Emanuele (Il caffè di Monia)

Nel giorno che si sveglia con un nuovo Decreto Sicurezza, Monia ci prepara uno dei migliori caffè: una scossa per le coscienze. Chiamata Emanuele

Monia Lauroni
Monia Lauroni

Scrivere per descrivere

Emmanuele è venuto in Italia per rubare il lavoro a qualche giostraio romano. E già che c’era gli ha rubato anche il nome. Il vero nome di Emmanuele è un impronunciabile nome cingalese. Lo ha detto e ripetuto tante volte alla fine ci ha rinunciato. Uno scorrere di suoni che fa inceppare la lingua e che si ricollega ad una delle migliaia di divinità. La sua famiglia non la vede da anni, ma un giorno, lontano, la raggiungerà e gli sembrerà di tornare in America. 

Emmanuele ha l’elmetto in testa e una stella di Davide disegnata sul giubbotto. Tra le mani ha un fucile e guarda una bambina con gli occhi neri ed un pupazzo in braccio. La bambina ha paura ma è curiosa. Cerca di guardarlo ma se lui se ne accorge abbassa gli occhi. Cristo è stanco. Sono ore che è in piedi e ha fumato cento sigarette. La bimba lo guarda di nuovo e lui tira fuori la lingua. La bambina ride e il suo sorriso brilla in quel viso scuro. Emmanuele la guarda e sente uno strano calore nel petto. Lui nella guerra ci credeva. Ora è sicuro che è una merda assoluta. Vuole solo che finisca il prima possibile.

Emmanuele è al capezzale della madre, o almeno di quello che ne è rimasto. La donna ha una pompa che la fa respirare e due flebo infilate nelle braccia. Le macchine che la tengono in vita ronzano ritmicamente. Mentre si china per aggiustare il cuscino, sente l’odore della sua pelle che, nonostante tutto, è rimasto lo stesso. Allora, in un attimo, il tempo trascorso si annulla e lei è di nuovo in casa a fare i mestieri cantando con voce leggera mentre lui ha il naso premuto sui vetri della finestra. A Emmanuele scappa una lacrima che cade sul viso della donna. Lui poggia la fronte sulle sue labbra e lascia che lei lo baci ancora una volta.

Emmanuele è seduto di fronte al computer e beve un bicchiere di succo di frutta. Anche oggi ha passato un bel po’ di tempo a cercare lavoro e gli occhi gli bruciano per la fatica. Sono mesi che si trascina da un posto all’altro e il suo tempo non vale piu’ nulla. Suo padre alla sua età aveva già due bambini. A lui sembra di non essere mai diventato uomo. Ha smesso di fumare. Agli altri dice che lo ha fatto perché fumare fa male. A lui faceva più male chiedere al padre i soldi per le sigarette. Ieri ha visto un suo vecchio compagno di scuola. E’ uno che è entrato nel giro e adesso si è piazzato. Raccoglie extracomunitari e li porta a lavorare in campagna. Gli ha chiesto se gli andrebbe di dargli una mano. Emmanuele beve un altro sorso e si ferma un attimo a pensare, poi riabbassa gli occhi sul computer e si mette a cercare di nuovo.

Emmanuele è una ragazza dell’Est. Ha gli occhi celesti e il viso di porcellana. E’ venuta qui per fare l’attrice. Ora fa la puttana. Ha conosciuto il corpo di migliaia di uomini e ormai sa che ha perso la strada di casa per sempre. Non crede più in nulla e ha dimenticato il viso dei suoi genitori. Ora sta ascoltando un ragazzo che l’ha caricata. Lui le dice cha la sua fidanzata l’ha lasciato e si sente malissimo. Lo dice con infinita tristezza. Emmanuele capisce che questo è amore e prova pietà per questo ragazzo. Prima di scendere lo bacia con dolcezza sulla guancia e dice una piccola preghiera per lui.

Emmanuele è un barbone. E’ steso su un mucchio di cartoni e sente un peso enorme sul petto. Ha i calzoni bagnati e la bocca tremante. E’ notte. In strada non c’è nessuno e nessuno lo ha mai aiutato veramente. Eppure non odia e sente che, ovunque stia per andare, non può essere peggio di qui. Quando Emmanuele chiude gli occhi è sereno. L’ultima cosa che sente è una sottilissima pioggia d’estate che bagna il suo viso disteso. 

È facile incontrare Emmanuele. Emmanuele è ovunque. Tranne dove andiamo a cercarlo.