Caligiore canta vittoria, Compagnoni: “Campa cavallo”

Sindaco di Ceccano ed ex consigliere del Psi di nuovo l'uno contro l'altro. Lo scontro è su un progetto sul quale si erano 'accapigliati' anni fa. Ora rivendica: è finanziabile. Ma ha davanti altri 173 progetti.

Marco Barzelli
Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

Di nuovo uno contro l’altro: il sindaco di FdI Roberto Caligiore e l’ex consigliere comunale PSI Luigi Compagnoni. Si erano affrontati alle elezioni Comunali di Ceccano 2015: vinse il centrodestra. Stavolta, il terreno di scontro tra i due è il quartiere popolare Di Vittorio.

A risvegliare vecchi rancori mai sopiti è la futuribile realizzazione di un centro socio-educativo per minori. Sul quale il sindaco Caligiore ha appena fatto il passo più lungo della gamba. Ha dichiarato che «sembra ormai a portata di mano» la riqualificazione dell’area adiacente alla chiesa del Sacro Cuore. E visto che Compagnoni lo accusava sempre di «mancare le grandi occasioni di sviluppo», l’ha definita «una rivincita per l’Amministrazione». Soprattutto nei suoi confronti.

Compagnoni, allora, ha contrattaccato: «Caligiore crede di prendersi una rivincita. – ha fatto presente, chiamato in causa dal quotidiano Il Messaggero – Ma continua a darsi la zappa sui piedi». Non è proprio così.

Prima di spiegare il perché, però, è doveroso ricordare chi è tornato sul ring.

Precedenti di numeri e veleni

Luigi Compagnoni in consiglio comunale a Ceccano

Si erano sfidati alle Elezioni Comunali 2015 e al ballottaggio fu eletto Caligiore. Doppiò i voti del competitor di centrosinistra: finì 7.079 a 3.052. Ceccano da quel giorno non è stata più la Stalingrado ciociara ma una roccaforte del centrodestra.

Uno screzio tra i due, una volta, finì quasi a carte bollate. Era il 30 luglio 2018 e successe il finimondo. In sala consiliare Caligiore insinuò un coinvolgimento dell’architetto Compagnoni in una società privata. Implicata questa nell’irrealizzato progetto di cementificazione di Bosco Faito dei primi anni 2000. Progetto avallato dall’allora amministrazione Psi guidata dal sindaco Antonio Ciotoli. Il tutto, a detta sua, nell’ottica della creazione di posti di lavoro.

Compagnoni perse le staffe: «Oggi hai toccato il fondo. – tuonò a Caligiore –. Tu sei fuori di testa completamente. Ti invito a dimostrarlo. Anzi stasera io ti denuncio. L’architetto Compagnoni non ha nessuna società. È una falsità di cui risponderai nelle sedi opportune». Alla fine lo diffidò a ritrattare e rivolgergli scuse pubbliche. A distanza di qualche tempo arrivarono e Compagnoni tornò sui suoi passi. Alla fine, nell’ottobre 2019, avrebbe contribuito a mettere fine al Caligiore 1 con le note dimissioni di massa che fecero cadere l’amministrazione. (Leggi qui Nove firme, Roberto Caligiore non è più sindaco).

Il casus belli di Bosco Faito

Di cosa si discuteva in quel Consiglio? Della richiesta di adozione di Bosco Faito. Anche in questo caso, per comprendere l’oggetto della discussione bisogna fare qualche passo indietro.

Luigi Compagnoni

Si tratta di un bosco che rappresenta il polmone naturale di Ceccano. Anni fa venne presentato un progetto che prevedeva di abbatterlo per costruire una cittadella commerciale con annesso centro divertimenti. Nel dettaglio l’intenzione era quella di salvare solo un’area con un raggio di 150 metri attorno a due simboli: il Faggio monumentale e la Fontana Colaprete. Il resto dei 336 ettari di verde sarebbero stati abbattuti. Ci fu una sollevazione popolare: riuscì ad imporre il “no” al piano. Sulle barricate, le associazioni ambientaliste locali e tra gli altri, anche gli allora consiglieri di minoranza Massimo Ruspandini (Alleanza Nazionale) e Stefano Gizzi (Democrazia Cristiana). Oggi sono senatore di FdI e assessore comunale in quota Lega.

La parola “fine” la scrisse la Regione Lazio. Dal 27 febbraio 2009, infatti, Bosco Faito è Monumento Naturale regionale. Fu istituito dall’allora governatore del Lazio Piero Marrazzo con il decreto numero 127. Diventò un’area protetta. Anche da deforestazione e colate di cemento.

Arriviamo così al Consiglio Comunale dello scontro tra Caligiore e Compagnoni. In quel Consiglio il Comune di Ceccano (guidato dal centrodestra) accusava la Provincia di Frosinone (guidata dal centrosinistra) di essere inadempiente. In pratica: di avere fatto niente «in merito agli obblighi imposti dal decreto istitutivo dell’area protetta». (Poi la musica è cambiata quando in Provincia è andato a governare insieme al Pd anche Fratelli d’Italia. Leggi qui Caligiore 1 e Caligiore 2 su Bosco Faito, la differenza è “Fratello Pompeo”).

In quel Consiglio Caligiore insinuò e Compagnoni andò su tutte le furie. A distanza di oltre due anni e mezzo l’uno ha ristuzzicato l’altro.

Una rivincita da due milioni

Il sindaco, dopo la sua rielezione, ha fatto riferimento a Compagnoni senza citarlo. Ha parlato di rivincita. Rivincita «a fronte della polemica che aveva scatenato, durante la prima consiliatura, un consigliere di minoranza in quota Partito Socialista». Difficile sbagliare: c’era solo Compagnoni del PSI.

Il progetto del centro socio – educativo per minori

Perché Caligiore ha parlato di rivincita? Perché è vicino a portare a casa un finanziamento di quasi due milioni di euro per la creazione del centro per minori nel quartiere Di Vittorio. «Siamo abituati a parlare con i risultati» – ha dichiarato.

Il progetto in questione non era stato finanziato: nel 2017 si era piazzato al 220esimo posto della graduatoria del Piano nazionale per la riqualificazione sociale e culturale delle aree urbane degradate. Il Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, però, ha deciso di non finanziare più soltanto i primi 46. Anche i seguenti, ma “in presenza – precisa il Dpcm 20 gennaio 2020 – di disponibilità di risorse economiche”.

Ora, però, si sono verificate le necessarie condizioni. La Presidenza del Consiglio dei Ministri, infatti, intende procedere allo scorrimento della graduatoria degli enti beneficiari fino al 301esimo e alla stipula delle relative Convenzioni. Ecco perché il Dipartimento gli ha chiesto un piano aggiornato dell’intervento.

I numeri bassi di Compagnoni

L’architetto Compagnoni, non ricandidatosi alle Elezioni 2020 e ormai dedito esclusivamente alla sua professione, ha ritirato fuori le carte.

L’intervento punta a creare una struttura ricettiva, una piazza gradonata e un’area giochi. E poi ancora un laboratorio didattico del verde, una voliera, una “Via delle api” e tutto intorno una pista ciclabile. Un vero e proprio luogo di aggregazione per i giovani in un quartiere popolare. Senza ulteriore consumo di suolo.

Il sindaco di Ceccano Roberto Caligiore

Cosa dicono le carte dell’architetto Compagnoni? «Il progetto ha ottenuto appena 33 punti su 100. Ovvero 9 su 30 nella riduzione del degrado, 16.50 su 30 nel miglioramento del tessuto sociale e ambientale. Poi 7.50 su 15 nella tempestiva esecutività dell’intervento e zero su 30 nella capacità di coinvolgimento di soggetti pubblici e privati. Sarebbe bastato avere un partner per portare a casa il finanziamento con certezza». In effetti, visto che il centro socio-educativo sorgerebbe a fianco a una chiesa, si poteva coinvolgere ad esempio la Diocesi di Frosinone.

O un ente del Terzo Settore interessato a supportare il progetto. Avrebbe garantito un punteggio maggiore. Di certo non uno zero spaccato rispetto a uno dei quattro criteri del Piano nazionale. In merito agli altri tre, d’altronde, non è che si sia fatto un figurone.

Fatto sta che, su indirizzo del Dipartimento competente, la Giunta Caligiore ha riapprovato il piano preliminare e aggiornato il cronoprogramma. Non resta che aspettare. Che vengano finanziati almeno altri 174 progetti. Mai dire mai.

Ancora tu? Ma non dovevamo…

Per Compagnoni, però, «l’autoesaltazione è fuori luogo e fuori tempo massimo».

Ieri l’architetto aveva qualche impegno di lavoro e si è limitato a replicare in maniera concisa. Oggi, però, si è messo seduto alla sua scrivania con l’intenzione di fare chiarezza.

«Prima di lasciarmi coinvolgere in sterili contrapposizioni politiche – premette l’ex consigliere PSI – ho cercato di capire i presupposti di un attacco gratuito e del tutto fuori tempo, a mio avviso. E soprattutto su quali riscontri amministrativi oggettivi si basano tali esternazioni descritte con malcelata enfasi trionfalistica». Come a dire: «Ancora tu?! Ma non dovevamo vederci più?!».

Luigi Compagnoni, venne candidato sindaco a Ceccano nel 2015

Premessa a parte, Compagnoni parte con una rivendicazione riguardo all’adesione al Piano nazionale per la riqualificazione sociale e culturale delle aree urbane degradate. «Nella seduta consiliare del 26 novembre 2015 il sottoscritto, durante un suo intervento (di Caligiore, ndr), vista l’imminente scadenza del bando, fece un riferimento. Riferimento alla necessità di un coinvolgimento dell’assise per un contributo fattivo all’individuazione di linee strategiche. Linee indispensabili per la predisposizione di programmi complessi come quelli».

Il Caligiore 1 però, come il Caligiore 2, non collabora: vuole ballare da solo. Si dice aperto alle proposte dell’opposizione, ma col cavolo che le prende in considerazione: poi va a finire che la devi anche ringraziare.

Niente commissioni né privati

Così, d’altronde, fan tutte le maggioranze di questo mondo. Anche quella volta, proprio lo stesso giorno, si decise di puntare sul Quartiere Di Vittorio per realizzare un centro socio-educativo per minori. «Senza alcun coinvolgimento delle Commissioni consiliari permanenti. O tantomeno con manifestazioni d’interesse private». Così recrimina ancora adesso Compagnoni sventolando l’apposita determina numero 307/2015 dell’Ufficio Tecnico comunale.

Poi tira fuori la sua interrogazione diretta al sindaco Caligiore il 12 dicembre 2015. A cosa puntava? A far inserire altre aree degradate di Ceccano nel progetto. Da un lato, Via Supportico Leo e Via Sant’Antonio, nel centro storico. Dall’altro, la contrada del Rifugio e il polo sportivo di Passo del Cardinale, nella parte bassa della città. Viste «le molteplici possibilità operative previste dal bando – puntualizza lo stesso Compagnoni –. Che è bene ricordare che non riguardavano solo l’area del Di Vittorio ma potevano coinvolgere anche altre zone censuarie».

“Pure i paesini davanti a noi”

Veduta di Ceccano

Sempre meglio non suscitare il “vespaio” di un architetto. Da qui si arriva ai giorni nostri e alla terza “canzonata” di Compagnoni. «Con Dpcm del 6 giugno 2017 veniva pubblicata la graduatoria finale che vedeva la proposta presentata dal Comune di Ceccano classificata al 220° posto. Duecentoventesimo! Posizione che non rende giustizia all’infaticabile sindaco. Perché occorre analizzare con attenzione il punteggio acquisito dall’innovativo progetto».

«In definitiva la “grande” proposta tanto vantata dal sindaco totalizzava soltanto 33 punti. Lontanissima dal punteggio raggiunto dai 46 progetti ammessi a finanziamento. E superato in classifica, almeno per quanto riguarda la provincia di Frosinone, da comuni molto più piccoli ma evidentemente con capacità progettuali maggiori rispetto a Ceccano».

In altre parole: ti sei fatto fregare pure dai paesini.

Eppure, come richiesto nel progetto, «abbiamo rispettato lo spirito. – ha evidenziato Caligiore – Cioè la compartecipazione di tutti i settori, dalla parte socio-assistenziale all’urbanistica. Dalla pubblica istruzione allo sport passando per l’ambiente, il decoro urbano, lo sport e la cultura».

Risultato: 33 punti su 100. Ma, ovviamente, basteranno.

La mano tesa e il no di principio

«A conti fatti – dice Compagnoni, con la calcolatrice in mano – il Governo dovrebbe stanziare circa 271 milioni. Mentre ad oggi si è fermato a 78. La differenza sarà erogata nei prossimi 24 mesi? – si domanda e chiede con sarcasmo –. Io sarò la prima persona a gioire per tale eventuale possibilità. Ma sarebbe stato più semplice discutere o confrontarsi nelle sedi opportune, come chiedevo. Questo per poter entrare direttamente nella prima selezione dei progetti e attivare da subito i finanziamenti previsti dal bando».

Traduzione: io una mano te l’ho tesa, sei tu che non l’hai voluta stringere.

Infine, a proposito della quarta sinfonia, Compagnoni “ringrazia” il sindaco di Ceccano per avergli riconosciuto «un ruolo post-consiliatura». Caligiore gli ha dato effettivamente la possibilità di tornare al centro della scena. Malgrado non sia più consigliere comunale o attivo a livello politico. Condizione che non dà di certo modo di dire la propria pubblicamente. E lui ne ha approfittato appieno. Dandosi la zappa sui piedi.

Non manca, però, una stilettata finale: «Per maggiori approfondimenti, signor Sindaco, anche a vantaggio dei suoi numerosi collaboratori, tante altre questioni sono contenute nelle interrogazioni presentate durante il mio mandato come consigliere comunale di opposizione in quota PSI».

Proprio come lo ha chiamato in causa Caligiore, senza specificare il suo nome, lanciando un guanto di sfida. Guanto raccolto, indossato e riusato contro di lui. Ma in malo modo.