Battisti scende da Ferrovie: Draghi cambia il percorso

Battisti

Mario Draghi individua i nuovi vertici di Ferrovie e Cassa Depositi e Prestiti. Lascia a fine mandato il manager fiuggino Gianfranco Battisti. La nuova mission delineata dal Premier. Che immagina le due aziende sganciate dalla politica e organizzate come fondi sovrani

Non sarà il fiuggino Gianfranco Battisti a gestire i circa 30 miliardi di euro che il Recovery Plan assegna alle infrastrutture ferroviarie. Il presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi ha deciso il nome del suo sostituto alla guida delle Ferrovie dello Stato italiane.

A sostituirlo sarà Luigi Ferraris, manager di lungo corso con esperienze tra Enel, Poste Italiane, Terna e da ultimo consigliere d’amministrazione in PSC Group, il partner dei principali general contractor nel campo dell’energia / impiantistico / infrastrutture come Condotte, Cmc, Salini Impregilo, Anas. Il nome di Ferraris era stato anticipato circa un anno fa proprio da Alessioporcu.it (Leggi qui Donnarumma passa a Terna. E Battisti scende dai treni).

Al ruolo di presidente di Ferrovie va Nicoletta Giadrossi che ha lasciato il CdA Fincantieri.

Completano il Consiglio d’Amministrazione Pietro Bracco; Stefano CuzzillaAlessandra Bucci; Silvia Candiani e Riccardo Barbieri Hermitte.

Le nomine sono avvenute in serata durante la riunione dell’assemblea degli azionisti. Via libera anche al bilancio di esercizio 2020: si chiude con un utile di 41 milioni di euro.

A Gianfranco battisti «il ministero dell’Economia e delle Finanze esprime un sentito ringraziamento per il prezioso lavoro svolto e gli importanti risultati ottenuti».

Battisti, il tecnico puro

Gianfranco Battisti

Gianfranco Battisti è un tecnico puro, erroneamente considerato da alcuni in quota Movimento 5 Stelle perché venne nominato dall’allora ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. È vero invece l’esatto contrario: Toninelli scelse Battisti semplicemente perchè oltre ad essere bravo ed avere indubbie competenze non aveva sponsor politici a spingerlo.

Al manager fiuggino che aveva realizzato l’Alta Velocità vincendo la sfida con gli aerei, il ministro aveva affidato il compito di trasformare le Ferrovie e soprattutto Tav in uno strumento non solo per i manager ma aperto anche ai pendolari ed alle fasce meno ricche. Si spiega così il moltiplicarsi delle fermate dei Freccia Rossa avvenuto in questi anni, realizzando anche le tappe di Cassino e Frosinone.

A favore di Ferraris invece pare che si sia speso il ministro Luigi Di Maio. Che pareggia così l’uscita dell’amministratore delegato di cassa Depositi e Prestiti Fabrizio Palermo. I rumors ipotizzano che possa essere dirottato in Invitalia al posto dell’uscente Domenico Arcuri

Oltre a Ferraris in Ferrovie, Mario Draghi ha scelto Dario Scannapieco come nuovo Amministratore Delegati di Cassa Depositi e Prestiti. Confermato invece alla presidenza Giovanni Gorno Tempini.

L’idea del fondo sovrano

Come si legge la manovra del premier: il fatto che abbia operato due scelte senza lasciarsi condizionare e senza nemmeno considerare la politica significa che Mario Draghi vuole CdP e Ferrovie più defilate dall’influenza dei Partiti e con un ruolo ancora più indipendente, sullo stile dei fondi sovrani. Capaci di individuare una strategia per l’azienda che andranno ad amministrare in sintonia con una visione strategica del Paese, punto di raccordo tra il Governo e gli azionisti.

Commentano alcuni analisti che Mario Draghi vorrebbe per CdP un ritorno all’antico: indipendente dalla politica, organizzato e strutturato come un fondo sovrano cioè uno speciale strumento di investimento pubblico al servizio del Paese, capace di investire in azioni, obbligazioni, immobili e altre attività, impiegando lì i surplus fiscali o le riserve valutarie in divisa estera.

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