E il giornalista del Tg5 denunciò Alessioporcu.it: «Io non copio è Quadrini a farlo» (lo sappiamo bene)

Gli avvocati del giornalista del Tg5 ******* **** minacciano di chiedere un maxi risarcimento. Giurano che non ha mai copiato gli articoli dell'eroico presidente della Comunità Montana di Arce. Grazie, ma lo sappiamo benissimo. Scambiati per dei deficienti: mai sentito parlare di 'frasi retoriche'?

Gentile dottor ******* ****
Giornalista del TG 5

Milano

 

Caro Collega,

nei giorni scorsi ho avuto modo di ricevere la Pec con la quale annunci, tramite i tuoi avvocati, l’intenzione di chiedermi un risarcimento di almeno 25mila euro per i danni che avresti subito a causa di un mio articolo. (leggi qui: Il giornalista del Tg5 che copiò l’eroico presidente)

La notizia al centro della questione è quella nella quale abbiamo fatto tana all’eroico presidente dell’indomita Comunità Montana di Arce (sopravvissuta con pervicacia alla liquidazione) Gianluca Quadrini, scoprendo che ti aveva copiato di sana pianta un post su Facebook e se ne era attribuito la paternità.

È il testo del tuo articolo, scritto circa un anno prima, con il quale raccontavi con passione, le emozioni vissute quando indossasti, seppure per un anno, la divisa da Carabiniere.

 

Anche l’eroico presidente Gianluca Quadrini la indossò e questo lo convinse di potersi appropriare del tuo post. Un po’ come si faceva un tempo tra commilitoni: facendo sparire il dentifricio o il lucido per le scarpe dall’armadietto del vicino di branda, a seconda della bisogna.

 

È accaduto che invece di chiedere i 25mila euro a Quadrini per il plagio, i tuoi avvocati li hanno chiesti a me. Sostenendo che io ti abbia danneggiato, scrivendo che sei un copione patentato e che tu hai copiato a Quadrini.

 

Ora, confesso, il dubbio l’ho lasciato: non ho precisato chi avesse copiato a chi. E nel titolo ho anche insinuato che fossi stato tu a copiare cotanta lettera all’eroico presidente, passato alle cronache:

Non a caso la nostra modesta rubrica è finita in un dibattito parlamentare (leggi qui E Gianluca Quadrini finì a Montecitorio: «Prode presidente»)

 

Ma, hai presente le ‘figure retoriche‘? Quelle nelle quali si fa una domanda che non rappresenta una vera richiesta di informazione. Ma implica invece una risposta predeterminata. Usiamo tante volte le figure retoriche nei nostri servizi giornalistici.

Ti faccio un esempio. Lo prendo dal sommario dell’articolo che i tuoi avvocati mi contestano:

Dal passato del presidente Quadrini affiorano i mesi nell’Arma dei Carabinieri come ausiliario. Lo stesso destino del giornalista del Tg5 ******* ****. Un periodo che hanno ricordato con le stesse parole. Identiche. Chi ha copiato?

 

Ecco: quella finale è una domanda retorica.

 

Mettiamo le cose in chiaro: se davvero pensassi che, tra Quadrini e ****, sei tu il copione, non dovrebbe scrivermi un avvocato bensì uno psichiatra invitandomi a consegnarmi al più vicino Centro d’Igiene Mentale.

Come potevi tu avere copiato un testo a Quadrini, se il tuo è stato scritto un anno prima?

 

A scanso di equivoci: il buon presidente Gianluca Quadrini, al quale abbiamo simpaticamente fatto tana, dopo il nostro articolo in cui lo sbertucciavamo è corso a modificare il suo post. Ed ha dovuto ammettere di avere copiato a mani basse da te.

Missione compiuta.

 

Semmai ne avessi ancora, a fugare ogni dubbio c’è anche la prova che in questa landa di periferia, dove quattro gatti leggono i miei scritti, nessuno ha pensato che il copione fossi tu. Lo attestano tutti i commenti che hanno accompagnato il post su Facebook: l’ilarità è stata unanime e non si rivolge a te. Ma a Quadrini, per averne fatta, simpaticamente, un’altra delle sue.

Facebook per fortuna ha buona memoria, sarà in grado di riferirlo con le sue tracce elettroniche, e sul calcolo di quei 25mila euro di danni quantomeno potrà venirmi in soccorso.

 

Ho scritto tutto questo ai tuoi avvocati, pregandoli di farmi sapere se ritenevano chiarito l’equivoco.

Ho ricevuto oggi la risposta. Mi dicono che il mio è un

tentativo di negare l’evidenza. Il tenore letterale dell’articolo da Lei pubblicato (si veda in particolare il titolo) non lascia, infatti, spazio a dubbi: si imputa chiaramente al mio assistito una circostanza oggettivamente diffamatoria e lesiva della sua professionalità: l’aver copiato a mani basse da altra pubblicazione.

 

Cioè: i tuoi avvocati continuano a sostenere che io ti avrei accusato di avere copiato a mani basse da uno scritto che Quadrini ha pubblicato un anno dopo di te.

Rigorosi e con poco senso dell’ironia. E della retorica. Ma con la stessa pervicacia che ha consentito a Quadrini di evitare la soppressione della sua Comunità Montana. (leggi qui E Quadrini bacia la foto di Zingaretti: «Grazie per i soldi presidente»)

Al punto che potrei offendermi perché mi stanno prendendo per scemo conclamato.

 

Non solo: oltre ai 25mila euro per te, mi chiedono anche 800 euro per avermi scritto la lettera in cui mi fanno passare per un deficiente.

 

Quasi quasi la prendo sul serio e la giro ai miei avvocati. Che però mi rimprovererebbero subito. Apostrofandomi con il brocardo: “Nisi caste, saltem caute“.

 

 

Addendum – Settembre 2018

Su richiesta dell’interessato, in base alla normativa, si procede all’oscuramento dei dati.

 

 

 

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