Cambio canale di fronte all’odio (di R. Cacciami)

Ogni occasione sta diventando buona per dividerci. Per spargere odio e rancore. Dopo Manuel tocca a Federica e poi avanti un altro. In pasto alle tifoserie.

Rita Cacciami
Rita Cacciami

Vice direttore L'Inchiesta Quotidiano

E alla fine, riusciamo sempre a spostare l’attenzione. Su qualcosa di diverso da quello che era il baricentro. Fino a due giorni fa era solo la pietas a muovere le nostre coscienze, a scatenare i commenti e a far rigare i visi di lacrime. C’era Manuel. Senza cognome, tanto è familiare in tutte le case. È il giovanotto con i muscoli e il sorriso. Quello che ha il papà con gli attributi. E la mamma che crolla. Sembra di sapere tutto di loro.

Poi arriva lei, la giornalista con la scorta. Il pezzo è bello, l’intervista “gira”. Nel senso che emotivamente ci sta, c’è pathos.

È un’altra la nota stonata. È quel selfie con le teste sul cuscino. I sorrisi sono autentici, gli sguardi sinceri. Ma fuori luogo e fuori istante. Una intimità violata, anche se magari in buona fede. Appare un post caustico, lo condividono i genitori, se ne appropria il popolo del web per fare a pezzi Federica Angeli. Ma lei ha dalla sua anni di lotte, di processi, di minacce serie. Che gli haters sono robetta, in confronto.

E’ guerra sui social, si dividono le tifoserie, sembra quasi di sentire l’odore del sangue. Stanno per entrare le belve nel Colosseo, pronte a sbranare il predestinato di turno. E Manuel comincia a scomparire sempre di più sullo sfondo. A sfocare la sua immagine sorridente. Il pensiero che ci assillava, quel dubbio se riuscirà mai a camminare e nuotare di nuovo, diventa meno pressante. Adesso sulla scena c’è qualcos’altro. Dare in pasto alle belve qualcosa di cui nutrirsi. Farne una lotta di partiti. Destra contro sinistra. Leghisti contro tutto il mondo unito.

E allora penso anche a Montalbano, a Camilleri e alla puntata che non ho visto perché ho subito cambiato canale. Ho letto ogni libro edito da Sellerio, sono tutti blu, in fila nella mia libreria bianca in corridoio. Ricordo perfettamente il tema dell’integrazione, della multiculturalità, della diversità. In molte delle storie che ho divorato in una sola notte. Ma mai, e dico mai, ho provato fastidio nell’adattamento televisivo di uno di quei racconti. Questa volta, sì. Ho avvertito subito odore di sangue. E di polemica. Ecco perché ho visto dell’altro. Preferisco leggere e avere solo il libro interposto tra me e Camilleri. Non una sceneggiatura tv che non mi rappresenta e non mi appartiene. Nella quale i migranti sfocano sempre più all’orizzonte. E i barconi affondano. Ma non per un naufragio.