Ballano mentre la fiamma si spegne nei motori

Durante il prossimo incontro Stellantis non comunicherà i piani per Cassino. Ma solo per Mirafiori. I segnali che arrivano da Ferrara. E che in provincia di Frosinone si continua ad ignorare. Potrebbero condizionare tutto il futuro industriale

I politici e gli industriali della provincia di Frosinone continuano a ballare su un Titanic che imbarca sempre più acqua. Nessuno interviene perché la barca non ha ancora cominciatoi ad inclinarsi. Ma dai piani più lontani iniziano ad arrivare i chiari segnali di allagamento.

Partono da Ferrara dove i 140 dipendenti della Yara fertilizzanti resteranno a casa senza lavoro per almeno sei settimane che potrebbero diventare otto. Lo ha deciso la casa madre in Norvegia – una multinazionale presente in 160 Paesi con più di 17mila dipendenti. Tutta colpa del prezzo del gas naturale, raddoppiato da gennaio, salito del 440% dall’inizio della pandemia. Le entrate della Yara non coprono i costi della materia prima ed è più conveniente fermare tutto.

Ancora silenzio su Cassino Plant

Foto: Pashminu Mansukhani / Pixabay

È lo stesso problema indicato da Carlos Tavares appena ha completato il suo tour nello stabilimento Stellantis di Cassino. identico a quello messo sul tavolo dai vertici di AGC Automotive quando hanno parlato di investimenti sul plant di Roccasecca con il presidente del Consorzio industriale Cosilam Marco Delle Cese. (leggi qui AGC Automotive pronta a investire “Ma tagliate i costi elettrici”).

La situazione è talmente seria che il 13 ottobre Stellantis non comunicherà i suoi piani per Cassino. Ai sindacati ed al Ministero parlerà solo di Mirafiori. La strategia del nuovo management francese è quella di decidere stabilimento per stabilimento, in base ai costi. I tempi di Fiat sono finiti: fare le macchine a Piedimonte San Germano o Pomigliano d’Arco non è più legato alle richieste di Giulio Andreotti. Ora dipende dai costi. Ed i costi di cassino sono troppo altri.

Rischio lockdown energetico

La guerra sul prezzo del gas rischia di essere determinante per le sorti di Cassino e dell’intero sistema industriale della provincia di Frosinone. Nè più né meno di come sta accadendo a Ferrara. L’allarme, ulteriore, in queste ore lo ha dato il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani: «Impatterà enormemente sulla manifattura e sulle bollette». Per gli esperti da qui a Natale si rischia il «lockdown energetico».

Non è un caso se Giovanni Savorani si è rivolto al Governo nel suo ruolo di presidente di Confindustria Ceramica. Chiede interventi analoghi a quelli garantiti ai cittadini per le loro bollette. «Altrimenti fermarsi sarà inevitabile, basti pensare che molte delle nostre imprese sottoscrivono contratti annuali per la fornitura di gas e ora dovrebbero andare a ricontrattarlo mentre le quotazioni sono ai massimi. Occorre un intervento per sterilizzare una parte dell’Iva o i costi dei permessi a inquinare. In queste condizioni fermare gli impianti sarà il meno». In provincia di Frosinone appartengono alla filiera della ceramica realtà come Saxa Gres ad Anagni e Grestone a Roccasecca.

Proprio il suo presidente Francesco Borgomeo, nella veste di presidente di Unindustria Cassino, nelle settimane scorse aveva proposto di intervenire subito: usando i fondi del Pnrr, seguendo la strategia già adottata nel Nord d’Italia ed in tutta l’Europa industrializzata. In pratica, ricavare il gas e l’energia a costi infinitamente più bassi: direttamente in casa e senza dove passare da Putin e dai gasdotti russi.

Ma tutti hanno fatto finta di non sentire. Nessuno è sceso in campo a spiegare ai cittadini che le nuove tecnologie di IV generazione nulla hanno a che vedere con quelle di tanti anni fa.

Meglio ballare. Fino a quando il Titanic non inizierà ad inclinarsi. Come accaduto a Ferrara

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