L’alleanza Pd-5 Stelle e la profezia di Astorre

L’intervista di Francesco Boccia al Corriere della Sera conferma la straordinaria intuizione del segretario regionale del Partito, fautore con Zingaretti e Bettini della svolta nel Lazio. A questo punto dopo le amministrative si aprirà una fase complessa e decisiva. Nella quale Zingaretti e Astorre peseranno non poco. Ecco perché.

Se c’è uno che ha sempre sostenuto l’indispensabilità dell’alleanza con i Cinque Stelle, quello è il senatore e Segretario regionale del Pd Bruno Astorre. E’ stato lui, insieme a Goffredo Bettini ed a Nicola Zingaretti, ad accelerare per un accordo nel Lazio tra Democrat e pentastellati. Accordo che ha portato all’ingresso in giunta di Roberta Lombardi e Valentina Corrado. Ecco perché l’intervista rilasciata dall’ex ministro Francesco Boccia al Corriere della Sera assume una valenza politica non indifferente, che dovrà essere tenuta in considerazione.

Il presupposto diverso

Francesco Boccia (Foto Imagoeconomica)

Ha detto Francesco Boccia: “In ben 40 città in cui si vota con il doppio turno andiamo insieme , le sembrano poche? Io penso esattamente il contrario. Ritengo che sia una rivoluzione se ricordo dove eravamo due anni fa. Il Pd è partito da un’altra impostazione rispetto a quella d’allora: ha voluto riunire in tutta Italia il centrosinistra, che nel 2016 iniziò a dividersi  e fu quel passaggio che segnò il declino del Pd di Renzi. Cito due casi per tutti: Airaudo si candidò contro Fassino a Torino e Fassina contro Giachetti a Roma. Noi reagimmo con il mito un po’ arrogante dell’autosufficienza che poi ci ha portato alla sconfitta del 2018. Ora siamo partiti da una impostazione opposta”.

Poi ha aggiunto: “In 58 non c’è alleanza e si compete e in 27 dobbiamo vincere anche per i 5 Stelle perché non hanno presentato la lista, cosa che noi abbiamo fatto in tutta Italia. Noi siamo presenti in ogni angolo del Paese. Con una battuta direi che il Pd in quanto a presenza sul territorio se la gioca con le Poste e i carabinieri. Battute a parte, calcolando anche gli altri Comuni dove si vota con un turno unico noi stimiamo che nel 30 per cento dei casi il centrosinistra unito sia alleato con il M5S”.

Noi non abbiamo intrapreso questo percorso con le forze progressiste riformiste ed europeiste che hanno la stessa visione di Paese alternativa a quella della destra sovranista di Salvini e Meloni per la vicenda specifica di Roma. Noi abbiamo l’umiltà di dire che da soli non bastiamo e stiamo lavorando a un campo largo dentro il quale vogliamo costruire una prospettiva di governo nel 2023. Dopodiché mi auguro che i candidati progressisti che andranno al ballottaggio possano parlare a tutto l’elettorato alternativo alla destra”.

La profezia di Astorre

Bruno Astorre (Foto Paola Onofri / Imagoeconomica)

E’ la linea che Bruno Astorre, Nicola Zingaretti e Goffredo Bettini hanno tenuto da sempre. In anticipo sui tempi. (Leggi qui La linea del Pd 4.0: uno per uno, tutti per tutti).

Dopo le amministrative il segretario Enrico Letta intende accelerare e non si possono escludere neppure scenari congressuali. Al di là delle correnti (che resteranno) si porrà il tema della linea politica del Pd per i prossimi anni. Per le politiche e per le regionali. Sarà impossibile non tenere conto dell’intuizione di Nicola Zingaretti, Bruno Astorre e Goffredo Bettini.

Non resta che capire il ruolo che questi esponenti potranno giocare.

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