Calenda, Renzi e Più Europa pronti allo strappo con i dem

Ipotesi di una fuga in solitaria per i liberal di sinistra. Lo scenario del voto amministrativo a Roma: i partner avvisano: potremmo andare da soli. Con i dem che ora hanno il cerino acceso in mano.

L’area liberal del centrosinistra romano, costituita da Italia Viva di Matteo Renzi, Azione! di Carlo Calenda e +Europa, è pronta allo strappo ed alla fuga in solitaria. Sono pronti ad allearsi in vista delle prossime elezioni Comunali della primavera del 2021, quando i romani sceglieranno il nuovo sindaco della Capitale. Andranno per conto loro a meno che la decisione sul candidato non avvenga insieme al Pd e alle altre forze della coalizione.

Quella che potrebbe essere una nuova lacerazione nel campo del centrosinistra al momento è un’ipotesi. Nemmeno tanto velata. Emerge dalle dichiarazioni di alcuni degli esponenti di spicco dei liberal capitolini.

Nobili e Magi: la zona Raggi è off

Luciano Nobili

Qualche giorno fa ne aveva parlato il renziano Luciano Nobili. Ipotizzando eventuali convergenze tra il Pd e il M5s, aveva dichiarato esplicitamente: «Se il Pd sta esplorando in zona Raggi faranno a meno di noi. E se sta esplorando con la pretesa che il Pd coincida con il centrosinistra, senza tener conto dei partner, vorrà dire che noi faremo da soli, con ‘Azione’ di Calenda, con ‘Più Europa, le realtà civiche e gli ambientalisti».

Oggi è tornato sul tema Riccardo Magi, deputato di Più Europa ed ex segretario dei Radicali italiani. «Non lo escludo, non escludo nulla». Così ha risposto all’agenzia Dire che gli ha chiesto se fosse disponibile a diventare il candidato sindaco per l’area Più Europa-Azione-Italia Viva-Verdi. Cioè al di fuori dal perimetro delle primarie che potrebbe promuovere il Pd.

Ha ripetuto Magi: «Rimandando tutto a dopo le elezioni si perde solo tempo prezioso. Prezioso e utile ad aprire un confronto sui temi, gli obiettivi e le candidature. Quindi io al momento non escludo nulla. Di certo c’è che il Pd sta perdendo tempo. E che questa indecisione è una grave irresponsabilità politica. Noi intanto continuiamo a lavorare sui grandi temi di Roma, sui problemi e sulle soluzioni per risolverli».

Mancini: primarie anti strappo

Claudio Mancini. Foto © Stefano Carofei Imagoeconomica

Evitare lo strappo passa, dunque, dalle mani del Pd, almeno a quanto fanno capire in Italia Viva e in Più Europa.

Sullo sfondo resta il tema delle primarie: si terranno? Oppure il Pd proporrà agli alleati un candidato unico? Una sponda agli alleati liberal è arrivata, pochi giorni fa, da Claudio Mancini, deputato Pd originario di Picinisco e tesoriere del Partito romano.

«Il Pd vuole fare le primarie. Ma se Italia Viva è interessata al rapporto con la coalizione di centrosinistra dovrà chiarire se è disponibile ad accettare l’esito delle primarie. Anche se dovesse prevalere candidato che non gli piace».

Nei giorni scorsi Claudio Mancini aveva messo in preallarme il Pd. Lo aveva fatto segnalando i fermenti nell’area del centrosinistra. E suggerendo per questo di indicare il candidato sindaco attraverso lo strumento delle primarie. Anche in presenza di un nome di spessore europeo. (leggi qui Primarie per costruire l’armata al super candidato)

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