Caligiore: «Ho preso subito le distanze». «Senza Durigon niente revoca a Gizzi»

A Ceccano non si arrestano le polemiche all’indomani della cacciata dell’assessore della Lega. Dopo la fatale «solidarietà alla Russia» il silurato delegato alla cultura resta in silenzio stampa. Dalla sua parte, oltre a vari estimatori, soltanto il Carroccio locale. Sindaco di FdI a debita distanza

Marco Barzelli

Veni, vidi, scripsi

Giura che lui ha preso subito le distanze. Che si è dissociato un minuto dopo avere letto e sentito quelle parole. E che ha atteso ad ufficializzare la sua scelta soltanto per una forma di cortesia istituzionale. Cioè per consentire alla Lega di non rimanerci sotto. Non restare schiacciata dalle dichiarazioni dell’assessore alla Cultura di Ceccano Stefano Gizzi a favore dell’invasione russa in Ucraina. Il sindaco di Ceccano Roberto Caligiore lo ha detto ai microfoni del TG Universo.

Non solo. Assicura che anche tutta l’amministrazione comunale, come l’opposizione consiliare e mezza Ciociaria, sono contrari a quella Zeta troppo elogiata dall’ormai ex assessore. (Leggi qui Gizzi: «Solidarietà alla Russia». Buschini: «Chieda scusa all’Ucraina e poi qui Caligiore e la Lega silurano Gizzi: via l’assessore putiniano).

Roberto Caligiore

Il primo cittadino ha detto che «per cortesia istituzionale ho aspettato che la Lega protocollasse la richiesta di cambio dell’assessore». Come a dire: anche se non fosse arrivata la chiamata di Claudio Durigon, coordinatore regionale della Lega, il decreto di revoca sarebbe stato firmato comunque: con o senza l’exit strategy del Carroccio. «Per noi la decisione era già presa, in considerazione di quanto avvenuto», ha detto.

La Lega Ceccano racconta invece una storia diversa. E dice che il cambio di assessore sarebbe stato programmato proprio per ieri mattina: soltanto il caso avrebbe voluto che fosse all’indomani del Caso Gizzi. Ma parla da sé il fatto che l’assessore sia stato nettamente scaricato dai vertici regionali e provinciali del suo Partito. E che attualmente abbia troncato i rapporti anche con coordinamento comunale e gruppo consiliare.  

Centrosinistra: «Finalmente, forzatamente»

La centrale Piazza 25 Luglio di Ceccano

Nel mentre continuano a scatenarsi le recriminazioni del centrosinistra locale. Sin da subito il Pd, a ruota i cinque consiglieri di opposizione, poi anche il movimento giovanile Progresso Fabraterno.

Tutti i loro esponenti praticamente in coro: «Ci sono voluti sette anni, ma finalmente è stato cacciato». Ed è quella la questione: che finora, malgrado esternazioni alla stregua della «solidarietà alla Russia» mentre bombarda l’Ucraina, il sindaco di FdI aveva sempre chiuso uno se non tutte e due gli occhi.

Non ha mai replicato agli attacchi che gli arrivavano indirettamente tra una richiesta di revoca o dimissioni. Confidando nel fatto che i polveroni pian piano si diradano. Questa volta non è andata così. Il polverone che si è sollevato è stato troppo alto.

Caligiore: «Dalla parte dell’Ucraina»

Il Consiglio comunale di Ceccano

«La posizione del Partito che rappresento, Fratelli d’Italia, come dell’intero Consiglio comunale di Ceccano è stata chiara sin dal primo momento – ha detto Caligiore -. Abbiamo approvato in Consiglio comunale un ordine del giorno per condannare quanto sta facendo la Russia, a sostegno dell’Ucraina. Abbiamo chiesto come tanti altri Partiti italiani di impegnare il 2% del Pil sugli armamenti».

Il Psi aveva presentato un documento politico in Consiglio principalmente a favore di un immediato armistizio tra Russia e Ucraina. Ma sono scattate le aggiunte del sindaco di FdI ed è diventata una carta anche per «l’incremento della spesa per il dispiegamento delle forze militari internazionali».

Agli inizi di marzo, prima della votazione all’unanimità, Caligiore aveva fatto inserire tra l’altro due punti. Il primo: l’ausilio all’accoglienza dei profughi; il secondo: l’aumento della spesa militare. (Leggi qui Consiglio blu notte: strisce e scintille).

Lega: «La revoca non c’entra»

Al centro i consiglieri della Lega Angelo Macciomei e Pasquale Bronzi

Le provocazioni lanciate dall’assessore Stefano Gizzi hanno sempre fatto discutere. Più di una volta sono diventati casi nazionali. E spesso hanno suscitato richieste di dimissioni.

Parte tutto dal 2015, da quando Gizzi è diventato assessore alla Cultura nel Caligiore 1. A seguire un anno di commissariamento prefettizio, il Caligiore 2 e la sua conferma. Alle sue spalle decenni di opposizione consiliare, tra Democrazia Cristiana e Alleanza Nazionale, nell’allora Stalingrado ciociara ormai conquistata dal centrodestra.   

Il suo gruppo consiliare e il coordinamento cittadino della Lega giurano che la revoca dell’assessorato non c’entri con l’esternazione sulla Russia. I consiglieri Pasquale Bronzi e Angelo Macciomei, il portavoce comunale Vincenzo Parisi ne sono certi. Sostengono che la richiesta di avvicendamento in giunta sarebbe scattata a prescindere dallo scoppio dell’ennesimo e fatale Caso Gizzi.

E su questo non ci piove: il Carroccio fabraterno, sin dall’insediamento della seconda amministrazione Caligiore, aveva preannunciato una staffetta. Fissata a un anno e mezzo, al massimo due, la “data di scadenza” dell’assessore Stefano Gizzi. Si sarebbe tirato indietro al completamento dei progetti culturali non realizzati con il Caligiore 1 e riavviati o lanciati con il Caligiore 2.

L’addio anticipato dell’assessore Gizzi

L’ormai ex assessore alla cultura Stefano Gizzi con il leader russo Putin

Il fatto è che tante opere non sono state ancora ultimate. Ad esempio, il restauro del Monumento ai caduti della centrale piazza 25 Luglio. Oppure la prossima ristrutturazione dell’ottocentesco Castel Sindici, nonché lo storico completamento del restauro del medievale Castello dei Conti.

È anche e soprattutto per questo se, a parte la Lega Ceccano, sono tanti anche quelli che non prendono le distanze da Gizzi. Anzi: l’assessore silurato, via social e in forma privata, sta continuando a ricevere attestati di stima e dispiacere per l’accaduto. Al confronto, però, è stata un’ondata anomala quella che ha spazzato via il delegato alla Cultura dal ruolo istituzionale. Secondo le malelingue? È il classico “pretesto” per rimuovere qualcuno anzitempo dal proprio incarico.

Il Pd regionale, provinciale e comunale, in assetto anti Gizzi, ha fatto balzare la notizia ai disonori nazionali. A Ceccano, nel mentre, il sindaco Caligiore veniva bersagliato da e-mail di protesta sulla scia di un’iniziativa spontanea: un appello-passaparola via Whatsapp.

La vittoria politica del centrosinistra

L’assessore Gizzi con il consigliere regionale del Pd Mauro Buschini

Dopo il tridente del Pd – consigliere regionale Mauro Buschini, segretario provinciale Luca Fantini e omologo comunale Giulio Conti – sono saliti sulle barricate gli oppositori consiliari: Emanuela Piroli e Andrea Querqui (Il Coraggio di cambiare), Marco Corsi (Ceccano riparte), Mariangela De Santis (Nuova Vita) ed Emiliano Di Pofi (Psi).

«Si tratta di una vittoria politica a tutti gli effetti ed a tutela di tutta la città di Ceccano che il Partito Democratico ha dimostrato ancora una volta di saper ben difendere a tutti i livelli – ha rivendicato il segretario cittadino Giulio Conti -. Recita un vecchio aforisma che la vittoria ha mille padri, la sconfitta uno solo. Il Pd a questo punto tiene a chiarire che con la rimozione dell’assessore Stefano Gizzi ha vinto la città di Ceccano. Ha vinto il rispetto».

Poi l’attacco frontale al primo cittadino e al leader provinciale di Fratelli d’Italia: «Il sindaco Caligiore ed il senatore Massimo Ruspandini, che sull’argomento non si sono espressi per oltre 24 ore lasciando alla Lega il compito di richiedere ufficialmente la revoca – critica Conti dimostrano con il loro silenzio il reale spessore politico di cui sono fatti».

Conti: «Invitiamo Parenzo a Ceccano»

Il segretario del Pd Ceccano Conti con il suo vice Mario Spinelli

È partita anche un’iniziativa dem: all’incontro con il già sottosegretario all’ambiente Roberto Morassut, che si svolgerà dopodomani, è stato invitato anche David Parenzo. Che nel corso dell’intervista de La Zanzara, scagliandosi contro l’assessore della Lega alla cultura, è arrivato a dire che non metterà più piede a Ceccano. «Dimostreremo che la nostra città è cosa ben diversa da Gizzi, Caligiore, Ruspandini e destra sovranista».   

«Siamo in ritardo, caro Sindaco – lamenta Il Coraggio di cambiare -. È arrivato il momento di metterci la faccia. Avrebbe già dovuto revocare la delega a Gizzi, senza aspettare le pressioni da Roma per farlo». Lapidario Corsi: «Chiusa una bruttissima pagina della politica ceccanese». De Santis ricorda il contesto: «Ragazzi mandati a morire, bambini che hanno smesso di giocare, madri disperate e povera gente che deve fare i conti con la parte peggiore dell’essere umano».

L’ennesima richiesta di dimissioni è stata bruciata dalla revoca. Gizzi ha rimosso il post ma non si è voluto dimettere. Farsi da parte avrebbe significato ammettere una colpa che lui non sente di avere. Caligiore ha fatto sapere invece che «si è pentito e scusato immediatamente con lui e l’intera maggioranza». Le mancate dimissioni pilotate, di contro, sono emblematiche. Le frasi di circostanza le aggirano.

Il silenziato Gizzi, «una persona»

Il sindaco di Ceccano Roberto Caligiore

Altrettanto chiare, prima del silenzio stampa forzato, le giustificazioni offerte da Gizzi anche durante l’intervista de La Zanzara: che avrebbe semplicemente pubblicato il nastro di San Giorgio, su un palazzo e non su un carrarmato, nella Giornata nazionale della vittoria russa nella Seconda guerra mondiale. Ha mostrato solidarietà alla Russia, nell’anniversario della sua Festa della liberazione. Ma mentre Putin sta bombardando il popolo ucraino.  

«Noi andiamo avanti – ha aggiunto Caligioreperché l’amministrazione nonché l’intero Comune non possono essere identificati nelle parole dette da una persona». Una persona: Gizzi, non più assessore alla Cultura di Ceccano da qualche ora, dopo sette anni al netto di quello con il commissariamento prefettizio. Sta tutta lì la vera e propria presa di distanza.

«Ceccano, per quanto riguarda la solidarietà nazionale e internazionale, è al primo posto – ha accentuato il sindaco, approfittando dell’occasione -. Non saranno di certo queste frasi a dover macchiare il nostro operato». In conclusione, implicitamente, una replica al Pd e a tutte le forze cittadine di centrosinistra: «Ci sono coloro che, in maniera poco onesta intellettualmente, la vogliono cavalcare politicamente. Non ci importa, ma non glielo permetteremo. Ceccano non è questo».

Senza girarci troppo intorno, si parla soprattutto del Partito democratico. Caligiore, ovviamente, ha principalmente nel mirino il tridente democrat Buschini-Fantini-Conti.

La Lega Ceccano che verrà

La contestazione contro Matteo Salvini

Gizzi resta in silenzio stampa, come del resto la Lega Ceccano. «Gizzi mi ha chiesto scusa – ha esternato il sindaco di Ceccano – Ha da subito capito la gravità e ciò che non doveva fare. Tuttavia bisogna prendersi le responsabilità delle proprie azioni. E noi, che rappresentiamo le istituzioni, abbiamo il doppio dovere. La democrazia ci insegna che l’atto della Russia è da condannare a trecentosessanta gradi e ulteriori spiegazioni sono inutili».

Finale con suspance. La proposta iniziale della Lega era far diventare assessore Macciomei, mantenendo la propria delega ai lavori pubblici, e far entrare così in Consiglio il primo dei non eletti Alessio Patriarca: coordinatore della Lega Giovani Ceccano e fedelissimo di Gizzi. Resta l’unica in ballo. Caligiore, però, a domanda risponde: «La Lega mi ha fatto dei nomi, ma ci prenderemo qualche giorno per ragionare su quello che è meglio per l’amministrazione comunale, per la Lega e per il centrodestra. Non c’è fretta».

Scioglierà la riserva quando vuole. Ormai si ridiscute tutto daccapo. Ma, salvo colpi di scena, entrerà in Giunta il supervotato Angelo Macciomei (436 preferenze) con l’attuale delega ai lavori pubblici. Il suo scranno andrà al giovane leghista Patriarca, che con i suoi 25 anni diventerà il più giovane consigliere comunale di Ceccano. Nel Caligiore 2 lo era stato sinora il consigliere di FdI Daniele Massa, 27enne delegato alle politiche giovanili, nonché presidente provinciale di Gioventù nazionale. E promotore del Consiglio comunale dei giovani. In Giunta, invece, la linea verde è incarnata dall’assessora in quota FdI Ginevra Bianchini (Caligiore sindaco), quasi 30 anni. (Leggi qui Una “Massa” di giovani che contano. Giovani di destra).

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