Papa Francesco, il precursore dei populismi (di B. Cacciola)

È un epoca in cui ci dobbiamo abituare a un nuovo sguardo su molte delle cose che ci circondano. Iniziata, in modo clamoroso, con l'elezione di Papa Francesco. Ha anticipato i populismi. Ma per capirlo bisogna andare oltre le etichette.

Biagio Cacciola
Biagio Cacciola

Politologo e Opinionista

È un epoca in cui ci dobbiamo abituare a un nuovo sguardo sulla politica, sulla religione, sulla società, sull’arte. Un’epoca frettolosamente definita populista, ma che dobbiamo sforzarci di capire al di là delle etichette.

Iniziata, in modo clamoroso, più di cinque anni fa con l’elezione, inaspettata, al soglio pontificio di Jorge Maria Bergoglio. Con papa Francesco inizia una nuove era che abbatte diaframmi, innova linguaggi, evita ritualismi, rompe con le abitudini.

Tutte innovazioni che fanno storcere il naso a chi credeva che il cattolicesimo dovesse rimanere imbalsamato, rigido, quasi paralizzato da una modernità tumultuosa e globalizzante.

E invece Francesco ha rovesciato completamente ogni parametro costringendo la politica, l’intellighenzia a corrergli appresso.

Per questo alcuni analisti politici lo hanno definito come il vero ispiratore del populismo, in particolare in Italia. Lui che in Argentina non aveva mai nascosto le sue simpatie per il movimento peronista, impegnandosi a salvare popolo e clero durante la dura dittatura militare in Argentina di fine anni Settanta.

Tutto questo contrapponendo a una troppa astratta ‘teologia della liberazione‘ , una teologia del popolo, mostrando profonda fiducia nell’animo popolare che, anche nei periodi di crisi, sapeva conservare la fede.

Il tutto condito con un linguaggio senza fronzoli, immediato che saltava il ‘curialese’ e sconvolgeva i discorsi preparati a tavolino dagli sherpa .

Da qui anche la ricaduta sulla comunicazione politica. Che premia innanzitutto chi, senza riverenza, come i populisti, parla senza triangolazioni e saltando ogni mediazione tecnocratica.