Caccia ai pirati dell’ambiente: AeA e la rivoluzione green

Aveva le sembianze di un un carrozzone ma in cinque anni è diventata un gioiellino: merito dei depuratori. Aea ha consolidato i conti, avviato l'ammodernamento degli impianti, comprato le tecnologie con cui stanare i killer dell'ambiente. Per dare il via alla Fase 2. Ecco quale

La curva è nitida: rossa sullo sfondo nero, si impenna sul grafico ad iniziare da un punto che coincide alle ore 4 del mattino. È quello il momento in cui qualche criminale ha sversato i suoi veleni. Li ha buttati in maniera clandestina nella rete fognaria dedicata alle industrie. A mappare quello scarico pirata è stata Scada: il Supervisory Control And Data Acquisition cioè il sistema che monitora qualunque cosa venga immessa nei canali. A dotarsi di quel sistema è stata AeA la società in house dei Consorzi Industriali Asi e Cosilam di Cassino. È lei da qualche anno a gestire la rete di depurazione degli scarichi industriali in provincia di Frosinone. Il direttore è stato svegliato alle 4 dal sistema di allarme che ha subito fatto trillare il suo smartphone: se lì attorno c’erano anche le telecamere (come in molti punti di controllo) i fotogrammi sono stati salvati. Tutto è stato consegnato alla Procura della Repubblica: Frosinone o Cassino a seconda della competenza.

Una schermata del sistema Scada

È solo uno dei sistemi introdotti dalla società amministrata da Riccardo Bianchi, manager reatino prelevato dal mondo sindacale: scuola Cgil e tempra pragmatica. Scada è stata l’arma tecnologica con la quale combattere la sua guerra personale con chi inquina. «La gente sente la puzza e se la prende con noi: in realtà noi lavoriamo ciò che viene scaricato. E le aziende della provincia di Frosinone, chi più chi meno, sono in regola. Il vero nemico sono gli scarichi pirata».

Ogni mese c’è almeno una segnalazione agli inquirenti: fare tana ai colpevoli è sempre meno difficile.

Il balzo verso il futuro

Il sistema Scada è solo una delle spese affrontate da AeA per rendere moderni gli impianti di depurazione industriale della provincia di Frosinone. «Non mi lamento di quello che ho trovato – dice Riccardo Bianchiin alcuni casi si tratta di impianti efficienti ma purtroppo con tecnologie ormai datate. Pensiamo a Ceccano: l’ossatura di quell’impianto di depurazione risale alla Cassa per il Mezzogiorno».

Lo dice durante la conferenza stampa in cui fa il punto sui lavori effettuati in questi anni. L’elenco è lunghissimo:

  • Misure per il miglioramento della tutela ambientale dell’agglomerato di Frosinone: un milione;
  • manutenzioni straordinarie ed implementazioni varie: un milione e mezzo;
  • implementazione del trattamento biologico sul depuratore di Ceccano: un milione e poi un altro milione;
  • ammodernamento del sistema di cogenerazione a Ceccano: 700mila euro;
  • revamping delle sezioni di filtrazione e disinfezione, ancora a Ceccano: 2 milioni;
  • implementazione dell’impianto di depurazione Asi a Villa Santa Lucia: un milione e mezzo;
  • interventi con cui contrastare i cattivi odori a Villa Santa Lucia: 650mila euro.

In agenda Anagni e Cassino

Uno dei depuratori gestiti da AeA

Ma c’è anche molto altro. In agenda c’è la riattivazione dell’impianto nell’area industriale di Anagni. «I tempi dipendono da quelli per il rilascio delle autorizzazioni, noi siamo pronti. Appena ci daranno il via contiamo di realizzare in un paio d’anni un impianto moderno ed all’altezza di un compensorio industriale come quello di Anagni».

Oppure la soluzione al problema che un paio di anni fa ha bloccato per settimane la produzione alla cartiera Reno De Medici a Villa Santa Lucia. (Leggi qui Ambiente, vacillano i processi ai depuratori: ora c’è il caso Cosilam).

Lì i depuratori sono due, follia del periodo in cui ci si divideva su tutto ed il Cassinate fece il Cosilam ma da Frosinone ASI non volle cedere i suoi impianti. Risultato? Il depuratore Asi tratta i reflui Stellantis (già pre trattati dall’azienda) mentre Cosilam tratta i reflui della Reno De Medici. «Questo secondo impianto ogni tanto fa i capricci perché era stato pensato per volumi ben più grandi. Ora che la gestione è tutta AeA è stata pensata una soluzione: collegare i due depuratori affinché funzionino sempre bene entrambi».

Fase 2: privati e soci esteri per AeA

Ora si va verso la Fase2. È strettamente legata alla fusione dei consorzi industriali: «AeA si prepara a fare servizi ambientali non solo ai Consorzi ma anche alle singole aziende consorziate. C’è un’evoluzione dell’offerta. Legata proprio ai nuovi investimenti che ora rendono competitiva la società».

Riccardo Bianchi

I quattro depuratori consortili cinque anni fa erano tutti privi dell’autorizzazione ambientale: colpa dei tempi infiniti per rilasciarle in provincia di Frosinone dove la riforma Delrio ha azzerato il settore Ambiente. Ora il 50% ha avuto l’autorizzazione e per gli altri si è in attesa ma l’iter è avviato.

Sono state create le condizioni per mettersi sul mercato: «i conti sono stati consolidati e la strada per il totale ammodernamento tecnologico è stata imboccata. Asi e Cosilam hanno dato il via per la collocazione di una quota sul mercato: hanno risposto grossi carrier europei. È il miglior segnale che la società è diventata appetibile».

Non era un carrozzone ma in cinque anni è diventata un gioiellino: merito dei depuratori.

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