Arsenico e vecchi merletti. L’importante è… tramare (di C. Trento)

Il dibattito nel Pd dopo il voto tra troppe chiacchiere e solo uno che ha il coraggio di dire che il re è nudo. Troppi assenti. Il riavvicinamento di De Angelis a Zingaretti sarebbe logico. Mentre Forza Italia è al bivio decisivo: ma chi media tra Ottaviani e Abbruzzese?

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Alla fine si torna costantemente al punto di partenza: cene più o meno segrete, caminetti, correnti e trame a raffica. Non si vede quello scatto in grado di chiudere definitivamente una stagione politica. Per aprirne un’altra.

In sede di direzione del Pd, convocata sull’analisi del voto (oltre un mese dopo il 4 marzo però), è stato Francesco De Angelis a dover dire che il re è nudo. (leggi qui Gomitate e assenti illustri nel Pd che fa l’analisi della sconfitta) Spiegando che la legge elettorale è stata sbagliata, che ripartire dai circoli non può bastare dopo che è cambiato tutto nel modo di intendere la politica.

Oggi a Frosinone è in programma una festa in piazza, con De Angelis e i consiglieri regionali Mauro Buschini e Sara Battisti. Annunciata la presenza del Governatore Nicola Zingaretti. (leggi qui Il caos calmo del Pd e la profezia di Scalia) Un segnale? Forse sì. Lanciato da De Angelis all’indirizzo di Zingaretti, per un riavvicinamento politico che, a pensarci bene, sta nelle cose. Non soltanto per la mancata elezione di De Angelis a deputato, determinata dal fatto che il leader di Pensare Democratico ha ottenuto solo la terza posizione nel listino blindato della Camera. Al primo posto c’era Claudio Mancini, che ovviamente è stato eletto. Il crollo del Pd alle politiche ha fatto la differenza, ma non si è trattato di un fulmine a ciel sereno. Il punto è che da Roma alcuni sono stati blindati e altri no.

Francesco De Angelis non ha fatto polemiche, ma è chiaro che ha valutato quanto accaduto. Tanto più che lo stesso giorno, alle regionali (con le preferenze quindi), De Angelis ha fatto il pieno di voti per Buschini e Battisti. Adesso la prospettiva potrebbe cambiare. Francesco De Angelis è da sempre l’azionista di maggioranza del Pd in Ciociaria e i voti non sono mai diminuiti. Anzi.

La ricucitura politica con Zingaretti avrebbe un forte impatto sotto ogni punto di vista. Nessun dubbio sull’asse di ferro De Angelis-Buschini. Resterebbe da vedere la posizione della Battisti, orfiniana della prima ora.

C’è un altro elemento da considerare: oggi Orfini è quello più vicino a Matteo Renzi nel Pd. La domanda è: ma sarà ancora Renzi a dare le carte nei Dem? 

 

Troppi assenti nei momenti che contano

Alla riunione del partito non c’era Simone Costanzo, segretario autosospesosi del Pd. Non si è visto neppure Marino Fardelli, che sulla stampa aveva rivendicato il ruolo centrale del cassinate sul versante della prossima segreteria provinciale dei Democrat. Mancavano anche Barbara Di Rollo e Barbara Caparrelli, candidate alle regionali. (leggi qui Gomitate e assenti illustri nel Pd che fa l’analisi della sconfitta) Il punto è: perché non presentarsi in assemblea e dire, magari anche a muso duro, quello che non va?

Perché si evitano accuratamente (da troppi anni) polemiche e discussioni magari scomode ma salutari? Il Pd ha perso elettori, non classe dirigente.

In tanti hanno scelto i Cinque Stelle, magari proprio per la chiarezza di linguaggio del Movimento di Beppe Grillo. Impostare le riunioni sempre e soltanto in punta di fioretto non sblocca alcuna situazione. Forse con la spada o con la sciabola il “duello” potrebbe determinare un chiarimento vero. Non ingessato. In questo modo resta soltanto la guerra di posizione. Con le correnti che parlano esclusivamente in termini di “io” e“voi”. Nessuna inclusione, nessuna volontà di capire le ragioni del compagno di partito, che viene visto come un avversario. Con tanto di anatemi e scomuniche.

Così il Pd non andrà da nessuna parte.

 

Forza Italia al bivio decisivo Ma chi media?

Momento delicato in Forza Italia. Non soltanto per le difficoltà di scegliere i candidati a sindaco in Comuni importanti come Ferentino e Anagni. Un passaggio che deve tener conto delle nuove dinamiche del centrodestra. Ma soprattutto per le tensioni interne che continuano ad esserci. (leggi qui I pranzi segreti di Ciacciarelli alle spalle di Piacentini)

Perché è evidente che a Mario Abbruzzese e Pasquale Ciacciarelli il commissariamento del partito non è andato giù. Tanto più che il coordinatore regionale Claudio Fazzone ha scelto Adriano Piacentini come commissario. Quindi un esponente del nord della provincia, vicinissimo al sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani.

In prospettiva nelle file degli “azzurri” sarà la contrapposizione politica tra Ottaviani e Abbruzzese a caratterizzare il dibattito. Probabilmente esasperandolo. Anche e soprattutto in considerazione del fatto che in questo momento si fatica a comprendere quale sia l’interlocutore in Forza Italia.

La mancata elezione di Mario Abbruzzese e Giuseppe Incocciati, fedelissimi di Antonio Tajani, è stata letta da molti come un segnale politico. Allo stesso modo un segnale politico, all’indirizzo di Claudio Fazzone, è stata l’elezione del vicepresidente del consiglio regionale. L’ha spuntata Adriano Palozzi, vicino a Maurizio Gasparri. Mai come in questo momento Forza Italia avrebbe bisogno di unità. I segnali però sono di tutt’altro indirizzo.

 

Le comunali e il centrodestra che verrà

Si tratta di capire pure il futuro del centrodestra sul territorio. Di Forza Italia abbiamo detto. Per il resto i segnali che arrivano sono diversi. Il senatore Massimo Ruspandini (Fratelli d’Italia) ha fatto capire due cose: il partito di Giorgia Meloni d’ora in poi avrà un ruolo forte e pesante in Ciociaria, ma al tempo stesso non pone veti.

In questo momento Fratelli d’Italia si pone come punto di equilibrio nella coalizione di centrodestra. Diverso il discorso per la Lega, che per esempio ad Anagni non è d’accordo con le scelte di Forza Italia.

Più in generale però il Carroccio dà la sensazione di voler prendere tempo, probabilmente per dinamiche interne in evoluzione.

C’è anche da dire però che un conto sono le elezioni politiche e regionali (dove il voto di opinione è preponderante), altro discorso rappresentano le amministrative, dove liste, candidati e preferenze fanno la differenza. In un’ottica di unità però. Infine, il rapporto con Noi con l’Italia e con le liste civiche.

Cosa vuole fare il centrodestra. Cosa intende fare, soprattutto, la Lega?

 

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