Dalla terra per la Terra: la rivoluzione a metano di Licia

Circular Economy e autotrazione: un binomio difficile solo a non voler vedere quanto green ed economicamente valida sia la scelta del biometano. I numeri nel Lazio. Potremmo eliminare i rifiuti 'umidi' e farci camminare le auto. E a vederla meglio ci pensa Licia Balboni, che di Federmetano è presidente.

Fabio Cortina
Fabio Cortina

Alto, biondo, robusto, sOgni particolari: molti

L’economia circolare vista dalla prospettiva delle quattro ruote. Sì, perché il riciclo ed il recupero di ciò che viene ancora visto come uno scarto, può rappresentare anche un combustibile per le nostre auto. Il bio metano, che nasce dalla frazione umida dei nostri rifiuti, in provincia di Frosinone è pronto a diventare una realtà. I primi due distributori per auto, camion e furgoni, nel Lazio Sud hanno aperto le pompe all’inizio di dicembre: li ha realizzati il gruppo Turriziani.

Ma che rivoluzione è questa del metano bio? Siamo in anticipo o come sempre in ritardo rispetto al Nord d’Italia? È davvero energia pulita? E perché fa bene all’ambiente? Nessuno può rispondere meglio di dellla Presidente di Federmetano, Licia Balboni. Che racconta molte best practice che crescono ed emergono nella nostra nazione.

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Presidente, con gli avanzi di cucina possiamo far camminare gli autoveicoli. Possiamo prendere uno scarto e trasformarlo in risorsa. A livello nazionale a che punto siamo?
Licia Balboni

«Il bioCNG e il bioLNG sono eccellenti esempi di economia circolare. Il bio metano è una risorsa dalle enormi potenzialità. Lo è sia per traguardare nell’immediato una mobilità sostenibile sia per valorizzare il territorio e con esso l’economia del Paese. Il biometano, combustibile 100% rinnovabile e totalmente Made in Italy, è oggi l’unico mezzo di propulsione con bilancio di CO2 negativo se analizzato nel completo ciclo di vita (“life cycle assessment”).

«Considerando il modello “From Well-to-Wheel”, il bio metano – sia compresso sia liquefatto – consente una riduzione complessiva delle emissioni di CO2. Riduzione che può andare dall’80% fino al 180% (rispetto ai carburanti tradizionali)».

«Questo avviene quando si utilizza rispettivamente gas rinnovabile generato da FORSU (la Frazione Umida dei Rifiuti Solidi Urbani. In termini più comuni: gli avanzi che lasciamo nei piatti e nelle pattumiere delle nostre cucine. NdR). O da reflui zootecnici (ad esempio, il letame prodotto dal bestiame nelle stalle NdR)».

«Una vera rivoluzione che garantirebbe all’Italia indipendenza energetica a km zero. Questo in un circolo virtuoso che permette allo scarto di trasformarsi in nuova energia. E dunque di garantire la risoluzione di due criticità: emissioni legate ai trasporti e gestione dei rifiuti».

A Frosinone e Latina i primi due impianti

Uno dei primi distributori di bio metano

«Importanti passi avanti sono stati fatti negli ultimi anni. Dall’approvazione del Decreto Interministeriale Biometano del 2 marzo 2018. Per incrementare la produzione e l’utilizzo di questa preziosa risorsa energetica. Oggi abbiamo sul territorio nazionale 18 punti che erogano biometano. Tuttavia è necessario continuare a lavorare per raggiungere ancor più ambiziosi obiettivi. Auspichiamo che tutto il biometano che si andrà a produrre al 2030 possa essere utilizzato per l’autotrazione. E che quindi il 15% dei mezzi circolanti possa muoversi a biometano».

«Per quanto riguarda il bioLNG, sono oggi 3 gli impianti deputati alla sua produzione. Questa indubbiamente deve essere incrementata per consentirci di traguardare un trasporto a zero impatto ambientale».

Tra le province di Frosinone e Latina a dicembre sono stati aperti i primi due distributori per autoveicoli. Per capire se siamo avanti o in ritardo: quali sono i numeri nazionali?

«Sono ben 2.728 i mezzi alimentati a LNG immatricolati in Italia dal 2014 a ottobre 2020. Nel periodo gen/ott 2020 sono stati immatricolati 841 mezzi a gas naturale, di cui 601 a LNG. Mentre a oggi 86 sono i distributori LNG sul territorio nazionale, a fronte dei 351 totali in Europa. Il 5 novembre scorso è stato effettuato il primo rifornimento di bioLNG e attualmente sono 5 i punti che erogano biometano liquefatto. Fino a qualche mese fa sostenevo che il bioLNG sarebbe stato il futuro, oggi i numeri stanno confermando questa previsione». (Leggi qui A dicembre arriva il carburante green che fa bene all’Ambiente).

Impianto per la produzione di bio metano
Anche in questo caso, come quasi sempre accade in Italia, le norme e la burocrazia pongono un freno.

«Sicuramente le lungaggini, dal punto di vista normativo e burocratico, che contraddistinguono il nostro Paese, non giovano al nostro comparto. Non è un caso se gran parte dell’attività di Federmetano consiste proprio nel fare in modo che i decisori politici tengano conto delle nostre istanze. Poi nel varare provvedimenti che riguardano la mobilità e, di conseguenza, l’economia nazionale. La virtuosa filiera del metano per autotrazione, storica eccellenza Italiana e motivo di vanto a livello europeo, detiene numeri di tutto rispetto. E se adeguatamente supportata a livello normativo potrà davvero fare la differenza nel prossimo futuro».

Risultati?

«Un importante risultato ottenuto è poi quello relativo alla possibilità di fare rifornimento in modalità self-service. Un risultato traguardato al termine di un lungo lavoro e in collaborazione con le altre realtà che operano nel settore del metano per autotrazione. I frutti del nostro lavoro sono molti, ma certamente non possiamo fermarci. Non se vogliamo che al gas naturale, in tutte le sue declinazioni, sia riconosciuto un ruolo strategico per il Paese e per la decarbonizzazione».

Sono molti gli esempi virtuosi nazionali, quasi tutti al nord. Può farci capire meglio, attraverso esperienze reali di aziende, come attraverso una tecnologia del genere si può davvero creare un circolo virtuoso tra esigenze di riscaldamento, di ambiente ed economia? 
La sede della Calabra Maceri

«In realtà è proprio nel Sud Italia che abbiamo avuto il primo esempio virtuoso in tal senso. Mi riferisco a Calabra Maceri e Servizi S.p.A.. Un’ azienda calabrese che nel 2018 ha realizzato a Rende (in provincia di Cosenza) il primo impianto di biometano del Centro-Sud Italia connesso alla rete di Snam. Un impianto in grado di trasformare 40.000 tonnellate annue di raccolta differenziata in 4,5 milioni di metri cubi di biometano annui».

«A chiusura della filiera di questo mirabile esempio di economia circolare c’è la Green Fuel Company S.p.A., associata Federmetano. E’ impegnata nel garantire che tutto il biometano prodotto raggiunga i tanti veicoli a gas naturale già circolanti in Italia. Un’attività quella di Calabra Maceri che oltre a lavorare per il bene comune, premia concretamente l’attenzione e l’impegno dei cittadini nel differenziare i rifiuti»

Passando per un attimo all’autotrazione, la domanda sorge spontanea: perché si parla sempre e solo di elettrico e poco di biometano per il futuro della mobilità?

«Indubbiamente è innegabile la forte attenzione all’elettrico. Tuttavia il futuro vedrà necessariamente l’utilizzo di diverse trazioni, ognuna applicabile ad ambiti specifici».

Nel nostro territorio stanno nascendo aziende che hanno deciso di puntare su questa rivoluzione che porta al riciclo e al recupero chiudendo davvero il circolo dei rifiuti, il centro Italia quanto è indietro rispetto al nord?
I rifiuti organici producono biometano

«Non farei un discorso incentrato meramente su quale zona del Paese sia più o meno avanti rispetto alle altre. È innegabile certo che la parte settentrionale della Nazione stia dedicando molte risorse a questa tecnologia. D’altra parte è anche vero che il resto del territorio non è esente dal prodigarsi per traguardare una mobilitò sostenibile. Si veda l’esempio di Calabra Maceri esposto sopra. Ciò che oggi è fondamentale è continuare a fare in modo che ci sia sempre una maggiore presa di coscienza. Coscienza di quanto il biometano faccia bene all’ambiente e all’economia di tutto il territorio».

«A titolo esemplificativo riporto i numeri emersi dal recente studio, al quale Federmetano ha collaborato. Si chiama A circular economy model based on biomethane: What are the opportunities for the municipality of Rome and beyond?. E’ stato condotto da Idiano D’Adamo, Pasquale Marcello Falcone, Donald Huisingh e Piergiuseppe Morone. Sono esperti di Unitelma Sapienza Università di Roma, Sapienza Università di Roma, Università degli Studi di Napoli Parthenope e Università del Tennessee. Lo studio è stato pubblicato su Renewable Energy, tra le più autorevoli riviste in materia di energie rinnovabili, sostenibilità e ambiente». (Leggi qui lo studio).

«Lo studio è incentrato sui vantaggi che il Comune di Roma avrebbe se in quella circoscrizione si incrementasse l’utilizzo di biometano. Dalle analisi condotte in merito alla profittabilità degli impianti di biometano è emerso un dato. Cioè che si arriverebbe a + 63,3 mln di € di ricavi, numero cha fa riflettere soprattutto se aggiungiamo le meno 51 mila tonnellate di CO2eq/anno previste. Provate ad amplificare a livello nazionale tali risultati, chiaramente tenendo conto delle specificità dei singoli territori. Ne deriva uno scenario in cui il Paese si muoverebbe a CO2 nulla. Avrebbe risolto il problema dello smaltimento dei rifiuti e, cosa di certo non meno importante, vedrebbe incrementata l’economia nazionale».

“Dalla Terra per la Terra”, questo il nome di un vostro progetto di sensibilizzazione: l’obiettivo è sensibilizzare tutti.  

«Con il progetto in questione vogliamo parlare ai più giovani. Vogliamo farlo proponendo programmi di formazione rivolti agli studenti delle scuole primarie e secondarie. Questo con l’obiettivo di garantire la copertura delle maggiori aree tematiche inerenti il biometano e il suo utilizzo nel settore della mobilità. Coinvolgeremo Università, Centri di ricerca, Associazioni ed Enti nazionali. Poi imprese affermate nel mondo della logistica e dei trasporti. Ed affinché mettano la loro conoscenza a disposizione degli studenti, motivandoli ed esortandoli a coltivare un’eccellenza tutta italiana».

«Un progetto che certamente si rivelerà strategico per traguardare gli obiettivi sulla mobilità indicati dalla UE per il 2030 e il 2050. Aggiungo, inoltre, che lo scorso 22 dicembre Federmetano ha ricevuto una menzione speciale. L’ha avuta per Biometano, dalla terra per la terra, candidato al premio Innovatori responsabili – 6° edizione 2020, promosso dalla Regione Emilia-Romagna».