Asl, non si accorpa. E si va verso il Dea di II livello

La Asl di Frosinone non verrà accorpata a quella di Latina. E si va verso il riconoscimento del Dea di II livello. Il passaggio di testimone tra il manager Macchitella ed il suo successore

La Asl di Frosinone non verrà accorpata a quella di Latina. Né ora né nei prossimi anni. Potra avere il riconoscimento formale di Dea di II Livello, il dipartimento di eccellenza sui casi di emergenza. Il problema dei prossimi anni sarà la carenza di medici e infermieri: una crisi che in tutto il Lazio determinerà la necessità di circa 15mila professionisti. Si sta lavorando per evitare il collo di bottiglia a Frosinone ed in tutta la Regione. Il passaggio di consegne ad uso di fotografi e telecamere tra Luigi Macchitella e Stefano Lorusso porta novità e certezze per la Asl di Frosinone.

Luigi Macchitella, Mauro Buschini, Alessio D’Amato, Stefano Lorusso

Il nuovo manager lucano arrivato dalla Sardegna è il più giovane Direttore generale arrivato al timone dell’azienda sanitaria di via Armando Fabi. È il primo a non avere la laurea in medicina appesa alla parete. Il primo a non avere sulla testa la spada di Damocle del rientro dal maxi debito: che per una dozzina di anni ha bloccato assunzioni ed investimenti.

Con lui inizia la nuova fase. Quella da costruire sulle fondamenta scavate e consolidate da Luigi Macchitella, il commissario mandato da Nicola Zingaretti per avviare la trasformazione.

C’è anche lui a questo simbolico passaggio di consegne. Va via dopo tre anni e mezzo anni a Frosinone. Asciutto e aspro come un ulivo, essenziale e fonbamentale come l’olio che se ne ricava: Luigi Macchitella oggi ha impiegato meno di tre minuti per tracciare l’elenco dei risultati ottenuti. Gli è bastato dire che ora i bilanci si redigono entro i termini, vengono approvati, sono in attivo; che oggi i cittadini di Frosinone hanno smesso di fare i viaggi della speranza per farsi operare fuori provincia e su alcune patologie sono i romani a venire qui; «oggi si fanno interventi che quattro anni fa nemmeno osavamo immaginare, i Lea sono migliorati».

I Lea sono i parametri che misurano i livelli della qualità dell’assistenza. Numeri. Non parole. ha detto tutto.

La scelta di Stefano

Stefano Lorusso ha 44 anni. Viene dalla Basilicata. Ed i suoi abiti profumano ancora di Sardegna. Non c’è stato in vacanza: ma per circa tre anni durante i quali ha fatto parte del team incaricato di accorpare tutte le Asl realizzando un’unica azienda sanitaria regionale.

Il DG Stefano Lorusso

A Frosinone c’è venuto per sua scelta. «Una scelta ponderata, fatta nella consapevolezza di andare in un’organizzazione complessa». Cita don Luigi Sturzo quando dice che il suo approccio non sarà né da ignorante né da presuntuoso ma sarà l’approccio della discussione del confronto.

Docono che abbia già iniziato a confrontarsi. E che in qualche caso lo scambio di idee sia stato particolarmente acceso. Annuncia «Quattro giornate della Salute: per parlare di Sanità nei distretti, incontrare gli operatori, i sindaci il terzo settore».

E l’eredità lasciata da Macchitella? «Il mio sarà un approccio in continuità».

Buschini e Cristofari

Non cerca i riflettori il Presidente del Consiglio regionale del Lazio Mauro Buschini. Si limita a due passaggi chiave. Non vuole rubare la scena: sa che i meriti sanitari appartengono di altri. Con la sua presenza rivendica il merito politico del cambiamento: fu lui a volere un cambio di passo e reclamare la testa dell’allora manager Isabella Mastrobuono, fu Nicola Zingaretti su sua sollecitazione a scegliere Luigi Macchitella e mandarlo a Frosinone.

Mauro Buschini e Alessio D’Amato

«La nostra sanità non è la stessa di 4 anni fa. Non lo è grazie alle scelte fatte dalla Regione Lazio E grazie allo spirito di sacrificio del personale che ha operato nelle nostre strutture in questi anni difficilissimi».

Il presidente dell’Ordine dei medici Fabrizio Cristofari fa lo stesso ragionamento. Evita la sovraesposizione. Ma mette sul tavolo due concetti: «Le sperimentazioni fatte sul territorio» e «le aggressioni subite dal personale sanitario».

Il Dea di II Livello

Per la prima volta c’è l’assessore regionale alla Sanità del Lazio. Perché fino ad oggi non c’era un assessore. Ma un Commissario indicato dal Governo per mettere le briglie ai conti della Sanità laziale.

Alessio D’Amato Dice che il balzo in avanti compiuto da Frosinone «è la conseguenza del lavoro fatto su tutto il Lazio». I conti ora sono in ordine «e ci sono 6 milioni di avanzo: partivamo da un disavanzo di 2 miliardi». Sono partiti i concorsi per assumere i primari: ne servono 106 nel Lazio e per evitare furbate è stata sosttoscritta una convenzione con la Guardia di Finanza.

Alessio D’Amato

Poi i due annunci. «Dobbiamo lavorare perché a Frosinone venga riconosciuito il Dea di II livello. Grazie al lavoro di Luigi Macchitella buona parte dei servizi necessari c’è già. Con un piccolo sforzo si farà l’ultimo passo e si arriverà al riconoscimento formale».

E poi «Non c’è alcuna ipotesi di accorpamento delle Asl di Frosinone e Latina. La riorganizzazione delle Asl ha riguardato Roma, non toccherà le province. Lo dimostra il fatto che oggi presentiamo un manager con il quale abbiamo stipulato un contratto di 3 anni».

La centrale 118

Poi il terreno minato: l’accorpamento della Sala Operativa del 118: quella di Frosinone andrà a Latina. O almeno questo prevedono i piani. Alessio D’Amato cita la sala operativa del 112: perché lo stesso piano prevede che in cambio del taglio Frosinone riceva la nuova sala operativa del numero unico di emergenza per le province del Sud Lazio.

Una sala moderna, grazie alla quale sarà possibile con una App fare la geolocalizzazione e dire dove ci si trova con precisione e chiedere aiuto.

I posti letto e gli anestesisti

Gli chiedono notizie sui posti letto: Roma ce ne ha fatti perdere molti al tempo delle macroaree. A cassino mancano gli anestesisti e non si possono fare gli interventi.

La conferenza stampa

L’assessore Alessio D’Amato spiega che sui posti letto «il Lazio sta all’interno di norme nazionali, la riorganizzazione è appartenuta ad una stagione passata. Noi invece vogliamo il rafforzamento sul territorio: è il cardine dei nostri parametri operativi, nei nostri ospedali si fanno prestazioni che fino a qualche mese fa erano impensabili. Oggi a Frosinone abbiamo la Neurochirurgia, facciamo interventi di tumore alla testa che prima non era possibile se non a Roma».

Gli anestesisti? Sono arrivate rassicurazioni dalla Asl di Caserta e dalla Asl Roma C Roma: metteranno a disposizione gli anestesisti. Ma il problema non è del lazio: è nazionale. Le cifre dicono che nel Lazio mancheranno più di 15mila medici entro il 2025. E già oggi ci sono centinaia di richieste per avere tecnici ed infermieri di origine straniera. C’è carenza di personale esperto e formato.

Alessio D’Amato e Stefano Lorusso

Il Lazio ha segnalato il problema al Ministro: è il governo nazionale a doversene occupare «Le Regioni sanno cosa serve nei prossimi anni, prima erano le università a redigere il fabbisogno ora non è così. E’ stato fatto un lavoro importante di reclutamento, questo lavoro dovrà continuare. Il più grande cocnorso in Italia per il reclutamento di infernieri lo sta facendo il Lazio: hanno aderito in 30mila, in 10mila sono stati ammessi agli orali. Vengono anche da fuori ma la Regione ha imposto un vincolo e dovranno fare servizio nel Lazio almeno 5 anni»

La squadra

Il più giovane manager della Asl di Frosinone, il primo dopo il commissariamento, il primo non medico ora dovrà mettere a punto la sua Direzione Strategica. Sul Direttore Amministrativo qualche idea già l’ha raggiunta, sul direttore Sanitario «mi riservo qualche giorno per scegliere la persona che mi può accompagnare in questo percorso».

Glielo hanno anticipato tutti: non sarà un percorso semplice.

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