Calenda a Frosinone: «Campo largo? Vinci ma non governi. FdI? Meglio del M5S»

Il leader di Azione nel Capoluogo per presentare il libro “La libertà che non libera” e sostenere il candidato sindaco Vicano. Stigmatizza il populismo e il Movimento 5 Stelle, a cui preferisce «persino Fratelli d’Italia»

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

La presentazione di un libro e tre intrecci da raccontare. Innanzitutto l’autore, Carlo Calenda, e il titolo, “La libertà che non libera”. Quello del volume presentato mercoledì sera a Frosinone dal leader di Azione presso il piazzale Sisto Paniccia, lungo la centrale via Aldo Moro.

Dentro, però, non c’è affatto Azione. Almeno esplicitamente. «C’è il caos dell’etica», sostiene Calenda. Politicamente, opera terza a parte, è stato chiaro: «Con il Campo largo vinci ma non governi». E poi, incalzato, si è lasciato scappare: «Persino FdI è meglio del Movimento 5 Stelle».

E poi arriva Calenda

L’incontro con Calenda

Nell’occasione, dopo che lo aveva già fatto martedì il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa, anche Calenda ha sostenuto la candidatura a sindaco di Mauro Vicano.

A fare gli onori di casa, oltre al competitor del Centro, c’era il Segretario provinciale del Partito social-liberale Antonello Antonellis e la consigliera comunale uscente e capolista a Frosinone Alessandra Sardellitti.

Una delle grandi opere da fare urgentemente, a detta di Vicano, pare ma non è scontata: la manutenzione ordinaria. Calenda ha detto la sua: «Il decoro urbano ha molto a che fare con il senso di sicurezza dei cittadini. È un fatto che non è di destra. Serve a proteggere i più fragili». Lo si vede sempre più lontano dal Campo largo, quasi dall’altra parte ormai.

La capolista e il candidato sindaco

Il candidato sindaco Vicano con la capolista di Azione Alessandra Sardellitti

Scavalcando, inizia la seconda storia. In giornata è filtrato un documento che fino ad oggi era rimasto conosciuto ai soli addetti ai lavori. Nel giorno in cui Carlo Calenda mette piede a Frosinone per sostenere la capolista del suo Partito, inizia a circolare il documento con cui viene disposta la citazione di Alessandra Sardellitti di fronte al Tribunale di Cassino. È coinvolta come pubblico ufficiale addetto all’autenticazione delle firme raccolte per la lista del Pd alle Elezioni comunali di Cassino del 2019. Due persone sono andate a denunciare che una parte delle firme a sostegno della lista Pd sono false: ne sono sicuri perché – hanno ammesso – le hanno inventate loro. Sono stati mandati a processo: loro ed il Consigliere Sardellitti che le ha autenticate dicendo che erano state messe in sua presenza.

A questo riguardo Alessandra Sardellitti aveva già tagliato corto: «Qualcuno si è divertito alle mie spalle a raccogliere le firme, ma dimostrerò la mia assoluta mancanza di responsabilità in questa triste vicenda». Nel corso dell’incontro con Calenda non ha lasciato trasparire il benché minimo turbamento: solare e sorridente come sempre. Si difenderà da gennaio.   

La terza storia, che sarebbe stata altrimenti la seconda, è quella di Vicano stesso. Inizialmente potenziale candidato sindaco del Campo largo, è stato rifiutato dalla Sinistra. E, dopo il ritirato passo di lato a favore di Marzi, è sostenuto manco a dirlo da chi detesta le larghe intese. Calenda si sente diversissimo dagli altri e gli altri si sono sentiti diversissimi da Vicano. Si sono incontrati sul ponte realizzato da Azione provinciale.

Vicano: «Idee innovative e moderne»

Il candidato sindaco del Centro Mauro Vicano

Da dirigente d’azienda a viceministro e ministro dello Sviluppo Economico fino al mandato corrente da europarlamentare. E, in uscita dal Pd, fondatore di Azione.

«Calenda a Frosinone – ha detto il candidato sindaco del Centro – è una grande occasione per ascoltare dal vivo uno dei politici più importanti e in ascesa in questo momento. Il suo Partito rappresenta un punto di riferimento per tutta un’area culturale e politica, anche per l’impostazione economica. Lui ha idee innovative e moderne, e soluzioni ai problemi del Paese che noi cercheremo di utilizzare anche per risolvere i problemi di Frosinone».

Non c’è Azione ma questo dice Calenda nel raccontare il suo libro: «I segnali di fragilità etica dell’Occidente erano già visibili da molti anni: la confusione tra desideri e diritti; la politica ridotta a mutevole stile di consumo; la cancellazione della storia e dunque dell’identità; l’assenza di moderazione in tanti campi dell’agire pubblico e privato; il rifiuto dei valori della competenza, dell’autorità e dell’educazione formale; la difficoltà ad accettare le categorie morali di obbligo, dovere e gerarchia».

«Tutto e il contrario di tutto insieme»

Carlo Calenda a Frosinone

Oltre le pagine, allargando alla Politica, la sua lingua tagliente: «Quello che non mi convince del Campo largo è cercare di mettere tutto e il contrario di tutto insieme così si prova a vincere, tanto poi non si governa. Questo succede dappertutto».

E poi rincara la dose: «È il modo in cui il Partito Democratico sta perdendo le elezioni nazionali. Oggi il Pd è indietro in tutti i sondaggi, perché le persone non lo capiscono e pensano giustamente che invece la politica sia amministrare, governare, far funzionare».

Sul Campo largo, tra gli altri, è intervenuto oggi il segretario regionale del Pd Bruno Astorre. Che, assieme al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, ha convinto Marzi a ricandidarsi a distanza di quindici anni dal suo doppio mandato.

Campo largo… alla Pisana?

Bruno Astorre, segretario regionale del Pd

«L’ho detto più volte e non mi stancherò mai di ribadirlo – ha dichiarato Astorre -. L’attuale maggioranza della Regione Lazio, che va dai Cinque stelle ai civici fino a Italia Viva ed Azione, rappresenta il percorso da seguire». Evidentemente non a Frosinone: dove Azione, come il Psi a supporto di Vincenzo Iacovissi, hanno deciso di prendere nettamente le distanze dal Campo largo.

Martedì, nel corso di un tour elettorale nel capoluogo ciociaro, Zingaretti e Marzi erano insieme anche in piazza Cervini: dove il candidato sindaco dem ha avviato la campagna elettorale, è stato sostenuto fortemente dal governatore e approderà sabato anche il presidente del M5S Giuseppe Conte.

Sarà a due passi da piazzale Paniccia. Proprio dove Calenda ha stigmatizzato oggi il Populismo e il suo nemico numero uno: il Movimento 5 Stelle. Alla Pisana si vedrà: per la scelta del candidato presidente della Regione Lazio, come disse Zingaretti citato da Astorre, «c’è bisogno di un grande bagno popolare». Ovvero le Primarie di coalizione: «Far scegliere direttamente alle persone il nome del candidato».

Calenda: «Franceschini? Mah»

Il presidente del M5S Giuseppe Conte

A far ridere un po’ Calenda, però, sono state le ultime dichiarazioni del ministro dem Dario Franceschini: «Dice che Conte ha fatto diventare progressista il Movimento 5 Stelle mentre proprio lui ha una posizione opposta a quella del Pd su tutto. Credo che il Campo largo voglia dire solo “vogliamo vincere a tutti i costi”, ma tu puoi vincere le elezioni e perdere il governo, che è quello che succede in Italia costantemente».   

Vuole che non si arrivi più all’ingovernabilità: «Noi non possiamo permetterci alle prossime Elezioni Politiche di avere esattamente la stessa situazione che perdura da anni – così Calenda -. Il fatto che alla vigilia delle elezioni Partiti che hanno governato insieme, si sono detti prima che erano bravi e poi cattivi, diranno istantaneamente “attenti che lì ci sono i fascisti, i comunisti” invitando a votare per loro».

Cosa dicevano una volta? «Di votare per loro perché sennò ci sarebbero stati i Cinque Stelle. Ora che stanno con il M5S parlano di fascisti, ma stanno facendo il governo con parte di quelli che definivano tali».

ll caos dell’etica e Churchill

Carlo Calenda

Quello che nel suo libro, anche se non c’è dentro Azione, definisce “caos dell’etica”: «Un gigantesco caos dove non vale mai una parola».

A proposito di parole, ha tenuto a precisare Calenda, «niente libri su sé stessi se non sei Churchill». Giusto per ristabilire un po’ le distanze da FdI e dalla sua leader Giorgia Meloni, autrice di “Io sono Giorgia”.  

A lui quel grande calderone del Governo Draghi, dove non ci sono “soltanto” la Destra e la Sinistra, non sta bene tanto i due di Conte: prima gialloverde, con la Lega, e poi giallorosso, con il Pd come alla Regione Lazio. «Avrei fatto il ministro del Governo Conte o il sindaco di Roma, sostenuto dal Pd, se mi fosse stata bene quell’accozzaglia di populisti e sovranisti».

Come chiudere un discorso alla Calenda? «Con un livello culturale medio come il nostro è impossibile che cresca il Prodotto interno lordo in Italia».

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