Il bluff dello stop ai rifiuti in arrivo da fuori

Qualcosa non quadra. C’è qualcosa di strano nella votazione fatta mercoledì sera dai sindaci riuniti nel palazzo della Provincia per approvare il bilancio della Saf.

A leggere bene le carte, i 55 che hanno confermato nella carica il presidente Mauro Vicano, hanno rieletto una persona che gli ha messo nero su bianco una cosa precisa: dall’anno prossimo la Saf andrà in perdita.

L’hanno votato nonostante gli abbia detto con chiarezza che dal 2019 i loro cittadini rischiano di veder lievitare la bolletta della spazzatura. Per coprire quel buco.

Cime e perché si scaverà quella perdita? Fino ad oggi Saf ha lavorato circa mille tonnellate di rifiuti al giorno. Metà arrivano da Roma e dai Comuni intorno: pagano profumatamente il servizio, evitando di finire nell’emergenza.

Ma mercoledì i Comuni hanno detto no all’immondizia che arriva da fuori provincia. Hanno concesso a Vicano di arrivare fino alla scadenza dei contratti vietandogli di rinnovarli.

In questo modo, la quantità di materiali lavorati nello stabilimento di Colfelice scenderà a 400 – 450 tonnellate al giorno: è il totale di immondizie prodotte nella sola provincia di Frosinone. Ed è destinato a ridursi grazie all’incremento della differenziata.

Ma il presidente Mauro Vicano ha detto con chiarezza che il punto equilibrio nel quale i costi vengono pareggiati dagli incassi è di 700 tonnellate. Per contenere le perdite «Saremo costretti a licenziare» ha avvisato Mauro Vicano rivolgendosi all’assemblea.

Al vetriolo la risposta del sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani: «Anche la Ilva ha sostenuto che a Taranto rischiava di dover licenziare migliaia di persone, ma non per questo è stata autorizzata a seminare il cancro».

L’elemento più strano però è un altro. Lo ha notato Adriano Roma, vice sindaco di Arnara e già Coordinatore Provinciale di Forza Italia. L’ha scritto sulla sua bacheca Facebook: «Per poter contenere quelle perdite e scavare un buco più piccolo ei conti, sarebbe stato sufficiente che i sindaci ordinassero a Saf di prendere tutti i rifiuti differenziati che i Comuni producono.

Invece no. Nè glielo hanno proposto. Né lo hanno messo sul prossimo contratto.

Perché? Ogni Comune vende ad un privato la plastica, i metalli, il vetro e la carta prodotti dai suoi cittadini. Ottenendo un guadagno sul quale si può contrattare.

E’ chiaro che togliendo ai Comuni il differenziato gli si toglie anche il rapporto con la ditta privata.

Sono dei matti? C’è il rischio che un magistrato ci metta il naso e subito dopo intervenga, contestandogli il modo in cui hanno gestito la società. Perché non è possibile dire ad un’impresa di diritto privato (anche se a capitale pubblico, come è la Saf) di andare in perdita, tanto pagano i cittadini.

Sorge allora un dubbio. Forse i sindaci hanno una segreta convinzione. E cioè che dal primo gennaio interverrà un ministro o un prefetto ed ordinerà a Saf di aprire i cancelli ai rifiuti romani per evitare il collasso della Capitale. Con quelle quantità si arriverà a 700 tonnellate al giorno e gli incassi copriranno il buco.

Il lavoro sporco, in questo modo, lo farà un altro. Ed i sindaci escono con la faccia pulita dall’assemblea.

Se così fosse, tutta la votazione dell’altra sera in Provincia, sarebbe stata solo un bluff.

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