La battaglia navale dei big e l’ascesa calma di Antonio Pompeo

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Il quadro politico osservato a distanza propone uno scenario di caos fermo tra i big. E di lento movimento per Antonio Pompeo: nella distrazione generale si sta ritagliando un ruolo sempre più definito

Di questi tempi rimanere con le radici elettorali sul territorio è oro che cola. Perché alle prossime elezioni politiche e regionali ci saranno più bocciati che promossi e forse davvero sarà necessario un cambio non soltanto generazionale.

Il presidente della Provincia Antonio Pompeo da mesi ripete al Partito Democratico di puntare sugli amministratori, di valorizzare le risorse locali che ci sono. Ma siccome alle parole devono seguire i fatti e gli esempi, allora lui, Antonio Pompeo, ha prima annunciato che non avrebbe partecipato alla corsa per uno scranno da onorevole, senatore o consigliere regionale e poi ha ufficializzato la sua ricandidatura a sindaco di Ferentino.

Sicuramente cercherà il bis anche come presidente della Provincia, ma quella è un’elezione con il voto ponderato, nella quale saranno protagonisti gli amministratori, sindaci e consiglieri. A Pompeo sarà sufficiente fare gli accordi giusti in questa campagna elettorale per politiche e regionali per centrare il traguardo. Perché la base elettorale è sostanzialmente quella del gennaio corso, quando il centrosinistra vinse alle provinciali.

Ora però Pompeo ha fatto un passo ulteriore: entrerà nel comitato direttivo dell’Upi, l’Unione delle Province Italiane, Tra gli obiettivi ci sono anche quelli di rottamare la Delrio e far tornare le Province agli antichi splendori.

 

I big sono distratti: Francesco Scalia e Francesco De Angelis pensano giorno e notte a come ottenere una candidatura nel listino blindato di Camera e Senato, Nazzareno Pilozzi telefona almeno cinque volte al giorno a Maria Elena Boschi perché lo rassicuri sul fatto che sarà candidato nel collegio nord della Camera dei deputati al maggioritario.

La senatrice Maria Spilabotte ha capito che i suoi spazi potranno aprirsi in Regione e ha ormai un filo diretto con Nicola Zingaretti.

Mauro Buschini sfoglia la margherita: “ticket” con Sara Battisti o con Barbara Di Rollo, questo è il dilemma.

Marino Fardelli vorrebbe il “ticket” con la Spilabotte, che però potrebbe prendere più voi di lui e questo lo preoccupa.

 

Nei grandi centri poi il Pd è in difficoltà ovunque. A Cassino Salvatore Fontana è stanco di lasciare spazi alle altre correnti e l’elezione dello stesso Fardelli a segretario cittadino ha rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

A Frosinone le elezioni del circolo hanno incoronato Andrea Palladino, fedelissimo di De Angelis, ma non si sono visti gli ex sindaci Domenico Marzi e Michele Marini e il presidente dell’ordine dei medici Fabrizio Cristofari.

Ad Anagni le vicissitudini politiche di Fausto Bassetta sono incessanti e quotidiane. A Sora e Ceccano il partito non è pervenuto, ad Alatri Giuseppe Morini tutto fa meno che seguire la linea del Pd.

 

Antonio Pompeo è l’unico che non ha problemi: né a Ferentino, né alla Provincia. Non si è fatto dettare l’agenda sulle alleanze e tesse rapporti dappertutto.

Mettiamo che a giugno venga confermato sindaco di Ferentino, dopo che magari molti esponenti del Pd non avranno centrato la conferma o l’ingresso alla Camera, al Senato o alla Regione Lazio.

 

A quel punto chi sarà l’uomo forte del Pd?

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