I verdetti dei numeri: chi ha vinto e chi ha perso nel Pd

Finisce 6 – 1 e con il settimo seggio da assegnare in base ai resti nel Lazio. Le elezioni per l’Assemblea Nazionale del Partito Democratico sono state le prove generali in vista delle Politiche con cui rinnovare Camera e Senato.

I numeri del voto celebrato domenica (leggi qui i numeri maturati nella notte) hanno detto questo. E molto ancora.

Le urne hanno detto che Francesco De Angelis si conferma una macchina da guerra quando c’è da rastrellare preferenze. Nei Comuni dove ci sono sindaci che fanno riferimento a lui sono andate a votare pure le pietre. Isola del Liri ha registrato il migliore dato in tutta la provincia, Giuliano di Roma la migliore percentuale per Renzi. Fontechiari, Serrone e tutti i centri guidati dai fedelissimi hanno tirato bene. Ma pure i Comuni dove i sindaci fanno riferimento a Francesco Scalia e Nazzareno Pilozzi hanno registrato un’affluenza superiore alla media. E soprattutto superiore alle attese.

E’ chiaro che i big si stanno pesando, stanno verificando la tenuta della loro macchina del consenso sul territorio. Hanno controllato la ‘fedeltà dei sindaci e dei portatori di preferenze. E’ così che sono emersi i punti di forza e le lacune: come i 601 voti di Ceccano che sono una briciola rispetto ai 665 della vicina Patrica. O i 512 elettori di Veroli che spariscono sotto il peso dei 601 di Castrocielo. Ma pure i 1.039 di Frosinone non brillano se messi vicino ai 1.426 portati alle urne a Cassino.

Un segnale chiaro lo ha mandato Antonio Pompeo. Il presidente della Provincia di Frosinone ha fatto capire che non scherza quando dice che vuole correre alle prossime Regionali. La caparra l’ha depositata portando alle urne a Ferentino 1.170 persone: sono molte più delle 963 che ha mobilitato nella sua Alatri  l’assessore regionale Mauro Buschini, il candidato dell’area De Angelis con il quale andrebbe a misurarsi per il seggio alla Pisana. E sono una moltitudine in più di quelle che ha spostato Marino Fardelli a Cassino, cioè colui con il quale Pompeo dovrebbe contendersi la candidatura all’interno della componente Scalia.

La lettura dei numeri conferma che proprio Antonio Pompeo si sta creando una componente sul territorio. Sta occupando gli spazi lasciati liberi proprio dal senatore Scalia. Che si giocherà la partita direttamente su scala nazionale. Appare chiaro allora che sia stata una strategia, quella di Pompeo: tenersi lontano dalle diatribe interne al Pd, un modo per dire no ad un partito che si alimenta dell’eterno duello interno. In quel silenzio però, Pompeo ha lavorato costruendosi un tesoretto di voti tra i sindaci. Stanno con lui alcuni amministratori della Valle del Sacco. Sta stringendo un fitto dialogo con il sindaco di Fontana Liri. E’ legato ai sindaci di Veroli e di Ceprano. E lo si è visto sempre più spesso a Castrocielo, Patrica, nei centri del distretto sociale B. Parla da sempre con Simone Costanzo e tra i due può crearsi un asse se la componente del Segretario esprimerà un candidato/a.

I numeri poi hanno parlato a voce alta a Cassino. Qui il listone per Renzi è sceso dall’85% del primo turno (quello riservato agli addetti ai lavori) al 60% di domenica. Nello stesso tempo la mozione Emiliano (capolista il guastafeste Salvatore Fontana) è salita dall’8% del primo turno al 34% del secondo. Solo il tempo dirà se Marino Fardelli e Giuseppe Golini Petrarcone hanno sbagliato strategia salendo sul carro del listone renziano. Se avessero appoggiato Emiliano, oggi avrebbero potuto dire ai big di Frosinone «A Cassino non si passa, se volete le preferenze dovete fare i conti con noi». Ma non è andata così. E nello stesso tempo, a Ferentino Antonio Pompeo ha fatto la voce grossa.

Resta il quesito legato ad Anna Teresa Formisano. Giurano che l’inossidabile signora delle preferenze sia scesa in campo ed abbia fatto sentire il suo peso. Proprio appoggiando la mozione Emiliano. Fontana non nega. Anzi: dice che «è stato un fatto molto positivo che una persona di quello spessore, già terza carica 3 nazionale dell’Udc, si sia espressa per Emiliano».

Un discorso a parte va fatto per il risultato di Andrea Orlando. A Roma, a Frosinone e nel Lazio in genere, la mozione appoggiata da Nicola Zingaretti. In alcune zone zone della regione il popolo orlandiano ha avuto punte del 50%. Sono state centrate percentuali più alte rispetto alla media nazionale. Ma sono tali da potersi dire soddisfatti, in un territorio dove a governare c’è proprio Nicola Zingaretti, cioè il numero due della mozione?

Una nota a parte la merita il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani. Chiunque ci sia, nell’ombra, a disegnare le strategie della sua Comunicazione, è un genio. Mandando il papà a votare alle primarie del Pd è riuscito ad ottenere un’intera pagina su tutti i giornali, nonostante si trattasse dell’evento organizzato dallo schieramento opposto al suo. Cogliendo l’occasione per ricordare che alle sue primarie del predellino, a Frosinone aveva portato a votare più persone di quante ne abbia mobilitate ieri il Pd.

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