Calenda, il grande gelo dopo la candidatura

Foto © Marco Cremonesi / Imagoeconomica

Lo scontro a distanza tra Carlo Calenda ed il Pd. Prosegue anche dopo l'annuncio della candidatura a sindaco di Roma. La strategia dettata dai sondaggi. Andare nelle periferie. E parlare agli elettori Dem. Che sono ancora senza un candidato. Lo scambio di colpi durato tutta la giornata. E l'affondo finale

Carlo Alberto Guderian
Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Carlo Calenda punta a sinistra e sulle periferie. È lì che gli hanno indicato di fare rotta i sondaggi che aveva commissionato. I numeri dicono che nei quartieri del Centro la sua candidatura a sindaco di Roma ‘passaed è apprezzata; in periferia lo conoscono meno, è un oggetto sconosciuto. È per questo che nel pomeriggio annuncia da Fcebook “Dalla prossima settimana partirò a spron battuto andando in giro nelle periferie, non per retorica ma perché ci vive oltre 1 milione di persone”.

Pd, bastone e carota

Fabrizio Barca. Foto © Alessia Mastropietro / Imagoeconomica

A sinistra c’è un ‘vuoto‘. Il Partito Democratico non ha ancora sciolto il nodo sul nome del suo candidato. Non è ancora visibile agli elettori. Il sondaggio ha detto anche questo all’ex Ministro dello Sviluppo Economico. Per questo deve ‘parlare‘ a quell’elettorato ora che è ancora in libea uscita. Ma deve essere molto attento: non deve indispettire gli elettori Dem se vuole trascinarli dalla sua parte.

Sta tutto qui il cambio di passo attuato in queste ore da Carlo Calenda. bastone e carota. Ha mandato segnali. Ma non ha invocato appoggi. Ha auspicato un “appoggio ampio” alla sua candidatura. (Leggi qui Calenda si candida a sindaco. Lo annuncia da Fazio).

Ha usato toni soft per rispondere ad una delle teste del Pd, l’ex ministro Fabrizio Barca. Che aveva scritto su Twitter “Calenda si autocandida”. La risposta non è i toni spoinosi dei giorni scorsi. Anzi. Calenda ha proposto di formare un “ticket” e di “lavorare spalla a spalla” per la corsa al Campidoglio. Via twitter replica “Fabrizio, fino a 2 settimane fa il problema era il No di tutti quelli a cui è stato chiesto di candidarsi. Oggi è il mio Si? Il curriculum lo conosci, il programma si costruirà insieme. Per questo dobbiamo partire subito“. E poi la proposta: “Anzi ti dirò di più Fabrizio, penso che abbiamo esperienze e conoscenze molto complementari. Come sai ti ho cercato spesso senza successo nei giorni scorsi. Facciamolo in ticket lavorando insieme. Spalla a spalla. Chi può fare deve fare”.

La risposta di Fabrizio Barca lascia pochi margini. “Il mio punto è di metodo. ‘I nostri bagagli tecnici non bastano. Questo è il punto“.
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Reazioni tiepide

ANDREA ORLANDO. FOTO © SARA MINELLI / IMAGOECONOMICA

Nelle file del Pd ci sarebbe una strada per legittimare la candidatura: si chiama Primarie. Ma Carlo Calenda nemmeno ne vuole sentir parlare. Per luio è un discorso “senza senso“. Ma il Segretario nazionale Nicola Zingaretti le ritiene un passaggio importante, forse fondamentale. Mentre il suo vice Andrea Orlando è più possibilista.

Scrive su facebook il vice di Zingaretti “Non sono un fan delle primarie, non ho mai sostenuto che fossero un carattere essenziale del Pd a differenza di molti miei compagni di Partito. Le primarie sono un mezzo e non un fine. Un mezzo però che in momenti difficili ha saputo mobilitare energie, rompere rendite e sclerotizzazioni. Ha consentito a molti cittadini di partecipare ad una scelta grazie alla passione e al sacrificio di tantissimi volontari. Detto questo, trovo assolutamente legittimo che Calenda si candidi a sindaco di Roma e altresì che decida di non partecipare alle primarie del centrosinistra”.

È un sentiero. Piccolo. Che si fa ancora più stretto quando l’ex ministro della Giustizia aggiunge “Mi pare invece assai discutibile il tentativo di delegittimare lo strumento con argomenti stravaganti, richiamando i limiti ed incidenti di percorso“.

Per Zingaretti, Primarie o nulla

Carlo Calenda e Nicola Zingaretti, Foto © Imagoeconomica

La posizione di Nicola Zingaretti è netta. “A Roma c’è una bellissima comunità di centrosinistra che si sta riorganizzando e sta discutendo un manifesto e un percorso per far decidere il candidato sindaco ai romani. Per vincere servono i voti e credo che la partecipazione popolare sia un immenso patrimonio per vincere le elezioni“.

In una parola: Primarie. Aperte a tutti e quindi pure a Calenda. Se l’ex ministro dello Sviluppo Economico vuole la legittimazione politica del Partito deve passare da lì.

Gli chiede di farsi legittimare dalle Primarie anche la senatrice Monica Cirinnà, un’altra delle aspiranti sindaco. “È una candidatura di tutto rispetto ma se Calenda non fa le primarie è lui che si è messo fuori dal centrosinistra. Se partecipa evviva e vinca il migliore“.

Pragmatico il segretario del Pd romano, Andrea Casu. Per lui la candidatura che Calenda sta costruendo “va contro tutto quello in cui il Pd crede“. La conseguenza è già sotto gli occhi: la candidatura annunciata domenica “ancora una volta divide e la destra brinda“.

Per ora l’unico endorsement al leader di Azione arriva da Italia Viva. Già nei giorni scorsi il presidente del partito, Ettore Rosato, aveva espresso apprezzamento per quella candidatura. Ora che è diventata ufficiale ribadisce l’appoggio dello schieramento di Matteo Renzi.

I toni restano tesi

Piazza del Campidoglio

Carlo Calenda ha seminato il caos, giocando d’anticipo. Lanciandosi mentre il Pd non ha ancora definito il candidato. E ora sa che deve aspettare. Aspettare che la polvere sollevata si posi.

Le primarie adesso sono sbagliate, siamo in tempi di Covid. Prima della mia candidatura il Partito Democratico ha chiesto a molte persone di farsi avanti per Roma, ma non potevano farlo. Personalmente io credo di essere nelle condizioni di potermi candidare. Il Pd non ha un nome: forse si deve accontentare“.

Parla agli elettori di sinistra quando mette in chiaro di non avere fatto scissioni nel Pd ma di essere andato via perché non condivideva la linea di andare con il M5S. Parla ancora a loro quando dice di avere due confini: i 5 Stelle ed i Sovranisti.

Poi il segnale. “Se vado col centrosinistra lo deve decidere il centrosinistra. Nel giro di una giornata ho ricevuto una quantità infinita di attacchi. Se non mi ritengono adatto lo dicessero“.

Il cinguettio di grazia arriva dal Campidoglio. “Io so io. E voi non siete…
niente”. Caro Calenda, Roma di Marchese del Grillo ne ha avuto già uno. E c’è bastato
“. A chiudere la giornata è il capogruppo del Pd capitolino Giulio Pelonzi

I margini per un matrimonio, al momento, sono prossimi allo zero.