Il fascino magico del calcio. E la poesia dei suoi narratori

La nuova serata di calcio e Terra a Veroli, la gustosissima rassegna di calcio affidata ai suoi massimi narratori nazionali. Il caldo assassino ha condizionato l'avvio. Questa è la bellezza del calcio: a volte ridi, a volte piangi. Ma ne vale sempre la pena

Monia Lauroni
Monia Lauroni

Scrivere per descrivere

Questa è la bellezza del calcio. A volte ridi, a volte piangi. Chi ben comincia è a metà dell’opera. Basta che cominci però. Ore 19.30, così era scritto sul volantino, Piazza Santa Maria Salome. Il sole pare abbia fatto merenda con pane e nduja. Come era prevedibile la piazza è semideserta. Solo un gruppetto di persone discutono animatamente. Poi la decisione. La manifestazione “Calcio e Terra” prenderà inizio direttamente alle 21.30. Lo annunciano sul palco, lo scrivono su facebook. Chi c’era c’era, chi ha letto ha letto e tanti saluti. Questa è la bellezza del calcio. A volte ridi, a volte piangi. A volte aspetti.

Ore 21.30, Piazza Santa Maria Salome. Qualcuno timidamente inizia a sedersi. Dal palco annunciano che gli ospiti stanno finendo di cenare. Silenzio tombale. Poco dopo parte la musica, quella di sottofondo che sarebbe dovuta partire già da un pezzo a rompere quella silenziosità imbarazzante. E’ pur sempre uno spettacolo. Nemmeno cinque minuti e tra l’indifferenza del pubblico si accomoda sul palco Ernesto Salvini, direttore dell’area tecnica del Frosinone. Un applauso spontaneo sarebbe stato gradito, ma noi ciociari si sa, non diamo molta confidenza ai forestieri.

Inevitabili i ringraziamenti alla Regione Lazio, agli sponsor e al Comune di Veroli, uno dei motori dell’ iniziativa. Al Comune di Veroli il ringraziamento è doppio, uno per l’ospitalità e l’altro per l’omaggio che poco prima gli amministratori avevano fatto a tutti gli ospiti dell’evento. Mossa furba: vi faccio il regalo così se non vengo a sentirvi non ci rimanete male.

Domanda e risposta, a domanda risponde, così Salvini fino allo stremo delle poche forze della poca gente. Poverino, con quel cognome già parte male.

Scarsa attenzione per il settore giovanile a livello nazionale, poco spazio ai giovani per colpa di ambizioni troppo alte, troppi schemi che non fanno emergere il calciatore ma l’allenatore, riportare nel calcio la tecnica individuale e tanto altro. Paganini, Gori e Altobelli testimonianza diretta del buon lavoro svolto nel Frosinone, non solo qualità tecniche e tattiche, ma soprattutto umane. Rammarico per La Mantia, trasferito in altre società. Il pubblico ha iniziato a prendere confidenza con l’estraneo quindi l’applauso al congedo parte spontaneo. Ma che sforzo! Questa è la bellezza del calcio. A volte ridi, a volte piangi.

Tra la gente anche il capitano e vicecapitano dell’Atletico Veroli. E pure un dirigente. Ce l’abbiamo anche noi il calcio. Cambio di guardia in meno di un secondo e quello che ne era rimasto del pubblico si trova catapultato dal Matusa in Sud America. E’ la volta di Carlo Pizzigoni. Prima di lui, il calcio Sud Americano ce lo aveva raccontato Galeano. Carlo Pizzigoni è bravo, visibilmente attratto da quelle terre, da quei popoli che vivono di pane e pallone.

Sedersi in un caffè di Buenos Aires, Rio de Janeiro, Bogotà, Lima, Caracas, e ammirare il mondo intorno, attraverso un pallone. Storie di Divinità, storie di campo, di calciatori, di campioni e di grandi allenatori vissuti direttamente tra la gente, in quei posti dove il calcio è una religione, è uno stato, è aria e mare. Pizzigoni ce la mette tutta per far breccia nel cuore dei presenti. A tratti ci riesce a tratti no. Questa è la bellezza del calcio. A volte ridi, a volte piangi. In certe serate il doping dovrebbero legalizzarlo.

Forse in pochi, solo chi del settore ne è padrone, poteva immaginare che il vero Pelè della serata, stava per arrivare. Emanuele Dotto, reduce da pochissimo dalla sua ultima radiocronaca in Rai arriva come il rigore di Del Piero in Champions League. Dotto, dotto lo è per davvero. E non solo di sport. Sfodera un monologo di cinque fogli che è tutta un’emozione. Paesaggistica, arte, colori, empatie, sociale, calcio, ciclismo e applauso.

Dotto ha raccontato e si è raccontato. Ha raccontato di quando non c’era la spettacolarizzazione di oggi con la tendenza a enfatizzare qualsiasi cosa, di quando non si badava granché ad agenti, procuratori o procuratrici. Ha raccontato di un’Italia povera, che sognava col Totocalcio. Dotto si è raccontato nella sua predilezione per il Genoa e nel suo tifo per l’Alessandria. Aneddoti e ricordi di una vita osservata “minuto per minuto”. Giù di fino su Moggi, Matarrese e Cassano.

Avrebbe meritato più verolani in quella piazza, più autorità, più applausi, più partecipazione. Ma anche questa è la bellezza del calcio. A volte ridi, a volte piangi.

Emanuele Buffa ha riscattatato in un’ora un evento che avrebbe avuto necessità di parecchie correzioni. Non facciamo i tifosi e saltiamo le polemiche. Il 20 luglio ci aspetta Federico Buffa. E sarà l’unica serata a pagamento. Questa è la bellezza del calcio. A volte ridi, a volte piangi.