Il bulldozer dei sindaci contro i sopravvissuti dei Partiti

Dicono di essersi riappropriati di un ruolo e questo in parte è vero. L’assemblea dei sindaci “distrugge”, manda all’aria, fa saltare il banco, però poi sono altri a trarre le conclusioni e soprattutto le decisioni.

Però i sindaci una cosa l’hanno capita: sulla sanità, sull’acqua e sui rifiuti la gente non se la prende con loro. Quindi concentrarsi sul consenso basta e avanza.

 

IL CASO MASTROBUONO

Tutto è cominciato con il documento con il quale, nell’ottobre del 2015, la conferenza dei sindaci sulla Sanità bocciò “politicamente” l’operato dell’allora manager Isabella Mastrobuono. Un documento privo di qualunque valore dal punto di vista giuridico ed amministrativo, che però ebbe l’effetto di isolare politicamente il direttore generale.

Qualche giorno dopo arrivò il giudizio negativo dell’organo tecnico della Regione, quindi ci fu la mancata conferma. Infine, il commissario della Sanità nonché presidente della Regione Nicola Zingaretti, commissariò la Asl di Frosinone indicando Luigi Macchitella.

Sindaci contenti, assessore regionale Mauro Buschini gongolante. Da allora la situazione della sanità provinciale è migliorata? Assolutamente no, ma intanto nei rispettivi Comuni i sindaci sono riusciti a far passare il messaggio di essersi perlomeno “ribellati”.

 

IL CASO ACEA

Dicembre 2016: dopo mesi di riunioni e conte all’ultimo voto, l’assemblea dei sindaci vota la risoluzione della convenzione con Acea Ato 5. La procedura è ancora lontana dalla conclusione, nel frattempo il gestore ha cambiato radicalmente comunicazione e approccio con gli amministratori locali, ma i problemi sono rimasti: dall’emergenza siccità alle perdite. Se poi si andrà al contenzioso legale e Acea (come successo già in passato) dovesse vincere, allora conguagli e bollette con molti zeri per i cittadini.

In campagna elettorale però tanti sindaci hanno sventolato il vessillo della cacciata di Acea Ato 5, che invece è ancora lì e potrebbe rimanere.

 

IL NO AI RIFIUTI

Sui rifiuti alla recente assemblea della Saf molti sindaci, sia di centrosinistra che di centrodestra, per dare il via libera alla rielezione di Mauro Vicano, hanno preteso il sì ad un documento con il quale si dice no ai rifiuti provenienti da fuori provincia a partire dal 1 gennaio 2018.

Le regionali e le politiche sono ormai dietro l’angolo. Gli amministratori del Pd potranno dire che in questo modo hanno sbarrato la strada ad ipotesi di conferimento dei rifiuti di Roma in Ciociaria, attaccando politicamente il punto debole dei Cinque Stelle: Virginia Raggi, sindaco di Roma.

Forza Italia potrà attaccare tutti: dai Cinque Stelle al Pd. Nicola Ottaviani sta già preparando la relazione in vista di una sua possibile candidatura alla presidenza della Regione. Se però dovessero verificarsi delle emergenze, i rifiuti da fuori provincia arriverebbero comunque con provvedimenti di autorità superiori: Ministero, Regione Lazio, Prefetture.

In effetti l’assemblea dei sindaci sta esercitando da ormai due anni un ruolo, quello del “pollice verso”. Nel vuoto cosmico della politica e dei partiti, i sindaci hanno occupato uno spazio. Non per governare il territorio, per alimentare il consenso in vista delle elezioni che verranno. Un attacco dal basso ai “sopravvissuti” del sistema dei partiti.

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