A Bologna i dissidenti del M5S annunciano: «Sorprese nella tana di Zingaretti»

A Bologna la riunione dei dissidenti M5S che si oppongono al governo con il Pd. Il consigliere Davide Barillari: "Presto sorprese nella tana di Zingaretti". Verso un documento.

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

«Scontenti? E’ riduttivo definirci così, noi siamo i ribelli della coerenza»: si sono dati appuntamento a Bologna, in una location ‘top secret’, per analizzare il nuovo corso del Movimento 5 Stelle e fare il punto dopo la svolta del governo giallorosso. Che a loro, come ad una fetta della base pentastellata non è andata giù.

Sono gli scontenti grillini, ‘capitanati’ per l’occasione dal consigliere regionale del Lazio Davide Barillari.

«Oggi a Bologna è nato un bel progetto– dice Barillari – E siamo in tanti. Ci saranno presto sorprese anche nella tana di Zingaretti, in questo ‘laboratorio Lazio».

L’affronto in casa

Ha il dente avvelenato, il consigliere regionale del Lazio. È nella sua Regione, tra i seggi attorno a quello su cui siede lui, che è nato il dialogo tra il Partito Democratico di Nicola Zingaretti (Governatore della Regione) e Roberta Lombardi capogruppo grillina nell’Aula della Pisana. (leggi qui L’esilio e la resurrezione di Roberta Lombardi).

© Imagoeconomica, Stefano Carofei

Un dialogo a distanza costruito giorno per giorno. Con il Pd barcollante al Governo (nel Lazio Nicola Zingaretti un anno e mezzo fa è stato rieletto ma senza una maggioranza: ha un seggio in meno del necessario) ed il 5 Stelle fieramente all’opposizione. Ma quel dialogo ha fatto in modo che molti provvedimenti prendessero forma in maniera condivisa. E che venissero approvati molti temi inseriti nel programma politico M5S sui queli il centrosinistra ha fatto convergenza. (leggi qui (leggi qui Il Retroscena. Così la ‘sintonia’ Pd-M5S ha blindato l’Aula della Regione Lazio).

Un dialogo al quale Davide Barillari si è opposto subito. Al quale ha detto no con chiarezza. Per lui Zingaretti ed il suo esecutivo erano l’avversario da abbattere: non l’interlocutore con cui discutere, seppure dai banchi dell’opposizione. Unica soluzione: sfiducia e nuove elezioni. In poco tempo Barillari si è ritrovato isolato.

Né scissioni né correnti

Il governo nazionale nato dal dialogo avviato in Regione Lazio è un’onta inaccettabile per il Consigliere del Lazio e per altri duri e puri del MoVimento. Che oggi a Bologna hanno confermato la loro posizione: nonostante il voto su Rousseau, nonostante l’indicazione data da Beppe Grillo.

«È l’inizio di un percorso – annuncia Barillari – ma non sarà né una scissione né una corrente. È un modo per ripartire, per dare segnali forti alla dirigenza M5S e alla nostra base».

Foto © Stefano Carofei, Imagoeconomica

Bocche cucite sul luogo dell’incontro e sul numero di partecipanti. «Non sono autorizzato a dirlo, voglio evitare strumentalizzazioni. Ma c’erano tanti portavoce venuti da tutta Italia, anche nazionali».

Quanti senatori? Quanti Deputati? Ci saranno imboscate sul voto di fiducia? «Siamo in tanti, ci saranno sorprese» si limita a dire Barillari.

Ripartire il sogno

Al termine della riunione gli scontenti hanno diramato una nota: «Vogliamo fa ripartire il sogno. Il Movimento 5 Stelle non può ridursi ad ago della bilancia fra destra e sinistra, ma deve rimarcare la sua identità. Oggi abbiamo posto le basi di un confronto costruttivo tra portavoce del M5S di diverse parti di Italia e di diversi livelli» si legge nel comunicato.

Il nostro, spiega ancora Barillari, «è un progetto che sta partendo. Diciamo: mai più errori. Abbiamo analizzato le contraddizioni che hanno caratterizzato l’alleanza con la Lega e, ora, quella col Pd. Per ultima, la questione delle concessioni ad Autostrade. Su questo c’è stata una discussione molto intensa».

Verso un documento

Il consigliere laziale del M5S non esclude «incontri in futuro con i dirigenti nazionali» del Movimento, tra cui il garante Beppe Grillo.

Il passo successivo, racconta, «potrebbe essere la stesura di un documento».

Davide Barillari Foto © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Sicuramente quella di Bologna non sarà l’ultima riunione dei dissidenti M5S. “I prossimi incontri potrebbero tenersi anche a Roma o Milano“. Alla domanda se il capo politico Luigi Di Maio sia stato informato del summit bolognese, Barillari risponde: «No, non è stato informato. Ma esiste la libertà di espressione, i portavoce possono incontrarsi, legittimamente».

Di Maio sulla collina

Il riferimento a Luigi Di Maio non è casuale. Pure i sassi sanno che lui questo nuovo governo lo ha subito. Fosse stato per lui, un ritorno indietro ad un gialloverde bis lo avrebbe fatto. A sbarrare la strada è stato il fondatore Beppe Grillo: consapevole del fatto che l’abbraccio con la Lega stava dissolvendo poco alla volta il MoVimento, trasferendo il consenso al Carroccio, salvinizzando un 5 Stelle privo – per sua natura – di ideologia.

Luigi Di Maio © Imagoeconomica, Paolo Cerroni

Un chiaro segnale di contrapposizione al Pd e non di dialogo e condivisione, Luigi Di Maio lo ha già mandato nelle ore scorse. Alle cinque della sera di venerdì il presidente del Consiglio Giuseppe Conte era nello studio giallo di palazzo Chigi per incontrare i nuovi ministri e concordare con loro le azioni più urgenti. In quegli stessi minuti, a cinque chilometri di distanza, nel palazzo della Farnesina, il neo-ministro degli Esteri Luigi Di Maio riuniva gli altri 9 ministri a Cinque stelle. Facendo in modo che si sapesse.

Come a voler annunciare al mondo che è tutto come prima, quando c’era la Lega: il M5S da una parte e gli altri dall’altra, divisi da uno steccato.

Esattamente quello che non voleva Nicola Zingaretti. Esattamente quello che potrebbe tornare utile a Davide Barillari ed i puristi del MoVimento.

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