Il banco vince sempre: perché Acea è ancora al suo posto

Le bottiglie di spumante sono vuote, i coriandoli non volano più, le trombette sono mute. Nessuno festeggia più da tempo per la risoluzione del contratto con Acea. L’assemblea dei sindaci l’ha approvata il 13 dicembre scorso. Doveva essere l’atto che mandava a casa l’antipatico gestore romano e le sue tariffe.

Invece Acea è ancora lì. E sulle bollette si caricano i costi delle cause che nel frattempo i sindaci continuano a perdere di fronte al Tar.

A che punto è la procedura di risoluzione del contratto?

 

LA PROCEDURA DI RISOLUZIONE
Il presidente dell’assemblea dei sindaci, Antonio Pompeo, ha regolarmente notificato ad Acea la decisione dei suoi colleghi (lui era tra i contrari alla risoluzione). L’ha fatto una settimana dopo l’approvazione: il 20 dicembre.

Acea resta al suo posto fino al giorno in cui l’assemblea non avrà deciso come gestire in futuro l’acqua.

Perché – cosa che molti ignorano – l’acqua non si paga: ciò che paghiamo nella bolletta è il servizio che ci viene fornito; prendere l’acqua, portarcela a casa, garantirci che sia pura e potabile, raccogliere i nostri scarichi, depurarli, smaltirli.

Ma come lo vogliamo gestire? Affidando tutto ad una ditta privata (come è stato fino ad oggi)? O mettendoci in società con un privato (come ha fatto Latina)? Oppure facendoci una società in house, composta dai Comuni (a grandi linee come ai tempi degli Acquedotti degli Aurunci, che però hanno lasciato un buco da 60 milioni – Leggi qui).

 

VIA IL 9 MARZO 2017
L’iter per individuare il nuovo gestore (a prescindere se privato, in società, in house) doveva partire entro il 13 marzo 2017. La legge infatti concede 3 mesi dal fatidico 13 dicembre per avviare la procedura.

Tempi rispettati. Il 9 marzo c’è stato il primo atto. Quale? La procedura per realizzare la ricognizione delle infrastrutture. In pratica – qualunque sia il tipo di gestione scelta – prima di ogni cosa è necessario stabilire cosa c’è in provincia di Frosinone tra acquedotti, impianti, depuratori. In che condizioni stanno. Quali lavori vanno fatti.

Chi lo stabilisce? Con la riforma delle Province disposta dalla norma Delrio c’è stato il caos delle competenze e dei trasferimenti del personale in Regione o presso altri Enti. Quindi? Nessuno è in grado di fare quella stima, tra i dipendenti rimasti a disposizione.

E allora?

 

LA CONSULENZA PER TROVARE I CONSULENTI
Il 9 marzo scorso la Sto (l’organo con i tecnici in materia di acqua a disposizione dei sindaci) ha pubblicato un bando con cui si cercano alcuni consulenti. Per periziare le infrastrutture? No, per individuare i consulenti che dovranno periziare le strutture.

Che storia è questa? Nessuno vuole fare la fine raccontata nella storia dell’Ortolano e il Cetriolo: nessuno dice di essere in grado di periziare gli impianti, nessuno dice di avere abbastanza personale, nessuno dice di sapere chi potrebbe farlo.

Quindi? Serve un consulente per individuare i consulenti ai quali far fare la consulenza sulle infrastrutture.

Rispondono in tre al bando di marzo. La Anea – Associazione Nazionale Enti d’Ambito, l’Ieopa – Istituto Etico per l’Osservazione e la Promozione degli Appalti Srl, la Guida Monaci Spa.

L’offerta migliore arriva da Anea che chiede 7mila euro. Ieopa voleva 12.500 euro. Guida Monaci ne ha chiesti 14mila. Tutto più iva.

L’incarico prevede “Predisposizione di un bando e di un disciplinare di gara finalizzato a reperire tecnici e professionisti specializzati a cui affidare l’attività di ricognizione delle Infrastrutture materiali presenti nel territorio dell’Ambito Territoriale Ottimale numero 5 e pianificazione degli investimenti necessari”.

 

FERMI TUTTI, SI VA AL TAR
Acea intanto impugna tutto. Lo fa con un ricorso di 63 pagine consegnato il primo febbraio scorso, firmato dagli avvocati Mirabile – Cristiano – Mannocchi. Chiede l’annullamento di ben 14 atti compiuti dai sindaci. E siccome poi s’è accorta che c’erano pure un altro po’ di cosette alle quali attaccarsi, ha depositato dei ‘motivi aggiuntivi‘.

L’udienza è fissata a novembre. Acea chiede l’annullamento della Risoluzione ed il riconoscimento dei danni. Se il Tar le darà torto, nel momento in cui ci sarà il nuovo gestore prenderà le sue cose ed andrà via. Dopo essersi fatta pagare però tutte le pendenze.

E cosa gli dobbiamo pagare ad Acea? Giusto per dirne una: i soldi delle bollette vecchie che abbiamo pagato solo in parte perché calcolate con una tariffa provvisoria (ricordate la famosa Tariffa Provvisoria di Iannarilli?). Poi si è scoperto che la tariffa finale era diversa e ora – e per i prossimi anni – pagheremo il conguaglio.

 

CHI HA AVUTO HA AVUTO?
Intanto, dopo avere stappato lo spumante, sparato i coriandoli e le stelle filanti, soffiato nelle trombette per festeggiare la ‘cacciata’ di Acea, nessuno si è più visto.

Il fronte dei sindaci che era attivissimo a ridosso delle elezioni comunali sembra essersi dissolto. Nicola Ottaviani si sta riprendendo dalla fatiche elettorali che l’hanno visto rieletto a furor di popolo, Carlo Maria D’Alessandro è alle prese con l’esproprio degli acquedotti e l’imminente dissesto, Roberto Caligiore e Roberto De Donatis tentano di risolvere la quotidianità nei loro Comuni.

E la madre di tutte le battaglie contro Acea?

L’impressione è che passata la festa a nessuno interessi più di tanto la questione. Abbiamo vinto, riportiamoci il pallone a casa ed andiamo a farci la doccia che domani mattina si torna in ufficio.

Nessuno – tanto per fare un esempio – si è ricordato di contestare ad Acea gli obblighi contrattuali che comunque rimangono in piedi. Anche se è in prorogatio. Uno tra i tanti: chiedergli a che punto è l’applicazione del piano per la riduzione delle perdite idriche al fine di allinearlo alla media nazionale del 31,9%.

Nessuno ha più rimproverato nulla. Perché, tanto adesso le elezioni sono passate. Se aspettiamo un altro po’ arrivano le Regionali e poi le Politiche: magari riprendiamo la tastiera e ricominciamo a fare caciara.

 

IL BANCO VINCE SEMPRE

Il banco vince sempre. Non perché sia più forte. Nemmeno perché giochi con le carte truccate. Ma perché gioca da solo: quelli che dovrebbero essere gli avversari, invece, non si capisce se non sappiano giocare o stiano solo facendo finta di giocare. Se siano avversari o alleati occulti.

Un esempio su tutti. Intorno al 2011: in Regione governa Renata Polverini, in Provincia di Frosinone regna Antonello Iannarilli. Sul nostro territorio sta per cadere una pioggia fitta di milioni d’euro. Sono i 100 milioni fatti mettere in bilancio da Francesco Scalia quando era assessore regionale nella giunta di Piero Marrazzo. Sono 100 milioni per rifare tutte le reti idriche della provincia di Frosinone. E non basta: Acea è obbligata a mettere sul piatto una somma identica. Totale: 200 milioni di lavori. Non basta ancora: c’è la quota che deve mettere la Provincia. Abbastanza per rifare tutte le reti colabrodo, azzerare le perdite, accontentare sindaci e ditte.

Che fine hanno fatto quei 200 milioni? I sindaci hanno impugnato la tariffa del’acqua. Conseguenza? Acea ha detto: a questi prezzi non ho più i soldi per mettere i miei 100 milioni. La Regione? A Renata Polverini non è sembrato vero: non li tiri fuori tu e non li tiro fuori nemmeno io i miei 100 milioni. Che fine hanno fatto i soldi stanziati da Marrazzo e Scalia? Stanziamento revocato: è andato a coprire una rata del cratere  da 10 miliardi di euro nella Sanità del Lazio.

Chi ha vinto? Il banco. Perché 100 milioni non li ha tirati fuori ed a distanza di anni gli abbiamo dovuto dare la tariffa piena (pagando i conguagli). La follia è che il banco non aveva chiesto di giocarla quella partita. Ad ingaggiarla è stato chi ha voluto dire ai propri concittadini: ho impugnato la tariffa.

Il banco ha vinto allora come ha vinto oggi. La risoluzione è un pezzo di carta: Acea è ancora lì. Con tanti saluti alle condizioni favorevoli che si era riusciti a strappare nei giorni immediatamente a ridosso della famigerata riunione dello scorso dicembre al Fornaci. Come: restituzione degli eccessi in bolletta, lavori sulla rete, bonifica a via Le Lame, opere compensative.

L’amministratore delegato Paolo Saccani al quale il presidente della Provincia Antonio Pompeo ed il presidente della Camera di Commercio Marcello Pigliacelli erano riusciti a strappare quello ed altri impegni, ha preso cappello e se n’è andato a Roma a dirigere il colosso Acea Ato2. Con il quale ci ritroveremo: la fusione alla quale i sindaci avevano detto no, invece si farà. (leggi qui). Lo ha stabilito l’altro giorno il Tar. Un’altra causa persa dai sindaci. Un’altra causa vinta da Acea.

Il banco vince sempre.

 

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