Niente dibattito e il Bilancio passa

Senza dibattito, senza confronto. Né discussioni né liti. Niente accordi, sopra o sotto il tavolo; nessuna riunione appartata nel bar accanto all’aula o nella stanza del presidente. Il bilancio della Provincia di Frosinone ora è ridotto ad una banale alzata di mano.

Così è andata anche nel pomeriggio di oggi, quando i sindaci sono stati chiamati ad approvare i conti della gestione guidata dal presidente Antonio Pompeo. Nulla a che vedere con i tempi in cui Romano Misserville arringava con passione gli altri consiglieri. E Dante Schietroma rispondeva in punto di politica e di diritto, cercando di smontare le tesi dell’Opposizione. Nulla di paragonabile agli anni del Pentapartito in cui erano necessarie notti e giorni di discussioni per far passare il Conto. Mai che si mettessero in dubbio le cifre dell’eterno assessore Eugenio Giovannini da Pofi, fondatore del insieme a Giuseppe Saragat del Partito Socialista Democratico Italiano nel 1947. Si discuteva invece su cosa fare e dove farlo, quali scuole costruire e con quali fondi.

Ostruzionismo ed intese, tira e molla, concessioni ed astensioni. Tutto appartiene al passato. Nelle nuove province riformate a metà da Matteo Renzi e Graziano Delrio c’è niente da discutere. Meno ancora da concordare. Soprattutto, nulla da gestire: i soldi bastano a malapena per l’ordinaria amministrazione.

L’approvazione del documento di Bilancio 2017, nelle ore scorse si è ridotto ad uno scarno bollettino delle cose fatte, elencato dal presidente Pompeo. E poi in un’alzata di mano. Tutto in meno di mezz’ora. Fatta la relazione sono bastati trenta secondi per il voto.

 

IL RISULTATO POLITICO
Un dato politico è emerso comunque. Il bilancio è stato approvato con il voto favorevole del 94,65% dell’assemblea. Roba che nemmeno in Bulgaria s’è mai vista.

Non era un risultato scontato. Lo dicono i numeri: 56 sindaci hanno partecipato alla seduta, in rappresentanza di circa 270mila abitanti. Assenti quasi tutte le amministrazioni in mano al Centrodestra: non c’era Frosinone, non ha mandato rappresentanti Cassino, nessuno si è visto né da Sora né da Ceccano. Il segnale inviato da Mario Abbruzzese è: se avete i numeri approvatevelo voi e la vostra maggioranza.

Il centrosinistra ha tenuto. Non ci sono stati sgambetti. A favore hanno votato 53 sindaci. Nessuno è stato contrario. Tre astenuti: Fiuggi e Pignataro Interamna (entrambi sono retti da un commissario). E Roccasecca, governata da un sindaco vicino a Forza Italia, ma che ha voluto partecipare comunque ai lavori, rappresentata in aula dal consigliere Tanzilli.

Un dato politico positivo per Antonio Pompeo che evita l’apertura di un fronte interno al centrosinistra. Considerate le sue aspirazioni di candidatura regionale in quota Pd – Scalia c’era il rischio di qualche defezione calcolata tra le file amiche ma di osservanza orfiniana – De Angelis. Non è avvenuto.

Il presidente è riuscito addirittura ad incassare il voto favorevole del Comune di Pontecorvo, governato da Anselmo Rotondo che è consigliere provinciale di opposizione nelle file di Forza Italia. Il suo gruppo consiliare nei giorni scorsi ha votato contro il Bilancio, il suo consigliere comunale ha votato a favore. O è un equivoco o Rotondo ha delegato il suo consigliere a smentire il suo gruppo politico di appartenenza.

 

LA SODDISFAZIONE DI POMPEO
Anche per questo è soddisfatto il presidente Antonio Pompeo. «E’ un voto che esprime piena fiducia nell’operato dell’Amministrazione provinciale e dimostra la bontà del lavoro realizzato in questi anni».

Pompeo non ha nascosto le difficoltà. Legate alla riforma rimasta a metà ed ai tagli sempre più incisivi al bilancio.

Nonostante il caos sulle competenze, Frosinone si è ritagliata uno spazio di manovra politica. L’esempio è il lavoro compiuto per ottenere il riconoscimento di Area di Crisi complessa e la conseguente proroga della mobilità ormai scaduta.

«Non abbiamo la presunzione di dire che abbiamo centrato tutti gli obiettivi, ma di certo i risultati raggiunti sono stati il massimo rispetto alle condizioni in cui potevamo operare e questo stesso impegno continueremo a garantire per il futuro»

 

I CONTI
Le cifre annunciate dal presidente Pompeo dicono che sulla Viabilità, tra il 2016 e il 2017, sono stati avviati 70 cantieri e investiti oltre 6 milioni di euro. Non sono stati sufficienti per coprire tutto: «Abbiamo dato la precedenza alle maggiori criticità».

Il capitolo Scuola. Circa un milione e 500 mila euro sono stati impegnati tra manutenzione ordinaria, straordinaria, affitto laboratori, palestre e servizi vari.

Le cifre del dramma stanno tutte lì: 1,7 milioni tra manutenzione ordinaria e straordinaria, sia per la viabilità che l’edilizia scolastica. Nell’ultimo anno di governo prima della riforma, il solo appalto per la manutenzione delle strade era di 3 milioni di euro.

La Provincia sta tentando di dare una scossa alle pratiche sull’Ambiente con l’arrivo di altro personale. Si punterà sulla differenziata e mercoledì verrà annunciato il bando con le risorse per i Comuni.

 

LA RIFORMA CHE NON RIFORMA
Tutti d’accordo sul fatto che la riforma Renzi – Delrio non abbia riformato un bel niente. Pure quello che è passato alla Regione è dovuto tornare indietro: Roma ha dovuto restituire alla Polizia Provinciale il compito di controllare e gestire i cinghiali, diventati – senza di loro – un’emergenza.

E’ solo la punta dell’iceberg. Per questo il presidente ha chiesto il sostegno delle amministrazioni comunali «per restituire alle Province la possibilità di esercitare il proprio ruolo attraverso opportune risorse».

Come a dire: rimettete le cose come stavano.

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