Pompeo prende di petto il Pd: «Abbiamo perso tutti»

La durissima presa di posizione del leader di Base Riformista. «Ad Alatri abbiamo perso tutti: ha perso il Pd». L'accusa al gruppo dirigente di avere lasciato soli alcuni candidati. E di avere reso poco inclusivo il Partito

A brutto muso. Ma con eleganza. Usando parole pesanti. Ma senza urlare. Il presidente della Provincia di Frosinone Antonio Pompeo prende di petto il Partito Democratico e gli rinfaccia la sconfitta appena uscita dalle urne di Alatri. Chiamando in causa tutti, facendo tana a chi si nasconde dietro la proverbiale ruvidezza di un sindaco uscente e la scarsa simpatia di un sindaco mancato. La sconfitta è di tutti: «Sì ad Alatri abbiamo perso: ma non ha perso solo il sindaco Giuseppe Morini, non ha perso solo il suo vice e candidato alla successione Fabio Di Fabio. Abbiamo perso tutti. Ha perso il Partito Democratico».

È l’inizio di uno scontro che si preannuncia finale, sanguinoso, definitivo.

Il cerino acceso della sconfitta

Fabio Di Fabio

Il fallimento di Alatri brucia. Dopo dieci anni di governo della città il Partito Democratico questa volta non è arrivato nemmeno al ballottaggio. Un tracollo di voti. Avvenuto nella città del già presidente del Consiglio Regionale del Lazio Mauro Buschini, la culla politica del Segretario provinciale Luca Fantini. Alatri è stata a lungo la favorita tra tutte le città della Ciociaria: Nicola Zingaretti ha iniziato da lì il tour delle scuole alle quali la regione ha regalato le stampanti 3D, l’ospedale è stato tenuto aperto contro ogni logica e con ogni pretesto, lì ogni problema doveva trovare soluzione.

Brucia quel fallimento. E nessuno vuole scottarsi. Il candidato sindaco era Fabio Di Fabio, storico vice di Giuseppe Morini sindaco Dem poco allineato. Ed il delfino Di Fabio è l’uomo di punta di Antonio Pompeo, che oltre ad essere presidente della Provincia è anche il leader degli ex renziani di Base Riformista. Cioè la corrente contrapposta a Pensare Democratico in cui i colonnelli sono Buschini e Fantini.

Le discussioni sulla scelta dell’uomo da candidare sono andate avanti per mesi, fino a quando Pompeo non ha rivendicato quella piazza. Mettendo così fine alle richieste di rinnovamento.

Ora il risultato che brucia. E nessuno vuole rischiare di ritrovarsi un’ustione. La chiave di lettura del Segretario Provinciale è stata netta. L’ha affidata martedì ad una dichiarazione ufficiale: «Ad Alatri registriamo una sconfitta pesante. Il risultato impone una riflessione importante, specie a chi ha amministrato la città negli ultimi anni perché si tratta di un voto disastroso». Senza spazio per i dubbi. «È emerso un evidente malcontento dei cittadini e una notevole voglia di cambiamento». Seguono i ringraziamenti a Fabio Di Fabio, l’impegno a ripartire dai giovani. Non una parola per Giuseppe Morini ed i suoi dieci anni al governo della città. (Leggi qui Il Pd scarica Morini: «È evidente il malcontento». Nemmeno un grazie).

Pompeo: la colpa è di tutti

Antonio Pompeo

Antonio Pompeo invece ribalta quella narrazione. Non ci sta. Non la condivide nemmeno un po’. Lo ha scritto sulla sua bacheca Facebook. «Non si può non evidenziare il bel risultato dei candidati del PD e di centrosinistra nei tanti piccoli Comuni della nostra provincia. Sminuirlo non sarebbe corretto nei confronti di coloro che il risultato lo hanno conseguito per meriti loro avendo, in alcuni casi, dovuto subire anche l’indifferenza del Partito». È la prima frustata di Pompeo al gruppo dirigente provinciale: lo accusa di avere abbandonato al loro destino i candidati poco graditi, quelli più vicini a lui.

Poi il caso Alatri. «Sì ad Alatri abbiamo perso: ma non ha perso solo Morini, non ha perso solo Fabio Di Fabio, abbiamo perso tutti. Ha perso il Partito Democratico».

Pompeo sente il calore della fiamma. Intuisce che a qualcuno potrebbe venire la tentazione di dire che Fabio Di Fabio l’ha voluto lui. E presentargli il conto. Magari negandogli un lasciapassare per le prossime candidature. Allora affronta subito la questione. «Siamo ancora una forza politica inclusiva? Riusciamo ad essere centrali nelle dinamiche all’interno della coalizione? Siamo in grado di aggregare e capaci di fare sintesi sui territori? Siamo così convinti che il Partito Democratico sia solo uno?».

La resa dei conti

Luca Fantini e Mauro Buschini

Il Pd non inclusivo: è l’accusa che Pompeo ripete da anni. Solo che ora se n’è andata anche Alessandra Sardellitti, consigliere provinciale e Comunale di Frosinone in piena sintonia con la linea Pompeo. Ha raggiunto l’ex assessore provinciale Antonello Antonellis in Azione di Carlo Calenda. E lì ha trovato Luciano Gatti che a lungo è stato il pensatoio dei Ds.

Ora ci sono all’orizzonte le elezioni Comunali di Frosinone. Pompeo avverte: «Credo che questi siano solo alcuni degli interrogativi che ciascuno di noi dovrà porsi. Altrimenti tra qualche mese ci troveremo a vivere la stessa situazione a Frosinone e negli altri importanti appuntamenti elettorali».

Per il presidente «È arrivata l’ora di fare un’analisi vera e recuperare autorevolezza: il tempo delle prove è finito». Anche il tempo della tregua.

error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright