Biagio d’Oriente 2 – Cacciola in Palestina per l’abbraccio tra Abu Mazen ed il francescano Pizzaballa

Il viaggio in Terra santa del nostro Biagio Cacciola. La messa di Natale celebrata dall'amministratore apostolico. L'abbraccio con Abu Mazen. Il richiamo alla politica. Che vale anche per la nostra.

Biagio Cacciola

Politologo e Opinionista

Piove a dirotto a Betlemme.

 

Per entrare nella Basilica della Natività tocca superare tre controlli ed esibire il biglietto d’invito del Patriarcato latino.

 

C’è tanta gente qui intorno. I tratti dei volti rivelano gli angoli del pianeta da dove sono partiti per arrivare fino qui ad onorare il Signore nel giorno della sua Natività. Moderni pastori che si sono incamminati per seguire la stella. Sono soprattutto asiatici, ci sono latinos ed europei, africani del nord e del Sahel, i polacchi non mancano mai e quest’anno giurano che ci siano più argentini che nel passato.

 

La folla attende il momento di varcare la soglia di un luogo incredibile. Con due basiliche, una latina e, attaccata, quella ortodossa, costruite per custodire il luogo dove li, proprio li, è entrato nella nostra storia il Dio bambino.

 

Il momento è di quelli delicati. Anche a Betlemme  nei giorni immediatamente  successivi alla sciagurata dichiarazione del presidente Usa Donald Trump, uniliterale e isolata nel mondo, ci sono state manifestazioni di protesta represse dall’esercito israeliano.

 

In questa terra santa e martoriata, tutta l’economia arranca. Se non fosse per i pellegrinaggi da tutto il mondo e per la presenza francescana sarebbero guai soprattutto per i palestinesi cristiani. Ecco perche vedere la chiesa strapiena  rincuora.

 

Ci sarà ancora un fuuro per i credenti qui. Infatti tra i fedeli rivedo i tanti volti di gente che ho incontrato e che hanno fatto dell’ospitalita vera la vera essenza del Natale. Case piccole, ma dignitose dove si organizzano tutte le opere sociali in questa zona della Palestina. Poi le suore brigidine, quelle di Santa Teresa di Calcutta e di tanti altri ordini religiosi.

 

Quando il vescovo e amministratore apostolico, il francescano Pierbattista Pizzaballa inizia la liturgia, arriva il presidente palestinese Abu Mazen. Si scambiano un abbraccio.

 

Pizzaballa, nella sua omelia della notte di Natale parla senza peli sulla lingua, anzi sulla carta: perche ha voluto far stampare la sua omelia. Testualmente afferma

Una lotta continua, in noi, tra noi e attorno a noi, una guerra che ogni giorno l’Erode di turno combatte per diventare più grande, per occupare più spazio, per difendere posizioni e confini. È purtroppo anche storia di questi giorni.

L’ho già detto con chiarezza e non serve ripeterlo qui. Ma posso, anzi devo raccomandare a quanti hanno il potere di decidere del nostro futuro, alla politica, di avere coraggio, di non temere di osare e di rischiare. Di non temere la solitudine, di non rinunciare alla propria visione.

Oggi ancora più che ieri abbiamo bisogno di voi, di una politica vera e seria. Nonostante le tante delusioni del passato e di questi giorni, con determinazione, non rinunciate ad avere una visione, ma al contrario ancora più di prima lasciatevi provocare dal grido dei poveri e degli afflitti perché il Signore Iddio “non dimentica il grido degli afflitti”

 

Non fa sconti l’amministratore apostolico. La Chiesa non puo che stare con gli oppressi. Sempre. Soprattutto a Natale. A Betlemme.

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