Berlusconi dice Si, dramma per Mario Abbruzzese

La notizia la portano a Mario Abbruzzese mentre è di fronte ad un muro di via Casilina Sud, periferia di Cassino. Ha appena finito di spalmare la colla con la scopa e Carlo Maria D’Alessandro gli sta passando il manifesto con la scritta cubitale “Io Voto No“. Il coordinatore provinciale di Forza Italia Pasquale Ciacciarelli arriva trafelato dopo avere assistito alla messa in onda di Porta a Porta su Rai Uno. Gli grida «Fermati Mario, abbiamo cambiato fronte. Siamo passati con il Si».

Abbruzzese per un attimo è indeciso se buttare a terra la scopa e prendere a calci il secchio. Oppure afferrare lo smartphone e convocare d’urgenza il professor Fernando Ferrauti direttore del già glorioso reparto Neurodeliri e oggi più placidamente Servizio Psichiatrico Asl. Ma Ciacciarelli intuisce e aggiunge: «Guarda che è vero, Berlusconi ha appena finito di parlare».

In effetti, Silvio ha appena finito di strabiliare il pubblico della terza Camera italiana dicendo «Io sono per il No. Ma Mediaset è per il Si. Hanno paura di una possibile ritorsione di chi ha il potere. Ho avuto discussioni con Fedele Confalonieri e ho dovuto accettare, essendoci una maggioranza di risparmiatori e di investitori, che certe dichiarazioni del presidente di Mediaset, sono attribuibili alla difesa dei risparmiatori».

Mario getta la scopa nel secchio e dice a Pasquale: «Chiama Danilo Magliocchetti, in mezzo a voi è l’unico che capisce qualcosa di politica».

Nel cuore della notte, ancora in pigiama ma con la cravatta sopra, il presidente d’aula della Provincia di Frosinone si precipita a Cassino, di fronte al muro ancora umido di colla, manifesto arrotolato, leader e accoliti impegnati a capire da che parte sta Forza Italia.

Lo stesso Magliocchetti, di fronte a quel racconto resta interdetto. Chiede più dettagli. E gli vengono riferite altre frasi di Berlusconi: «Mi accusano di avere detto che Renzi è l’unico leader. Renzi ha due qualità: è un grandissimo affabulatore, credo il numero uno nella storia della Repubblica, assolutamente più bravo di me. E poi ha 40 anni, la metà dei miei, quindi ha una grande energia e dinamismo e può andare in vari posti ogni giorno, per raccontare le sue bugie».

Danilo non ha più dubbi. Sentenzia: «E’ un chiaro caso di cerchiobottismo». Ciacciarelli lo guarda stralunato, D’Alessandro sta decidendo se tirargli la scopa tra capo e collo. «Ma insomma: con chi stiamo?» domanda irritato Abbruzzese. E Magliocchetti chiarisce: «Stiamo con il No perchè lo abbiamo detto finora. Ma siccome ci conviene stare con il Si Berlusconi ha detto che ci sta Confalonieri e quindi tutto il Partito».

Non tutti sono convinti. Vicende deciso di chiedere un ulteriore consulto: parte la telefonata per l’ex coordinatore provinciale e consigliere regionale per una notte Adriano Roma. Arriva ancora con un piatto di polenta riscaldata e salsicce alla brace che stava preparando ad Arnara. Esamina la situazione e pure lui viene investito dell’amletico dilemma: appendiamo il manifesto per il No o quello per il Si? Roma è pragmatico: «Se diciamo che adesso stiamo con il Si ci facciamo la figura degli idioti. Soprattutto, il nostro elettorato ci volta le spalle perchè non accetta che ci sia il Pd a comandare e quindi gli vota contro a prescindere».

Nel pieno della discussione, il buio viene squarciato dal blu intermittente di un lampeggiante in arrivo. Tutti a controllare di avere i documenti appresso, mentre Roma sbianca nel timore che gli abbiano presentato un’altra denuncia anonima sui millimetri delle planimetrie di Arnara.

La luce si avvicina. Non sono i carabinieri. E nemmeno la polizia. È’ l’eroico presidente dell’indomita Comunità Montana di Arce (sopravvissuta alla liquidazione) Gianluca Quadrini. Siccome ha dimostrato recentemente un certo acume politico, si decide d’interpellarlo. E Gianluca, sistemata la fascia verde cucita su misura (ed a sue spese) osserva il gruppetto. «Non ci avete capito niente: come sempre. Silvio ha telefonato a Cesare Fardelli, si sono parlati e subito ha capito come doveva fare per vincere il referendum».

A questo punto Mario Abbruzzese, che non è di primo pelo, si illumina e capisce tutto. Inizia a comprendere anche Adriano Roma, che per tre anni ha finito di governare la Saf mentre Cesare decideva tutto. Magliocchetti, D’Alessandro e Ciacciarelli, più sbarbatelli politicamente, chiedono lumi a Quadrini. La risposta è degna di un corso accelerato di politica: «Quando a Cesare domandavi “Con chi stiamo?“, lui ti rispondeva sempre in modo fulmineo: “Noi stiamo con quello che vince“».

Abbruzzese affigge il manifesto per il No. E sul muro di fronte, Roma e gli altri spalmano la colla ed affiggono subito il manifesto per il Si. Continuano per tutta la notte. Assicurandosi che alla fine il numero di manifesti per il No e per il Si sia assolutamente uguale. Non si dica che sono stati fatti favoritismi. Anche questa sarebbe piaciuta a Cesare.

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