale di Anagni ci fosse stato un Pronto Soccorso con tutti i crismi. Perché quando si viene colti dallo shock anafilattico la somministrazione dei farmaci (adrenalina, antistaminici…) deve essere immediata. Cosa che purtroppo non è successa.

Onestà intellettuale vuole però che si dica anche altro.

Ad esempio che nell’ex Punto di Primo Intervento ora c’è un Pat: un Presidio Ambulatoriale Territoriale. In cui lavorano medici di famiglia: messi lì per fronteggiare casi sui quali si confrontano ogni giorno, la cosiddetta Medicina di Base. Invece l’Urgenza ed Emergenza appartengono ad un altro settore.

Il tema sul quale riflettere è che due ambulanze del 118 non erano lì, pronte a portare Annamaria a sirene spiegate verso il posto più vicino in cui si trattano i casi di Emergenza. Le due ambulanze erano fuori perché impegnate in altri soccorsi urgenti, la prima automedica con un dottore del 118 è arrivata da Fiuggi dopo circa 20 minuti abbondanti,

C’è da riflettere sul fatto che il massaggio cardiaco (inutile purtroppo) l’ha praticato un medico rianimatore che si trovava ad Anagni in quel momento solo per caso, visto che non era assegnato al reparto e non al Pat.

 

Forse Annamaria sarebbe morta comunque. Ma la sua morte lascia aperto un drammatico dilemma: l’area con 80mila abitanti che sta intorno ad Anagni è coperta in maniera adeguata nei casi di urgenza ed emergenza? Con un Ppi, o con un Pronto Soccorso vero, sarebbe andata diversamente?

Non lo sapremo mai. Perché il Ppi non c’era. Nemmeno il Pronto Soccorso. E nemmeno le due ambulanze. C’era il rianimatore ma solo per caso.

Un dato è sicuro: se la signora Annamaria è stata portata ad Anagni e non altrove, significa che chi sente in pericolo la propria vita, nella disperazione e nell’urgenza del momento, sente che quello era il posto nel quale chiedere aiuto.

Non c’è Pat che tenga. Non c’è cartello che dirotti. Non c’è pubblicità efficace. L’istinto di sopravvivenza è più forte.

 

È questo ciò su cui la Asl di Frosinone e la Regione Lazio devono riflettere. E cioè che un’area con 80mila abitanti ancora oggi ‘sente’ che è ad Anagni che deve correre se è in pericolo. Nonostante, come ricorda la Asl, l’ospedale ad Anagni non ci sia più dal 2010.

Occorre una scelta di coraggio. La Asl ieri ha individuato i colpevoli: “i protagonisti della politica e dell’informazione”. È colpa loro. Perchè insistono ancora a far credere che “ad Anagni vi sia un Ospedale con Pronto Soccorso e con tutte le prestazioni di Emergenza e Urgenza”. Una plateale bugia, evidentemente. Che non fa altro che “fuorviare la percezione e la consapevolezza dei cittadini, con il rischio che episodi così spiacevoli e dolorosi siano fronteggiati in modo inidoneo e, quindi, si possano purtroppo ripetere”.

Tutto chiaro. Niente ipocrisia. Magari si poteva essere così chiari anche un po’ prima…

Magari durante la campagna elettorale…

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