Uno scivolo per mandare via i dipendenti. E poi assumerne altri. Il dossier che scotta al Valle del Liri

Foto: © Andrea Sellari

Soldi presi in prestito per mandare a casa i dipendenti. Convincerli a lasciare il loro lavoro, abbattendo così il monte stipendi. L’incentivo: quattro anni di retribuzioni versati tutti insieme. E via dall’ufficio, per aspettare comodamente sul divano la tanto sospirata pensione. In barba alla legge Fornero, i suoi scaloni e le sue ghigliottine. Ma c’è di più. Le scrivanie sarebbero rimaste sgombre soltanto per pochissimo tempo: quello necessario a fare le nuove assunzioni. Nel consorzio di Bonifica Valle del Liri di Cassino.

C’è questo nella relazione inviata oggi alla procura della Corte dei Conti del Lazio. L’ha spedita il giudice Raffaele Maria De Lipsis  commissario spedito dalla Regione Lazio per fondere i tre consorzi di Bonifica in Provincia di Frosinone.

Al centro della relazione ci sono i bilanci. Le sistemazioni fatte sui conti affinché quadrassero e rispettassero tutti i parametri di legge. Aggiustamenti compiuti per poter procedere con le cinque assunzioni e le trenta stabilizzazioni approvate l’estate scorsa dall’allora governance a guida dal presidente Pasquale Ciacciarelli.

Quelle assunzioni erano sono state contestate dalla Regione. Impugnate di fronte al Tar. Annullate dal commissario. Che ora pone l’accento sulle operazioni di bilancio. Approfondisce i rilievi fatti dalla direzione regionale Risorse Idriche e Difesa del Suolo. L’ufficio aveva riscontrato «gravi carenze e violazioni, il tutto in uno scenario di non correttezza nell’individuazione delle risorse per coprire le stabilizzazioni».

In pratica, scartabellando i documenti è emersa l’operazione grazie alla quale sono stati mandati a casa alcuni dipendenti vicini alla pensione. In alcuni casi risultano ‘incentivati’ con il pagamento di 48 mensilità anticipate. In altri casi ci sono anche incarichi di progettazione per alcune migliaia di euro.

Tra i consorziati però c’è chi prende di mira anche il commissario Raffaele Maria De Lipsis. Nel corso di una riunione riservata avvenuta tre sere fa a Pontecorvo è emerso che: a) i consorziati non sono mai stati portati a conoscenza di tutta la storia; b) il commissario ha deliberato e pubblicato, ma solo per pochi giorni, un regolamento nel quale si ipotizzavano nuove incentivazioni all’esodo di lavoratori. Chi ha letto quel bando parla di un nuovo maxi scivolo di 4 anni, giustificato con «la necessità di fare ulteriori economie sul capitolo Stipendi».

Come è possibile che il Commissario abbia pubblicato un provvedimento simile? E che poco dopo invece abbia contestato di fronte alla Corte dei Conti quella stessa cosa, fatta però dal presidente Pasquale Ciacciarelli?

La spiegazione sta in un trappolone che qualcuno ha tentato di far scattare ai danni del commissario De Lipsis. Le ricostruzioni sono più di una. Ma la più attendibile sostiene che al suo arrivo, l’ex alto magistrato avrebbe trovato una serie di documenti già approntati. Alcuni di questi sono stati pubblicati sul sito istituzionale dell’ente. Lui pare che non avesse dato l’autorizzazione. Chi li ha messi on line pare ritenesse tutto già autorizzato dal presidente appena decaduto. Sta di fatto che tra quei documenti c’era il secondo bando per le dimissioni incentivate. E’ così che il dottor De Lipsis se ne sarebbe accorto: consultando la bacheca on line.

A quel punto avrebbe ordinato lo stop. E la retromarcia. Inviando subito una nota all’assessorato in Regione Lazio per avere chiarimenti. La risposta ha confermato i suoi dubbi: quell’operazione non aveva alcuna copertura regionale. E soprattutto pare che non abbia nemmeno la copertura economica. Perché gli enti pubblici possono fare debiti solo per investimenti ma non per assunzioni o incentivare esodi.

Ripercorrendo a ritroso la strada si è arrivati al primo bando. Ed agli esodati a peso d’oro.

Con un ulteriore mistero. Alcuni di loro non avevano i requisiti per andare in pensione, risulta che lavorassero per il Valle del Liri solo da alcuni anni.

Materiale e dubbi che ora passabno per competenza all’esame della Corte dei Conti.

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