Sulla strada di Zingaretti, la marcia di Timothy ed i veleni di Renzi

La grande contro marcia di Londra per chiedere il voto bis con cui annullare la Brexit. È quel movimento che finora si era tenuto lontano dalla politica. Ed ha scoperto, a sue spese, quanto possa costare l'indifferenza. È lo stesso obiettivo al quale punta Nicola Zingaretti. Che però dovrà fare i conti con un Renzi che ieri...

Timothy Garton Ash è un saggista e giornalista britannico, professore di Studi Europei presso l’Università di Oxford. È autore di vari saggi su temi di politica. Viene considerato uno ‘storico del presente‘. Talmente autorevole che i suoi testi hanno aiutato la trasformazione dell’Europa nell’ultimo quarto di secolo.

Nelle ore scorse, su Rep (l’approfondimento per gli abbonati all’edizione on line di Repubblica) ha commentato la grande marcia con la quale nello scorso fine settimana è stato chiesto un referendum bis per ribaltare il voto sulla Brexit.

Ha scritto

Finché avrò vita non dimenticherò mai lo spettacolo della folla che sventola sotto il sole la bandiera europea attorno alla residenza del Duca di Wellington a Hyde Park Corner, a Londra. La strabiliante manifestazione di sabato a favore del referendum potrebbe segnare un punto di svolta, l’inizio della fine della Brexit. In ogni caso, è stata una straordinaria espressione di democrazia.

Al massimo, gli organizzatori si aspettavano qualche decina di migliaia di persone. Invece si è presentato un oceano di folla: 700mila persone. È l’arsenale sul quale affida le sue speranze Nicola Zingaretti: non la folla inglese ma quella ex maggioranza sulla quale non ha puntato il governo Lega – M5S che invece ha scommesso sui pensionati. Infatti, buona parte degli investimenti nel controverso Documento di Finanza del Governo Conte puntano su pensionati e pensionandi (taglio della Fornero) e su chi non lavora (Reddito di cittadinanza).

Non su chi intende avviare una startup o migliorare i propri studi. È quello il popolo che si è messo in marcia per chiedere di ridiscutere la Brexit: quello composto dai giovani, che vedevano la politica come una cosa vuota e distante. Scoprendo troppo tardi quanto fosse caro il prezzo dell’indifferenza (per tutti i dettagli leggi qui Il lanciafiamme regalato a Nicola Zingaretti)

Non è detto che quell’arsenale sia strategico e che possa portare Zingaretti a ribaltare il risultato politico dello scorso marzo. I numeri sono tutti con il governo Lega – M5S: sia i numeri dei risultati elettorali dello scorso marzo, sia i numeri dei sondaggi di gradimento registrati pure in questi ultimi giorni, fino ai numeri demografici: Repubblica oggi svela che gli over 60 sono più degli under 30, siamo un paese che invecchia, la maggioranza è quella su cui hanno puntato Lega e 5 Stelle.

Non è detto che basteranno nemmeno quei romani delusi dal governo cittadino a Cinque Stelle. E che non hanno affollato il Circo Massimo per la festa del Movimento. Gli stessi romani che ieri sera hanno fatti i conti con i tombini otturati e la città allagata in appena una ventina di minuti. Non era Ignazio Marino allora ad affondare la città…

Non è detto che bastino. Perché ad indebolire in modo importante Nicola Zingaretti potrebbe essere la battaglia di retrovia che innescherà Matteo Renzi. Lo farà: c’è la prova. Non è affatto vero che sarà fedele a qualunque segretario dovesse uscire vincente dalla corsa per la Segreteria Nazionale del Partito Democratico.

La prova sta in quei Comitati civici annunciati ieri nel corso della Leopolda. E definiti come “la resistenza culturale ai populismi di destra e di sinistra” ad un governo di “pericolosi cialtroni” e “distruttori di futuro”.

Sarà anche così. Sarà un modo intelligente per tornare a coinvolgere le masse con cui il Pd ha tagliato i ponti da quando ha cancellato le preferenze.

Ma resta un tema di fondo: con quale segretario di Partito ha concordato questa operazione politica Matteo Renzi? Nessuno.

Sta tutta qui la chiave: Renzi continua a muoversi come se il Partito non esistesse, continua a ragionare nella logica dell’Io e non seguendo gli schemi di un Partito nel quale invece c’è il Noi.

Chiaro a questo punto che quei comitati  vengano percepiti come la struttura di un nuovo movimento.

Sulle prime pagine dei quotidiani di oggi Matteo Renzi non c’è. Non una sola parola sulla Leopolda: né su Repubblica né sul Messaggero né su molti altri. È il primo segnale di una marcia come quella raccontata da Timothy Garton Ash.