Caligiore 2: «Ciò che non mi uccide, mi rende più forte»

Cosa cambia con il nuovo acquisto di FdI. Una maggioranza che sembra blindata. Ma che potrebbe riservare sorprese per via delle troppe aspettative da soddisfare

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

Anche il presidente del Consiglio della Contea ha aderito a Fratelli d’Italia. Fabio Giovannone, ex Forza Italia ed eletto nella lista civica La Mia Ceccano, completa l’album delle figurine del sindaco Roberto Caligiore. Che contava già tre assessori e sei consiglieri comunali: mancava l’undicesimo uomo in campo per disputare il girone di ritorno. Quello di andata, alla lunga, portò alla disfatta. Finì con una crisi e le elezioni anticipate.

Quanto sfasciò la squadra del Caligiore 1, pertanto, fortifica il team del Caligiore 2: il tesseramento con FdI. E, come scrisse Friedrich Nietzsche ne Il Crepuscolo degli idoli, «ciò che non mi uccide, mi rende più forte». Per il sindaco, però, il libro della settimana è un altro: Io sono Giorgia, l’autobiografia della Meloni. All’età di 44 anni: neanche il Filosofo del Superuomo osò tanto. La Superdonna del Centrodestra sì.  

Ciò che uccise il Caligiore Uno

Roberto Caligiore alla finestra del municipio dopo la prima vittoria elettorale

La prima amministrazione, quella del “Né destra né sinistra né affari”, iniziò a perdere pezzi dopo appena un anno e mezzo. Proprio perché ci fu chi si rifiutò di indossare i colori del Partito di Giorgia Meloni: Angelo Aversa, Mauro Roma e Pino Malizia. Che conquistarono uno scranno consiliare tra le file delle civiche Caligiore Sindaco, L’Altra Ceccano e Nuova Vita. Ovvero le liste incarnate in Giunta dal primo cittadino, dall’allora vicesindaco Massimo Ruspandini e dall’assessora Federica Casalese.

Lo spogliatoio si spaccò prima di una partita importante del 2017: il rinnovo dei componenti del Consiglio provinciale. Si puntò tutto sulla candidatura della caligioriana Ginevra Bianchini. Il trio dissidente, però, fece mancare i voti. E non entrò a Palazzo Iacobucci per un voto ponderato: pesante come un macigno in quanto legato a un Comune di 23 mila abitanti. Aversa, Roma e Malizia passarono alla minoranza. E Caligiore fece fuori la Casalese dall’esecutivo.

E la finestra invernale di mercato portò in maggioranza Tonino Aversa: l’oppositore Filippo Misserville, a suo tempo, lo definì ironicamente «El Pipita Higuain» del Caligiore 1. Per chi non mastica troppo di calcio, il bomber che era passato dal Napoli all’odiata Juventus. Risultò il trasferimento più costoso nella storia della Serie A: 90 milioni di euro. A Ceccano la moneta di scambio fu l’importante delega all’Urbanistica per Aversa. E l’indicazione, da parte sua, di Arianna Moro come nuova assessora al Commercio in luogo della Casalese. Entrambi avrebbero detto addio al sindaco nel 2019 anticipando le note dimissioni di massa che defenestrarono Caligiore.

Tra l’uno e il due

Una seduta di Consiglio del 2017

Caduta addossata principalmente all’ex presidente del Consiglio Marco Corsi: candidatosi contro Caligiore alle Elezioni amministrative 2020. Anche con il sostegno dell’ex assessora Fiorella Tiberia: che alle Elezioni Regionali 2018 si candidò con FdI per ottenere la carica di vicesindaco che avrebbe lasciato Ruspandini se fosse diventato – e così è stato – senatore.

Il motivo della rottura con Corsi? Anche e soprattutto il mancato supporto dei Fratelli d’Italia fabraterni quando aspirò a diventare consigliere provinciale. Alla tornata del 2019 i caligioriani spinsero Daniele Maura, da Giuliano di Roma, non solo verso l’elezione: anche alla volta della presidenza dell’aula. Sancendo di fatto il patto Pd-FdI. (Leggi qui Gomitate, veleni, battute: in onda il sequel “Caligiore 2”, ma anche qui Disavanzo milionario, Corsi ci mette il dito ma gli ricordano il ‘tradimento’ e qui Caligiore 1 e Caligiore 2 su Bosco Faito, la differenza è “Fratello Pompeo”).

Il nuovo acquisto

Ma arriviamo pure ad oggi. Ruspandini, Direttore sportivo del Caligiore Football Club, ha presentato il nuovo acquisto Giovannone – già ottimo centrocampista del Ceccano Calcio – assieme al Capitano.

Ruspandini, Giovannone e Caligiore

«Fabio è un ragazzo davvero straordinario, che si è fatto apprezzare per la sua capacità imprenditoriale insieme al fratello anche fuori di Ceccano. La sua lista è stata determinante per la coalizione di Roberto Caligiore tanto da meritare la presidenza del Consiglio. La sua adesione mi riempie di orgoglio e di speranza per quella che oggi è sempre di più “la Contea dei Patrioti” dove il sindaco, il vice, l’assessore all’ambiente, l’assessore all’urbanistica, 7 consiglieri comunali e ora il presidente del consiglio, vestono la stessa casacca: quella di Fratelli d’Italia. Un unicum nella nostra provincia e non solo». (Leggi qui Da Stalingrado ciociara a roccaforte di patrioti).

Il CFC, dunque, è pronto a scendere in campo al gran completo con il modulo 4-3-3. Tra i pali il delegato alla Digitalizzazione: Giancarlo Santucci (Grande Ceccano). In difesa il quartetto firmato Caligiore Sindaco: oltre al Capitano, Diego Bruni (Sport), Mauro Staccone (Ater-Spettacolo) e Mariella Bruni (Pari opportunità). A centrocampo, ai lati del regista Giovannone (La Mia Ceccano), i purosangue di Fratelli d’Italia: Alessandro Savoni (Commercio) e Daniele Massa (Politiche giovanili). E poi spazio al tridente d’attacco: la vicesindaco Federica Aceto (Servizi Sociali) e gli assessori Ginevra Bianchini (Urbanistica) e Riccardo Del Brocco (Ambiente). Quasi tutti destri naturali. Qualcuno adattato nel tempo: vedi Savoni, con un passato centrista ne La Margherita e – dopo l’incorporazione di quest’ultima nel Pd – nell’Udc.

A completa disposizione il resto della coalizione al potere. In quota Lega, l’assessore Stefano Gizzi (Cultura), Angelo Macciomei (Lavori pubblici) e Pasquale Bronzi (Turismo). In rappresentanza del centro-destrorso Patto Civico, l’assessore Mario Sodani (Pubblica istruzione) e Marco Mizzoni (Servizi cimiteriali). Tutti scalpitanti in panchina e pronti a incidere sulla gara in ogni momento.

Ma in Giunta e in Consiglio, ora più che mai, la partita la giocano soprattutto i Fratelli d’Italia. Che dovranno essere bravi, però, a concedere spazi a tutti. Perché stavolta l’album di FdI è stato completato dopo appena sette mesi. Ma se venissero meno Lega e Patto Civico, per qualsivoglia motivo, bisognerebbe strapparlo di nuovo. E servirebbe un Pipita Higuain pronto a salvare la stagione. Che, salvo fantapolitici e clamorosi ritorni (Aversa o Corsi), non è sul mercato.

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