Base Riformista non strappa. De Angelis mette nudo il Pd

Dietro le quinte della Direzione Pd che ha dato il via al dialogo con il M5S. Il no al 'recinto' di Base Riformista e Orfiniani. La doccia di Realpolitik fatta da De Angelis. Renzi chiede la verifica in Regione Lazio

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Le crepe ci sono. E sono profonde. Ma non sono insanabili. A renderle evidenti è stato il semaforo verde acceso ieri sera dalla Direzione Regionale Pd del Lazio al dialogo con il Movimento 5 Stelle. Una luce verde che spiana la strada ai grillini verso la Giunta regionale e l’ingresso nella maggioranza di Nicola Zingaretti. (Leggi qui la cronaca della Direzione di ieri: Zingaretti lancia dal Lazio l’alleanza competitiva col M5S).

I 48 voti favorevoli con cui la Direzione Regionale Dem ha acceso quel semaforo fanno emergere le distanze tra le varie anime del Partito. Perché Base riformista (i renziani rimasti nel Pd) e l’area degli Orfiniani alla fine non hanno partecipato al voto. Nel conteggio finale del parlamentino Dem del Lazio, l’Ordine del Giorno scritto dal Segretario Regionale Bruno Astorre ha registrato 6 astenuti e 1 contrario (un esponente dei Giovani Democratici).

Non hanno voluto strappare

Foto: Paola Onofri / Imagoeconomica

Non partecipare al voto, in diplomazia è un segnale di distanza ma non di rottura. Usava così anche ai tempi del Partito Comunista Italiano nel quale uno dei dogmi era l’unanimità nell’approvazione dei documenti: per ottenerla bastava che i contrari si astenessero. Votare contro significa strappare e durante la Direzione Regionale dell’altra sera alla fine Base Riformista ed Orfiniani non hanno voluto strappare.

L’astensione è stata sufficiente a definire con chiarezza il dissenso ed il suo perimetro. Un perimetro nel quale sta:

  • la non comprensione della necessità di accelerare su questa apertura al M5S;
  • la necessità di farlo senza un indirizzo nazionale chiaro in questa direzione;
  • l’assenza di garanzie su cosa accadrà a Roma alle prossime Comunali: con chi starà il M5S con la Raggi o definirà un candidato con il Pd?
  • il timore di chiudere in una “riserva indiana” tutto il mondo dei moderati Dem.

La posizione del fronte del dissenso alla linea del Segretario Nazionale Nicola Zingaretti viene riassunta dalla deputata romana Patrizia Prestipino di Base Riformista. «Non siamo d’accordo su questa linea che non aiuta a vincere ne’ a dare un’alleanza organica che possa permettere di vincere nei Comuni ed a livello nazionale» ha spiegato all’agenzia Dire.

La Base dice No al recinto

Patrizia Prestipino (Foto Sara Minelli / Imagoeconomica)

La parlamentare mette in evidenza che il Lazio non è un territorio come gli altri. Perché è la Regione è guidata dal Segretario nazionale e del Partito. E perché c’è Roma che è sempre stata un laboratorio politico nazionale: vedere le esperienze di Francesco Rutelli e Walter Veltroni che hanno spianato la strada al dialogo tra Ds e Margherita (nel primo caso) ed alla loro fusione nel Pd (nel secondo caso). «È per questo che il Lazio non può essere chiuso in un recinto Pd-5S. Se qui si fa un laboratorio ‘a perdere’ che futuro ci sarà a livello nazionale? Saremmo felici di essere smentititi dai fatti».

In particolare nella Capitale nulla garantisce che alle prossime elezioni Comunali il centrosinistra ed il Movimento 5 Stelle vadano insieme. «La Raggi è in campo e sta aumentando il suo consenso. Poi c’è anche Calenda – ha ragionato Prestipino – Conti alla mano, Pd e 5S stanno come Lega e FdI. È vero che il Pd è forte ma non vince chiudendosi con i 5 Stelle, piuttosto bisogna andare alla ricerca dei moderati». Il riferimento è a quella vasta area dei Liberali, dei Riformisti e di quei pezzi di Forza Italia che non si riconoscono più nel Partito di Berlusconi.

Manca l’indirizzo

C’è poi un altro aspetto: agli Orfiniani quella del Lazio sembra una fuga in avanti. Perché manca un chiaro indirizzo politico nazionale su questo tipo di accordo. Lo sostiene Paola Ilari dell’area Orfini. «C’è un problema di differenze tra noi e il 5S sottolineato anche dagli atti che non hanno votato in Consiglio regionale, ad esempio sulle infrastrutture. Non siamo convinti sia strategico allearsi con loro a tutti i costi. Hanno una crisi interna, avremmo dovuto capire cosa stesse succedendo e quale sia la parte di Cinque Stelle che puo’ seguire la Lombardi. A oggi e’ tutto molto aleatorio».

Roberta Lombardi (Foto: Imagoeconomica, Stefano Carofei)

Paola Ilari è in piena sintonia con Base Riformista. Sostiene che l’ingresso nella Giunta Zingaretti per Roberta Lombardi e Valentina Corrado non è un’urgenza. Per lei in questo è urgente scegliere la candidatura su Roma e rafforzare l’identità’ di Partito: «Forse dovevamo pensare ad altro visto che su Roma non abbiamo un candidato».

Italia Viva chiede la verifica

Qualche malumore sul l’allargamento della maggioranza e l’ingresso dei grillini in Giunta si registra anche nella coalizione di centrosinistra alla Pisana.

I Consiglieri di Italia Viva hanno chiesto oggi una verifica su tutto: Giunta e programmi.

La Realpolitik di De Angelis

Sul fronte di Nicola Zingaretti, non ha dubbi Francesco De Angelis: ex assessore regionale alle Attività Produttive ed ex parlamentare Ue, oggi leader della componente maggioritaria Pensare Democratico.

Con il suo pragmatismo mette tutti di fronte alla cruda realtà politica dei fatti: «Come pensiamo di vincere la prossima volta? Sarà dura alle Politiche e sarà dura in tutte le competizioni. Sarà dura qui, nel basso Lazio. In ogni competizione. E non dimentichiamo che nel 2018 ci siamo imposti alle elezioni Regionali solo perché avevamo Nicola Zingaretti». 

Francesco De Angelis

Ancora più Realpolitik. «Noi non siamo autosufficienti. – ha aggiunto Francesco De AngelisDa soli non ce la facciamo. Non siamo stati autosufficienti nemmeno quando eravamo al 41%».

La via d’uscita è solo una, per De Angelis: costruire un nuovo campo del centrosinistra perché «Il vecchio non c’è più. È quindi necessario costruire un’alleanza solida, attrattiva, forte e competitiva per sconfiggere il sovranismo della destra. Possiamo stringerla con i Cinque Stelle e comunque da sola non basta. Dovremmo poi allargare il campo del centrosinistra e aprirci alle forze civiche».

A Base Riformista ed agli Orfiniani che avevano messo in luce le troppe differenze tra Pd e M5S, Francesco De Angelis ha detto «nelle alleanze le differenze ci sono sempre state. Il nostro compito è proprio portare a sintesi quelle differenze. Il Pd è chiamato a svolgere questo compito».

La Realpolitik arriva al massimo della crudezza quando De Angelis mette tutti di fronte ad un dato: «Nel 2018 tanti elettori del Partito Democratico hanno votato per i Cinque Stelle. Ci sarà una ragione per questo! Forse i nostri elettori non sono poi così distanti». 

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