Inizia l’era di Bruno Astorre: «In Italia il modello Lazio»

Bruno Astorre si insedia nella carica di Segretario del Partito Democratico del Lazio. Alemanni presidente di garanzia eletto all'unanimità. Le due vice. De Angelis nel Direttivo insieme a Di Fabio, Materiale, D'Orazio, Palone.

Bruno Astorre acclamato Segretario Regionale del Pd nel Lazio per numero di voti presi alle Primarie; Andrea Alemanni eletto all’unanimità Presidente del Partito per scelta politica. Agli orfiniani di Claudio Mancini. va la vice segreteria con Cristina Maltese.

All’hotel Quirinale di Roma va in scena l’assemblea regionale del Partito Democratico: è quella che deve prendere atto dei risultati maturati due settimane fa nei gazebo, la rivoluzione della geografia politica interna al Pd nel Lazio. Con AreaDem di Dario Franceschini che si allea con Nicola Zingaretti e schiera il senatore dei Castelli Romani, riaggrega Pensare Democratico di Francesco De Angelis strappandolo ad Orfini.

Risultato: Bruno Astorre nuovo segretario. E Andrea Alemanni presidente. (leggi qui: Astorre è il segretario regionale Pd: l’onda lunga travolge le primarie).

Il discorso del Segretario

 «Nel Lazio abbiamo iniziato a vincere nel 2013. Quando era segretario Enrico Gasbarra abbiamo vinto tutto quello che si poteva vincere: Roma e la Regione, ma anche alla Camera e al Senato, e poi Viterbo, Rieti». È il Pd vincente, il Partito della buona amministrazione, il luogo del dibattito e del confronto con il quale coinvolgere e rinnovare: Bruno Astorre mette questo Partito Democratico al centro del suo discorso di insediamento come segretario regionale.

Non glorifica il passato. Il nuovo segretario regionale lo utilizza come stella polare sulla quale tracciare la rotta per il futuro. Parla di «Una grande stagione di vittorie. Abbiamo tirato fuori la Regione Lazio dalla palude e siamo passati alla storia perché abbiamo rivinto, con un campo largo. Quel campo largo ci può far vincere in Italia». Non si può parlare di nuovo inizio se non si affronta il tema che è davanti alla strada del Pd: il congresso nazionale che sceglierà il nuovo timoniere. Bruno Astorre non si nasconde e mette in chiaro la posizione del Partito nel Lazio. «Stimo e apprezzo gli altri candidati a Congresso, ma penso che il modello della Regione Lazio di Nicola Zingaretti sia quello vincente».

Dall’Ulivo a Zingaretti

Punta sulla stagione dei successi, dal cambiamento, del riformismo del primo centrosinistra. Bruno Astorre ricorda «Non è la prima volta che lo facciamo, l’embrione dell’Ulivo nacque con Piero Badaloni. Il modello Lazio, con una leadership coesa e autorevole, puo’ essere un modello italiano ed europeo».

Il momento è quello in cui si traccia l’orizzonte politico. Ed il vincitore traccia la rotta sulla quale porterà la nave. Bruno Astorre «Il Pd che intendo io è quello che sta tra le persone. Per questo ho proposto e desidero realizzare un rafforzamento del ruolo dei circoli. Ne abbiamo 300 nel Lazio e siamo l’unica forza che ha una risorsa cosi’ bella e straordinaria».

L’Assemblea Dem riunita oggi a Roma ascolta il suo nuovo Segretario. Il momento politico è diverso da quello in cui salì sul ponte di comando Fabio Melilli. Ora è il momento in cui rimettere in piedi le macerie. Per questo dice «Ma le porte dei circoli non possono essere aperte soltanto in occasione delle primarie, o dei congressi vari. Devono essere punti di riferimenti per un quartiere, in un paese, in una zona periferica».

Il Pd deve tornare tra i deboli

C’è una rotta sulla quale il Partito disegnato da Bruno Astorre deve posizionarsi. Le Sezioni «Devono ospitare le energie per poter essere tra i più indifesi, – ha spiegato il segretario – coi cittadini che hanno difficoltà e quindi dobbiamo e possiamo utilizzare piccoli team di professionisti, di avvocati o di commercialisti sul modello di quelli di strada che danno una mano, fanno consulenze gratuite a tante persone che ne hanno bisogno, che desiderano un consiglio su un problema».

Poi Bruno Astorre si è soffermato sullo statuto del Pd e in particolare sul modificare l’elezione del segretario perché «sia riservata agli iscritti, a chi decide di aderire pienamente ad un progetto politico ad una piattaforma di valori».

Applaude il popolo del Pd. Torna a sentir parlare dei suoi principi, dei suoi valori, non viene trascinato su uno sterile confronto di potere interno. «Io – ha concluso il segretario dem tra gli applausi – amo un proverbio africano che dice: ‘Se vuoi andare veloce vai da solo, se vuoi andare lontano vai insieme’. Andiamo uniti e andremo lontani, insieme“. 

Resta da chiarire se sia lui ad avere sbagliato la citazione, dimenticando Papa Francesco, oppure sia stato il Pontefice a citare un proverbio africano facendolo proprio.

Il Partito Comunità

Il Pd di Bruno Astorre deve essere Comunità. Deve essere luogo di dibattito. E poi di sintesi politica. «Chi fa parte di una comunità soprattutto se si chiama democratica, deve rispetto a tutti e non a fasi e alterne. Chiedo quindi a tutti di non ripetere alcuni errori e mancanze di rispetto che sono emerse in questo congresso».

C’è un passaggio che marca la differenza con il passato. Con il renzismo ed il suo leaderismo. C’è una nuova rotta, più proporzionale, coinvolgente. Il neo Segretario lo evidenza zia quando dice «Rispetto per tutti, non unanimismo ma pluralismo. Basta coll’autoflagellazione, basta con le colpe, le appartenenze, con il pensare sempre alla nostra rispettiva provenienza. Siamo democratiche e democratici insieme in una comunita’ di valori».

C’è il tema del Movimento 5 Stelle. Roma è governata da Virginia Raggi, molti Comuni del Lazio sono amministrati da sindaci grillini. «Il Paese – ha detto Bruno Astorree molte città del Lazio governate dai populisti a cominciare dalla Capitale stanno soffrendo tantissimo, non per le buche, non per il degrado che sono a livelli record, vergognosi e sotto gli occhi di tutti. Ma stanno, stiamo soffrendo perche’ Raggi e i 5 Stelle non hanno un progetto di città, non hanno una visione. Qui festeggiamo, unica capitale d’Europa, perché è stato fatto bene un albero di Natale. Ma ci rendiamo conto? Noi – ha aggiunto – dobbiamo ridare a Roma una prospettiva, cosi’ come ad altri Comuni del Lazio».

Alemanni presidente all’unanimità

La tradizione nel Pd è sacra. Viene rispettata anche questa volta. Agli avversari vanno i ruoli di garanzia e controllo. 

Così, Andrea Alemanni, il candidato segretario renziano di declinazione Richetti – Rughetti  è il nuovo presidente del Pd Lazio. Viene eletto con voto unanime. Suoi vice saranno Carmela Cassetta e Ileana Argentin

Affida la sua gioia alla bacheca Facebook il due presidente regionale del Partito. Ricorda i primi passi mossi nel Pd dieci anni fa, come più giovane degli eletti nel Municipio più piccolo di Roma. «Ne sono successe di cose in questi anni. Ne abbiamo fatte di battaglie. E le soddisfazioni che ci siamo tolti, oggi probabilmente raggiungono il punto più elevato»

Dice che questo risultato deve servire per «dare coraggio a tutti quelli che sono sempre stati liberi, a tutti quelli che non hanno mai dovuto fare i conti se non con la propria etica politica. A tutti quelli che hanno sempre potuto contare solo sulle proprie forze. A tutti quelli che non hanno mai avuto paura di mettersi attorno persone migliori di loro. Per loro e per questo gruppo incredibile che cresce ogni giorno e che ha il futuro davanti. Per loro e per tutti da oggi sarò il Presidente di garanzia»

I 40 del Direttivo

Sono 40 i componenti del nuovo direttivo regionale Pd del Lazio.  Della Direzione fa parte di diritto il capogruppo Dem in Regione Lazio Mauro Buschini in quanto eletto. Con lui è componente di diritto Luca Fantini di Alatri, segretario regionale dei Giovani Democratici nel Lazio.

La provincia di Frosinone è rappresentata dal neo supercommissario regionale all’unificazione dei consorzi industriali Francesco De Angelis, Laura Materiale (già sindaco di Castrocielo), il vicesindaco di Alatri Fabio Di Fabio (in aumento le quotazioni per raccogliere l’eredità del sindaco Giuseppe Morini), la capogruppo di opposizione a Sora Maria Paola D’Orazio. In quota Mancini entra Lucia Palone.

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