Fino all’ultimo respiro. Una vittoria che vale un sogno e molto di più

Fino all'ultimo respiro. La vittoria del Frosinone a Brescia ed i mille inutili 'se'. Una vittoria che vale applausi e rispetto. Vale l’urlo liberatorio di chi ha dato buca a braciolate e gite fuori porta. Perché scrive una lezione importante...

Elisa Ferazzoli

Giornalista in fase di definizione

Se Mirko Gori non avesse avuto l’audacia di colpire quella palla di controbalzo facendola schizzare in porta a velocità inaudita, se la punizione di Curcio non si fosse stampata sulla traversa, se a 30’’ dalla fine Ciano si fosse ricordato – a detta sua – che il suo piede destro “è buono solo per scendere le scale”, sarebbe stato facile e al tempo stesso doloroso arrendersi all’idea che di quegli uomini ostinati e orgogliosi non fosse rimasto che uno sbiadito ricordo.

 

Così non è stato. Per la prima volta da inizio campionato e probabilmente nel momento di maggior bisogno, il susseguirsi di episodi e la componente fortuna hanno dato ragione alla squadra messa in campo da Moreno Longo.

 

Quella conquistata a Brescia è una vittoria che vale molto di più dei tre punti, del terzo posto e di quello che verrà.

Vale l’onore di uomini messi in discussione dentro e fuori dal campo. Dimostra palesemente quali siano gli obiettivi di una squadra, quanto conti la convinzione ostinata di volercela fare nonostante lo svantaggio iniziale, nonostante il cronometro.

Nonostante tutto.

 

Vale applausi e rispetto. Stavolta sì. Vale l’urlo liberatorio di chi ha dato buca a braciolate e gite fuori porta ed è rimasto incollato al televisore fino alla fine, dei 75 tifosi che sugli spalti del Rigamonti non si sono arresi al quarto posto in classifica, alla delusione, all’idea che non ne valesse più la pena. Una passione che va oltre il risultato, i 1200 km, le promozioni.

Semplicemente stoici.

 

L’1-2 vale lo scatto del mister che vola ad abbracciare i suoi ragazzi. Una corsa istintiva e sincera che libera dalla stanchezza, dalla paura, dalle insinuazioni, dai dubbi, dai giudizi.

In quell’abbraccio fra Longo, i giocatori, i tifosi – solo fisicamente separati dal divisorio in vetro – c’è la sintesi di quello che il calcio è in grado di farti provare quando la realtà strizza l’occhio ai sogni e li fa accomodare un attimo prima di decretarne la fine.

C’è la risposta a tutte le nostre domande.

E c’è una lezione importante da tenere a mente per le prossime giornate: “Non arrendiamoci. Rischieremmo di farlo un’ora prima del miracolo”.

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