Bettini indica i nemici, per blindare Conte e Zingaretti

Foto © Alessia Mastropietro / Imagoeconomica

Il Cardinale Richelieu del Pd prova a “fortificare” il Governo. E dice: “Tanto che a questo nostro profilo si oppone il ‘salotto buono’ del capitalismo italiano che agisce anche comprando i giornali. E poi la Confindustria di Bonomi, molto aggressiva”

«Sarebbe avventuroso provocarne la caduta: un regalo ai potentati». Quella di Goffredo Bettini, consigliere del segretario del Pd di Nicola Zingaretti, circa la tenuta del governo, è una sentenza. Pronunciata sulle colonne de Il Fatto Quotidiano. A pochi giorni da un election day che può segnare una sconfitta durissima per il Pd alle regionali. Con il centrodestra che punta a conquistare Puglia e Marche, mantenendo Veneto e Liguria. Mentre il centrosinistra è convinto di mantenere la Campania. Resta il braccio di ferro in Toscana. Un 4-2 per il centrodestra aprirebbe degli interrogativi.

Ma Bettini gioca di anticipo e prova a blindare tutto. Dicendo: «Il premier Conte è colui che ha interpretato meglio una politica equilibrata e incisiva». E perciò «considero pericoloso e avventuroso metterlo in discussione».

Poi Bettini aggiunge: «Se si indebolisce il Pd e la leadership di Zingaretti, si indebolisce Conte».

Confindustria “molto aggressiva”

Carlo Bonomi

Ma a questo obiettivo, è certo il braccio destro di Zingaretti, stanno lavorando «forze che vogliono normalizzare il Paese e colpire un governo libero. Governo che non risponde a nessun potere esterno. E che non accetta condizionamenti o diktat. Tanto che a questo nostro profilo si oppone il ‘salotto buono’ del capitalismo italiano che agisce anche comprando i giornali. E poi la Confindustria di Bonomi, molto aggressiva».

Tutto molto chiaro secondo Goffredo Bettini. Non è un caso che il quotidiano La Repubblica riferisce di un patto di ferro tra Giuseppe Conte e Nicola Zingaretti. Patto per blindare Governo e maggioranza comunque dovesse finire.

Ma è proprio così? Se il Pd dovesse perdere la Toscana, inutile girarci intorno, si aprirebbe una fase complicata all’interno del Partito. (Leggi qui Zingaretti ostaggio della coerenza).

Zingaretti, torna l’ipotesi governo

Nicola Zingaretti

Stefano Bonaccini e Giorgio Gori proverebbero a chiedere un congresso anticipato e Dario Franceschini ci penserebbe bene. In tutto questo quadro è tornata l’ipotesi di un ingresso di Nicola Zingaretti al Governo. Ma sarebbe la mossa giusta? Quella cioè di mandare anche il Lazio (ultimo degli avamposti) al voto anticipato, insieme peraltro alle comunali di Roma? Con il rischio di consegnare anche la Regione al centrodestra di Matteo Salvini e Giorgia Meloni?

In realtà è impossibile prevedere ora cosa succederà dopo l’election day. Oltre alle regionali c’è il referendum. E poi tanti Comuni che vanno alle urne. Contestualmente ci sarà da decidere come impostare la legge Finanziaria, come indirizzare la spesa per il Recovery Fund, se prendere il Mes.

In gioco c’è veramente tutto e una riflessione si imporrà ad ogni livello. Ma soprattutto dovranno essere Pd e Cinque Stelle a trarre le conclusioni. Andare avanti si può certamente, ma continuare in questo modo alla fine produrrà ulteriori sconfitte elettorali e politiche.

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