Biodigestore, i silenzi di Saf e A2A. E Natalia dice No

Cosa c'è dietro alla decisione del sindaco Daniele Natalia di mollare il progetto per il biodigestore. I silenzi di A2A e Saf che avrebbero dovuto spiegare e garantire la popolazione. Invece si è trovato solo. A dover gestoire un progetto non suo

Paolo Carnevale

La stampa serve chi è governato, non chi governa

Una marcia indietro che fa rumore. E che lascia spazio a tutta una serie di valutazioni, sia nel merito della questione ambientale che in quello della politica locale. 

I fatti. Il sindaco di Anagni Daniele Natalia ieri pomeriggio ha ufficialmente detto no al biodigestore. Lo ha fatto con una conferenza stampa che è stata, di fatto, la lettura di un lungo documento, curato fin nelle virgole. In cui Natalia ha detto una serie di cose.


La memoria del passato

Lo stava dicendo da settimane. Da quando, cioè, ad Anagni la polemica contro il progetto ha iniziato a farsi sentire, diventando sempre più consistente. E ieri lo ha ribadito. Il biodigestore non è farina del sacco di Natalia. Ma del Pd. Quel Pd che nel 2017 era alla guida della città, della Provincia, della Regione. In quella occasione nessuno aveva tuonato contro il biodigestore. Salvo farlo adesso.

Anche la moratoria, firmata allora, ed usata adesso dall’opposizione per accusare Natalia di incoerenza (il sindaco l’aveva formata da consigliere d’opposizione) “è un mero atto d’indirizzo del Consiglio Comunale e non ha valore amministrativo”.

Insomma; Natalia si è trovato le cose fatte (“Al momento dell’insediamento della nostra amministrazione nel mese di giugno 2018, siamo stati informati della procedura per la realizzazione del biodigestore, già in stato avanzato di istruttoria”). Anzi; ha cercato di salvare il salvabile, con una serie di richieste volte a contenere “l’impatto ambientale ed in particolare problemi di ordine odorigeno”.

Le responsabilità reali

Daniele Natalia

Non sono Natalia e la sua maggioranza a volere l’impianto. Non fosse altro perché la Via (Valutazione di impatto ambientale) “è a firma di un funzionario regionale e non di un rappresentante/funzionario del Comune di Anagni. Così pure l’autorizzazione integrata ambientale (AIA) sarà di competenza esclusiva della Regione Lazio”.

in ogni caso – ha detto il sindaco-deve essere chiaro che l’amministrazione comunale non è assolutamente competente per il rilascio di autorizzazioni in materia ambientale”. 

Le accuse

Natalia ha attaccato pesantemente le “strumentalizzazioni” dell’opposizione. Soprattutto del Pd locale: “è alquanto strano che oggi il PD anagnino ed il resto della minoranza consiliare, i cui esponenti sono quasi tutti vicini al PD ed al Movimento 5 Stelle regionale, si oppongono alla realizzazione del biodigestore quando invece nulla dissero nel 2017, anno di presentazione del progetto, con il PD alla guida delle amministrazioni comunale, provinciale e regionale, del governo nazionale ed anche del Consorzio Industriale ASI Frosinone e della Società Ambiente”.

Per non parlare del segretario del Pd anagnino Egidio Proiettioggi segretario cittadino dello stesso Partito, che nel 2017 non si è opposto minimamente, e oggi si oppone al progetto facendo finta di non sapere che l’autorizzazione è stata rilasciata dalla Regione Lazio, e cioè proprio l’ente che lo stipendia da anni”.

Strali anche contro Saf e A2A. Che “con una capillare ed approfondita campagna informativa tra la popolazione, avrebbero dovuto attivare per spiegare alla città l’esatta consistenza del progetto, ma soprattutto per rassicurare la cittadinanza, con dati scientifici, sull’assoluta assenza di nocività e problemi per la salute”.

Ma “nulla di questo è stato fatto, lasciando campo libero alla minoranza consiliare che ha sfruttato e cavalcato, strumentalmente e con tante notizie false, una mera battaglia politica contro l’amministrazione comunale, creando così nella stragrande maggioranza dei cittadini allarmismi e preoccupazioni, anche nei soggetti che non hanno cavalcato la protesta politica ma che chiedevano e chiedono, semplicemente e comprensibilmente, informazioni in merito”.

La decisione

Il no di Natalia (anche se il sindaco ha confermato di essere comunque favorevole a “riorganizzare il ciclo dei rifiuti rendendolo chiuso e virtuoso in ambito territoriale, consapevoli che nel futuro non potremo permetterci di smaltire ulteriormente i rifiuti nelle discariche ma che dovremo riutilizzarli attraverso impianti sicuri ed ecosostenibili”) nasce da tutto questo.

Per rispettare la “volontà popolare”. Per “combattere le contraddizioni politiche tra il PD locale e quello regionale/provinciale; smascherare le tante strumentalizzazioni e falsità sul tema; far uscire allo scoperto la minoranza consiliare che invece di chiamare concretamente in causa i propri superiori referenti politici ha strumentalmente attaccato solo l’amministrazione comunale che non ha mai autorizzato nulla riguardo il progetto”.

L’analisi

Daniele Natalia

Fin qui le parole ufficiali del sindaco. A livello di analisi, si può che Il sindaco Natalia ha, con ogni probabilità, messo in atto una exit strategy di tipo politico. All’inizio ha cercato di imporre la sua decisione alla città ed a tutta la sua maggioranza; contando sul fatto che la somma delle sigle della sua coalizione avrebbe fatto passare in città l’idea del biodigestore.  

Quando si è accorto che così non era, il sindaco ha cercato di smarcarsi nel modo più indolore possibile. Anche per evitare tensioni interne. Un dato in questo senso è indicativo.

Nella sua conferenza Natalia ha voluto con sé tutte le forze della sua maggioranza, chiarendo che il documento era stato condiviso da tutti. Una precisazione troppo puntuale per non pensare che, al contrario, sulla questione del biodigestore in maggioranza ci sia stata parecchia discussione.

I rumors raccontano di discussioni molto accese. Di consiglieri ed assessori molti critici: non tanto sul tema ma sul fatto che il sindaco sia stato in qualche modo ingenuo; perché ha dato la disponibilità a prendere in esame un progetto sviluppato dal Pd per poi ritrovarsi circondato proprio dal Pd. Dire no al progetto, e chiarire che se andrà avanti sarà per volere della Regione Lazio e dell’odiato Pd è, in questo senso, un modo per tenere tutto assieme.  Ed evitare derive pericolose.

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