La rivincita di Roberto Caligiore

Roberto Caligiore porta a casa la nuova maggioranza. E soprattutto la certezza che l'opposizione non lo butterà giù. Nemmeno si è presentata al Consiglio di questa sera. Un nuova assetto per tirare a campare. Ma - come diceva Andreotti - è sempre meglio che tirare le cuoia

Comincia con una clamorosa retromarcia l’ennesimo giro di valzer della maggioranza Caligiore.

Il sindaco di Ceccano, nel consiglio comunale di questa sera metteva sul banco di prova i nuovi assetti della sua maggioranza. Per vedere se fosse in grado di resistere allo stress dell’aula, capace di incassare i voti con cui andare avanti, efficace al punto di considerare superate le tensioni dei giorni scorsi. Nate tutte dall’avvicendamento del senatore Massimo Ruspandini, uscito da Palazzo Antonelli di Ceccano per andare a Palazzo Madama di Roma. Liberando così aspirazioni ed aspettative rimaste sopite per due anni.

La prima soluzione individuata (leggi qui Il vicesindaco è Sodani (e l’avevamo detto): ma non sapete dei pugni…) ha rischiato di affondare la barca guidata da Roberto Caligiore (leggi qui Salta il Consiglio, la maggioranza non ha i numeri e qui Ceccano: è crisi al buio ma con la candela a portata di mano). Sono stati necessari giorni di trattative (leggi qui Crisi a Ceccano, a salvare la giunta Caligiore sarà il ‘soccorso azzurro’?) per arrivare ad un’ipotesi di riassetto. (leggi qui Opposizione che abbaia non morde: Caligiore ringrazia e risolve la crisi).

 

Indietro tutta

Nei gironi scorsi, proprio per raggiungere quel riassetto, il sindaco di Ceccano è andato più volte a casa di Roberto Savy, raffinata mente politica del gruppo dei dissidenti che lo hanno messo sotto scacco appena Ruspandini è uscito di scena.

Dopo un po’ (ma nemmeno troppo) i due Roberto, Caligiore e Savy, hanno trovato la quadra.

In pratica: Caligiore accetta le condizioni dei dissidenti: revoca del vicesindaco nominato appena il 17 ottobre, nomina a vice sindaco per Fiorella Tiberia nonostante l’avesse messa alla porta una decina di giorni fa, delega ai Lavori Pubblici a Colombo Liburdi.

In cambio ottiene che loro si rimangino tutto quello che avevano pensato, detto e dettato alla stampa. Un errore, un malinteso, un equivoco…

È repertorio del teatro classico della politica.

Brucia Patto Civico

Marco Mizzoni legge una lettera dell’assessore Mario Sodani, vice sindaco più breve della storia della città.

Ci si appella al senso delle istituzioni, al bene della città, alla tutela dei cittadini dal commissariamento. La verità è che quella sostituzione nel giro di pochi giorni è un macigno troppo pesante da mandare giù.

Mizzoni alza i toni, dice che per lui resta Sodani il vice sindaco. Peccato che bruci, e bruci molto… lo si legge dalle bacheche Facebook degli aderenti a Patto Civico.

Fiorella Tiberia, è un muro di gomma. Le scivola tutto addosso. Ha accettato di tornare, esponendosi (lei, Savy e Liburdi) ad una posizione politica un po’ difficile da spiegare…  Figuriamoci se le interessano le invettive di Marco Mizzoni.

 

Senza opposizione

Il sindaco ora può contare su 9 voti e si procede all’approvazione di tutti i punti all’Ordine del Giorno. Roberto Caligiore osserva preoccupato la porta: ma nessuno arriva.

Nessuno dell’opposizione di Centrosinistra. Già impegnati a stendere il comunicato da inviare alla stampa: pallottole confezionate con polveri bagnate. Nei giorni scorsi avevano avuto la possibilità di buttare giù il sindaco e non lo hanno fatto.

Nessuno si presenta per accomodarsi tra i banchi dell’opposizione e salvare almeno l’onore. Per dire che Caligiore se l’è vista brutta e che è rimasto in sella solo perché loro non hanno voluto disarcionarlo.

Non si presenta nemmeno l’ex sindaco socialista Manuela Maliziola che cadde sotto i colpi di una sfiducia firmata anche dall’allora consigliere d’opposizione Caligiore, insieme a Riccardo Del Brocco e Camillo Ciotoli.

Nemmeno si vede Filippo Misserville, che avrebbe potuto frustare questa nuova maggioranza.

 

Angelo & Mauro

Soprattutto non si presentano Angelo Aversa e Mauro Roma. Per tutta la mattinata erano stati al centro delle indiscrezioni. Secondo le quali erano in procinto di aderire al Patto Civico  con Marco Mizzoni dando vita così al gruppo più numeroso nella maggioranza Caligiore. Rimettendo in discussione tutti gli accordi già raggiunti, con la prospettiva di un altra puntata, con un eventuale azzeramento di assessori e deleghe per evitare una nuova crisi totale.

Mauro Roma prometteva fuoco e fiamme per la seduta di oggi: su Facebook incitava i cittadini a partecipare perché “ci sarà da divertirsi”. Invece ha proseguito sulla strada imboccata due anni fa: nulla oltre le minacce politica.

Alla fine se ne fa nulla. Perché è chiaro che Caligiore non azzererà tutto un’altra volta: non è un politico di carriera ma nemmeno uno sprovveduto salito per caso a Palazzo Antonelli.

La verità è che il sindaco ormai li ha sgamati. Ed ha capito che non lo sfiduceranno mai perché altrimenti dovrebbero andare a casa pure loro.

Roberto tira a campare

La crisi è risolta. Il sindaco non finirà alla storia di Ceccano come il più fine stratega passato a Palazzo Antonelli: il doppio rimpasto in poche settimane non gli fa fare una figura da statista. Ma è innegabile che sia ancora a galla, in navigazione.

Altrettanto non si potrà negare che è riuscito ad evitare di tirare a bordo personaggi che alle scorse elezioni sono stati suoi nemici giurati. Meglio mandare giù il boccone amaro Fiorella Tiberia che dover bere l’olio di ricino rappresentato da Riccardo Del Brocco. Vuoi mettere, la soddisfazione di lasciarlo ancora una volta a piedi?

In maniera molto andreottiana: perché in politica “è meglio tirare a campare che tirare le cuoia

Il rischio ora è che per il prossimo anno e mezzo Roberto Caligiore possa essere esposto a continui ricatti politici. Perché se oggi è Liburdi, domani potrebbe essere Macciomei, dopodomani nessuno potrà impedire ad Aceto di fare rivendicazioni.

Ma Roberto Caligiore ha capito che non sarà così. E che con questa opposizione amministrerà almeno cent’anni. Giù il sipario.

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