Ballottaggi: chi ha vinto e chi ha perso. E perchè.

Da Sora ad Alatri, da Latina a Formia. Chi ha vinto e chi ha perso in questi ballottaggi. Le occasioni mancate, le intuizioni geniali. I passi di lato decisivi. Ecco il resoconto, Comune per Comune

Il vento è cambiato. Soffia nelle vele del centrosinistra. Che conquista Roma, ribalta il risultato del primo turno a Latina, contribuisce alla vittoria su Sora, sfiora il colpaccio a Formia e lo manca per 38 voti su 15mila, si riprende Frascati. Il centrodestra ha perso: ma non è lo sconfitto di questa tornata. Il vero sconfitto è il Movimento 5 Stelle: a Roma passa dal governo della città ad un ruolo marginale, a Latina e Sora ha perso l’occasione di sostenere il candidato vincente, a Formia poteva determinare il nome del nuovo sindaco.

Sora

Luca Di Stefano: 7.139 voti. Eugenia Tersigni: 5.702

Luca Di Stefano all’ingresso del Municipio

C’è un’immagine che fotografa questa elezione: le lacrime a dirotto di papà Enzo Di Stefano quando alle 16.30 suo figlio Luca arriva al comitato elettorale. Enzo è stato sindaco nel 1993, spaccando le parrocchie inviolabili della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista. Luca è diventato sindaco oggi a 31 anni, alla guida di una coalizione civica nella quale c’erano schegge della Lega che fa riferimento agli onorevoli Francesca Gerardi e Francesco Zicchieri, c’era il Partito Democratico che per sostenerlo ha ritirato la sua lista e la sua candidata.

Il risultato di Sora insegna molto a tutti. Il Pd ha vinto la sua partita perché ha avuto il coraggio di tornare sui suoi passi: il Segretario Provinciale Luca Fantini ad un certo punto delle trattative ha saputo ritirare la sua linea che prevedeva un candidato identitario ed una lista con il simbolo; ha fuso il suo schieramento con quello di Luca Di Stefano, ammainato il logo. In questo modo ha portato a casa il vicesindaco Maria Paola Gemmiti.

Insegna molto anche al Movimento 5 Stelle: è scomparso dall’Aula consiliare nella quale cinque anni fa era entrato come terza forza politica di Sora. Sparito. Cancellato.

Paga un prezzo altissimo il centrodestra. Aveva una formazione vincente. Mandata a schiantarsi sull’altare delle ambizioni dei singoli gruppi. Il centrodestra è un’alleanza elettorale ma non è una coalizione di governo.

Sora insegna molto anche sul piano del garbo e dell’educazione: È stata l’elezione del fair play. Alle 16 l’ingegnere Eugenia Tersigni è apparsa sugli schermi di Teleuniverso per fare gli auguri a Luca Di Stefano. Più tardi, Luca Di Stefano è andato nel comitato elettorale dell’ingegner Tersigni per stingerle la mano.

Alatri

Maurizio Cianfrocca 7.794 – Enrico Pavia 5.657

Cianfrocca vittorioso verso il suo comitato

Il centrodestra riconquista il municipio di Alatri dopo dieci anni di centrosinistra. Una vittoria netta che è il risultato però delle individualità più che della politica: al primo turno la civica di Cianfrocca ha preso ben mille voti, il solo Roberto Addesse nella Lega ne ha presi 829, in FdI Antonello Iannarilli ne ha portati 370.

I numeri dicono che il centrosinistra,terza forza politica ed escluso dal ballottaggio, è rimasto con le mani in tasca: non ha portato il suo soccorso elettorale all’avvocato civico Enrico Pavia. Ha scommesso sul logoramento all’interno di un centrodestra nel quale le individualità avranno un peso.

Alatri è una sconfitta netta per un Pd che l’ha governata dieci anni e non è stato capace di individuare un’alternativa che gli elettori chiedevano ed avevano fatto capire di volere. Ci si è arroccati su uno schema che poteva funzionare dieci anni fa. Ma ora non più. Inutile il sacrificio compiuto in nome dell’unità dal Segretario Provinciale Luca Fantini e dall’ex Presidente del Consiglio Regionale Mauro Buschini. Entrambi di Alatri ed espressione dell’area Pensare Democratico, hanno rinunciato a forzare la mano e lasciato l’iniziativa a Base Riformista che esprimeva lo storico vicesindaco Fabio Di Fabio.

Latina

Damiano Coletta 30.293 – Vincenzo Zaccheo 24.888

Damiano Coletta portato in trionfo dopo la vittoria

di Lidano Grassucci

Beh, ma chi ci credeva. Nessuno avrebbe scommesso, diciamo la verità. Il 48.3% di Vincenzo Zaccheo al primo turno delle comunali di Latina era il K2. Una vetta non scalabile soprattutto da italiani, italiani usciti con le ossa rotte dalla guerra. Eppure il 31 luglio del ’54 due italiani Achille Compagnoni e Lino Lacedelli arrivarono lì su. Oggi una cosa simile l’ha fatta Damiano Coletta. Ha vinto lo sconforto del primo risultato.

Vincenzo Zaccheo, sindaco in carica tra il 2002 ed il 2010 e sostenuto dal centrodestra al completo, si è speso al primo turno, doveva vincere subito, di getto. Damiano Coletta, il sindaco uscente sostenuto da Latina Bene Comune e dal Pd che 5 anni fa sbagliò nel non sostenerlo, lo ha stoppato di un soffio, poi ha messo la freccia.

Ha pesato il confronto giovane-vecchio, ripetuto tanto. Al primo turno hanno tirato i candidati, al secondo hanno pesato gli eletti (troppi ritorni). Il risultato? Il centro cittadino ha aumentato la sua scelta colettiana, i borghi hanno allentato la loro opzione zaccheiana.

Il risultato impossibile si è manifestato evidente già dalle prime schede scrutinate, la storia non prevede la marcia indietro.

La lezione politica di Latina è chiara. Il centrodestra pontino ha evidente carenza di leadership, è un gigante (manco tanto grosso) senza capo, senza capi. Il ritorno a Zaccheo, grandissima figura ma ormai appartenente al passato, ha reso evidente questo.

Damiano Coletta è il risultato di una nuova piccola borghesia urbana che cerca (dopo la fase rivoluzionaria un poco approssimata) una normalizzazione. Ha pesato tanto la retorica sulla destra, sulle nostalgie che ci hanno reso ridicoli in tutta Italia, come se qui non avessimo altro da fare che saltare il cerchio di fuoco a torso nudo tutti i sabato mattina.

La Meloni, Salvini, Tajani ci hanno investito, ma non è bastato. Al secondo turno Zaccheo ha perso 6.184 voti, Coletta ne ha guadagnati 5.500. Insomma ha preso il K2.

Formia

Gianluca Taddeo 7.498 – Amato La Mura 7.460

Gianluca Taddeo

Una battaglia all’ultimo voto, combattuta casa per casa, con le unghie e con i denti. Alla fine Gianluca Taddeo ha vinto: è lui il nuovo sindaco di Formia. È una vittoria di misura, ottenuta con 38 voti di scarto su 15mila votanti. Ma non per questo è una vittoria meno pesante, meno importante, meno legittima.

Poco conta che il dottor Amato La Mura con la sua coalizione trasversale, sia stato ad un passo dal ribaltare il risultato del primo turno quando tra i due candidati c’erano quasi 9 punti di distacco.

È un altro successo di Claudio Fazzone, potentissimo coordinatore regionale di Forza Italia ed abilissimo conoscitore di uomini: lui ha inventato il sindaco di Gaeta Cosmo Mitrano, lui ha scoperto il sindaco di Fondi Salvatore De Meo poi diventato parlamentare Europeo. Sempre lui ha scommesso sul successore Beniamino Maschietto. E ora a Formia ha puntato su Gianluca Taddeo. Vincendo.

Ma è una vittoria soprattutto di Gianluca Taddeo: espressione di Forza Italia, sostenuto anche da FdI e civici, 45 anni, funzionario del Dipartimento di prevenzione dell’Asl. Soprattutto mister preferenze della politica formiana. Da anni è il candidato al Consiglio più votato.

Non è una sconfitta per il primario infettivologo Amato La Mura, sostenuto da una serie di liste civiche realizzate da Lega, mezzo Pd cioè quello che fa riferimento all’ex sindaco Sandro Bartolomeo, gli eredi dell’Udc. Ha recuperato quasi tutto lo svantaggio: venti voti spostati da una parte all’altra avrebbero determinato un risultato differente.

Il vero sconfitto è il Partito Democratico. Ed anche il Movimento 5 Stelle. Sono stati loro a consegnare la ittà al centrodestra. Esclusi dal ballottaggio, non hanno appoggiato il fronte dove c’era mezzo Pd, cioè l’altra metà della Sezione di Formia, l’alleato di governo in regione Lazio ed a Palazzo Chigi.

Formia ha due vincitori: uno pratico ed uno morale; e due sconfitti: la politica non è dispetto ma capacità di fare sintesi.

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